CONSIDERAZIONI

A cura di Emy

L'opera seconda di Hinako Ashihara, nota in Italia per essere autrice de "La clessidra", non brilla né dal punto di vista grafico né narrativo.
La grafica infatti risulta alquanto approssimativa, in particolar modo quando l'autrice deve raffigurare i passi e le figure di danza classica; duole constatare come, pur trattando balletti famosi come "Giselle", non emerge nel manga una documentazione adeguata.
Gli sfondi (per lo più assenti o "vuoti"), gli ambienti, le stesse anatomie dei personaggi risultano appena accennati: solamente i volti sono sufficientemente espressivi.
La narrazione procede senza infamia e senza lode: qualche concessione ai cliché (la protagonista che si innamora lentamente ma inesorabilmente del bel tenebroso che tanto tenebroso non é; l'amica che si scopre rivale e poi nuovamente amica), ma soprattutto qualche situazione risolta in modo un po' troppo sbrigativo... la stessa storia d'amore tra i due protagonisti appare infine forzata -soprattutto i sentimenti di Akira nel finale non sembrano sufficientemente motivati.
Dove il manga risulta riuscito è nella caratterizzazione dei personaggi e nelle loro psicologie, che emergono mano a mano nel corso della narrazione: Aya è molto credibile, nel suo chiudersi alla danza e poi nel suo aprirsi mediante Akira, mentre Akira è a sua volta probabilmente il personaggio meglio reso... è rude e talvolta spietato, ma soprattutto determinato. Un personaggio che si tende verso un sogno, come una freccia verso l'obiettivo... e in questo obiettivo non trova spazio alcuno l'amore.
I personaggi di contorno sono solo abbozzati e poco approfonditi, perciò Okada, Hoshino, Nachan sono caratterizzati solo in funzione dei protagonisti, attorno ai quali ruota tutta la narrazione. Unica eccezione: Diana Roberts, il cui ruolo da antagonista si ritaglia un cospicuo spazio a partire dal secondo volume. Diana è forse il personaggio meglio riuscito dopo Akira: è forte ma nello stesso tempo incredibilmente fragile, l'incidente che le occorre è sufficiente per mandarla in pezzi. Anche lei purtroppo però, nel finale, soffre di incoerenza quanto il personaggio di Akira: a differenza di quest'ultimo, tra i suoi obiettivi era contemplato anche l'amore, perciò non si comprende come rinunci a esso così facilmente. Forse la storia abbisognava di una rapida conclusione?
Tirando le fila: se "Tenshi no kiss" è una prova non disprezzabile di un'autrice agli esordi, d'altro canto non è sufficientemente valida da poterne auspicare la pubblicazione in Italia, né tantomeno da consigliarne la lettura a qualcuno che non sia un fan dell'autrice.

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