Considerazioni

A cura di Demelza

E’ possibile infrangere le regole che governano il mondo per dare un’impronta personale alla nostra vita ed essere artefici del nostro destino? E’ questa la domanda che Kaoru Fujiwara intesse abilmente tra le pagine di “Omae ga sekai o Kawashitai Nara”, opera drammatica in tre volumi.
La Fujiwara ripropone l’eterno conflitto tra determinismo e libertà. Il mondo come noi lo conosciamo, tutto quanto avviene attorno a noi, comprense le azioni umane, è determinato da una serie di reazioni causa-effetto oppure l’uomo, attraverso il libero arbitrio, è padrone di trasformare il corso degli eventi?
Cardine di quest’indagine filosofica sono due personaggi il cui incontro, apparentemente casuale, scatena una successione di eventi destinata a ripetersi all’infinito nel passato e nel futuro. Che costoro siano poi un vampiro (un tempo umano) e una ragazza trasformata, suo malgrado, in vampiro, mette in luce il secondo tema portante di quest’opera: l’indagine della natura umana attraverso il punto di vista di due persone che si ritrovano a vivere al di fuori dell’umanità.
La Fujiwara è in grado di far emergere in questo modo l’individuo, con i suoi eterni conflitti, le sue emozioni, i valori morali; tutto quello spettro di passioni e azioni quotidiane talmente presenti alla nostra vista da essere diventate ormai scontate e impercettibili.
I sentimenti più antichi dell’essere umano, come l’amore, l’odio, l’affetto, l’amicizia, la paura, vengono indagati sotto molteplici punti di vista, mettendone in evidenza le diverse sfumature e contraddittorietà.
L’amore, come presentato dalla Fujiwara in questo manga, è un sentimento triste, anche quando sembra essere amore autentico e felice, come quello di Maria e Louis. Esso nasce sempre, nel profondo, da un’assenza, dalla ricerca di qualcosa che non c’è nel presente, dall’inseguimento di ricordi del passato, dalla paura della solitudine.
Ecco che Kanna si innamora disperatamente di un uomo che nella realtà non esiste, una persona che però sente di aver atteso per tanto tempo; ecco che Ren si ritrova prigioniero di un fantasma a cui è legato in modo così stretto da non riuscire ad amare la donna che ha davanti nel presente; e persino Cecile, nella sua glaciale impassibilità da bambola di pezza, è in realtà mossa dalla necessità di sopravvivere per incontrare l’uomo che lenirà finalmente il suo dolore.
La Fujiwara non ci risparmia situazioni estreme per mostrarci come l’impossibilità di dimenticare, l’istinto di sopravvivenza e l’amore possano legarsi in modo così perverso da condurre quasi alla pazzia. Omicidi, schizofrenia, pedofilia: non c’è niente che gli esseri umani non siano disposti a fare, e lasciarsi fare, pur di raggiungere il loro scopo.
Perché quando l’amore sfugge, quando non si riesce a ghermire, si trasforma inevitabilmente in odio e rancore, finché la solitudine non prende di nuovo il sopravvento e l’essere umano non torna a cercare ossessivamente intorno a sé qualcuno che possa colmare il vuoto che si porta dentro.
Cosa distingue veramente un vampiro da un essere umano? Niente, secondo il punto di vista presentatoci dalla Fujiwara, se non la necessità di bere sangue per sopravvivere e la possibilità di vivere una vita lunghissima… condanna eterna o eterno amore?
Ren e Kanna sono due persone che si inseguono senza raggiungersi mai, chiusi nella loro solitudine e nell’infinito bisogno di conquistare finalmente l’amore dell’altro, in lotta con se stessi e con il mondo. Relegati in una prigione fatta di incomunicabilità e del peso del loro passato, è come se vivessero su due piani paralleli, talmente vicini da percepirsi ma troppo lontani per toccarsi.
A loro si contrappongono in maniera dialettica Maria e Louis, capaci di trovare un loro equilibrio in questo mondo. I due innamorati scelgono la via della condivisione e della reciproca accettazione, scelgono il compromesso di un amore normale per poter dividere il peso della solitudine. Proprio questo loro vivere all’interno delle regole del mondo senza cercare di infrangerle li porta a essere semplici spettatori delle vicende di Ren e Kanna, in un’antitesi di dentro e fuori, lotta e accettazione.
Gli altri due personaggi centrali del manga sono l’ispettore Yamashita, che vive come ogni essere umano con il suo personale bagaglio di pregi e difetti, rimorsi e meschinità (perché ognuno di noi è bravissimo a rimuovere gli scrupoli nei recessi della coscienza per poter almeno avere l’illusione di vivere liberamente la nostra vita), e il vampiro omicida che mette in moto la vicenda, che sceglie la via dell'oblio e dimentica un passato fatto di dolore e di abusi, trasformandosi da vittima in carnefice.
Per presentarci questa complessa analisi psicologica, la Fujiwara sceglie una narrazione che ricorda molto da vicino quella del flusso di coscienza: il dispiegarsi degli avvenimenti è affidato in modo predominante al monologo interiore dei personaggi, le immagini accompagnano i pensieri nel passaggio tra conscio ed inconscio, mantenendo il punto di vista soggettivo dei personaggi e sfumando spesso verso il piano onirico e metaforico, con un sottile gioco di sovrapposizioni dimensionali, di incroci e strade, chiaroscuri, antitesi tra spazi aperti e luoghi angusti.
Lo scorrere tra ricordi e pensieri, tra passato e presente, avviene con una serie di flashback, prima a sprazzi quasi decontestualizzati, poi pian piano sempre più ampi e chiari, finché la vicenda non emerge in tutta la sua ineluttabile complessità.
L’inconscio, il sogno, assumono grande importanza all’interno della storia, mezzi fondamentali di presa di coscienza di paure e desideri inesprimibili, ma anche possibilità di cogliere le fondamenta della realtà, come accade nel sogno ricorrente del bambino che gioca con la palla, il cui vero significato è svelato solo nell’ultimo capitolo del manga.
L’atmosfera eterea e rarefatta è sottolineata dal tratto della Fujiwara, ancora acerbo per alcuni versi (soprattutto se messo a confronto con le delicate illustrazioni a colori), ma molto suggestivo, che contribuisce a creare un clima vagamente gotico. I suoi personaggi sono di una bellezza androgina, gelida e sensuale, ispirata a canoni estetici di tipo occidentale. Una delle sue principali muse ispiratrici è la top model Kate Moss, che con i suoi lineamenti così particolari (zigomi alti, labbra piene, mento piccolo ed affilato), la sua figura esile ed elegante ma al contempo seducente, è diventata il modello per le sue protagoniste femminili.
Si percepisce, soprattutto nelle illustrazioni di apertura capitolo, un amore particolare dell’autrice per il glamour, inteso nella sua generale accezione di fascino, le fotografie di moda, di cui cerca di ricreare l’effetto di raffinato erotismo, e il fetish, che in “Omae” è appena accennato ma su cui la Fujiwara ha realizzato altri lavori.
Tirando le somme, “Omae ga sekai o Kawashitai Nara” non è un manga che, per la sua complessità e le tematiche affrontate, consiglierei a tutti, ma che credo possa interessare i lettori più smaliziati, che apprezzano una narrazione che fa dell’indagine dell’animo umano e della ricerca grafico-estetica il suo punto di forza, e che non si lascino spiazzare da un finale diverso dai soliti canoni.


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