CONSIDERAZIONI

A cura di Il*Barone

Violetta (clicca per ingrandire!)Un vero gioiello da non perdere. Non trovo altre parole per definire questo ennesimo capolavoro del grande Maestro Tezuka.
Forse sconosciuto ai più, Les enfants de Saphir è il seguito della ben più nota "Principessa Zaffiro" nell’edizione del 1953. Inedito nel nostro Paese, è stato invece pubblicato in Francia dalla Soleil Manga, la stessa che ha dato alle stampe la serie “madre”, in una bella edizione non ribaltata, con sovraccoperta morbida e, alla fine della storia, una postfazione dell’Autore. Un solo volumetto per una storia appassionante, piena di colpi di scena, tra la fiaba e l’avventura di cappa e spada, tra nobili e gitani, folletti e streghe, principi, combattimenti e scambi di persona. Il tutto magistralmente orchestrato dal nostro Sommo Tezuka, con il suo inconfondibile stile, preciso e curato. La storia ha un’impostazione teatrale, quasi da operetta, con il prologo cantato su una scalinata, i tendaggi come fossero un sipario da dove far entrare i personaggi e persino una botola che serve a portare in scena qualcuno quando meno te lo aspetti.
Il manga diventa una messa in scena, un vero e proprio “gioco” dove l’Autore si diverte con i personaggi/attori, strizzando l’occhio al lettore come per dirgli: guarda adesso che succede. L’altro aspetto dominante, che ritroviamo in tutti i manga dell’Autore destinati ai più piccoli, è quello della fiaba. Tezuka amava molto lo stile di Walt Disney e a lui si rifà utilizzando un tratto simile alle Silly Symphonies, con disegni tondeggianti e personaggi simili a morbide gomme. Non solo: è palese l’omaggio alle fiabe disneyane nella realizzazione degli scenari come la foresta che ricorda quella di Biancaneve o gli animaletti del bosco, dal cerbiatto ai coniglietti identici a quelli di Bambi, fino a mostrare persino due dei Sette Nani vicino a un albero.
Il personaggio di Violetta, con le sue peripezie e i continui cambi d’abito maschili e femminili, che fanno di lei quasi un’eroina del Takarazuka, è il vero fulcro dell’intera vicenda. In lei ritroviamo lo spirito battagliero ma anche la malinconia della madre quando era costretta a mascherare la sua femminilità. Ora che è diventata regina, Zaffiro ha riposto la spada per assumere completamente il ruolo che sognava: quello di donna, moglie e madre affettuosa e lo stesso accadrà alla protagonista di questa storia quando avrà portato a termine il suo compito.
Due curiosità. Il Principe Bianco e quello Nero, assenti nel manga de La Principessa Zaffiro, sono invece protagonisti di un episodio della serie animata del 1967. Anche il gruppo dei gitani con la maga che legge il futuro compariranno in un altro episodio, anche se in un contesto completamente differente.
Un piccolo capolavoro davvero imperdibile e più che consigliato. Per chi vuole immergersi in una bella fiaba o in un romanzo di avventure, per scoprire che i manga realizzati cinquanta anni fa hanno a volte più potenzialità di quelli moderni, perché il nome del Sommo Tezuka è sempre sinonimo di un lavoro di successo, dalla struttura robusta e lineare che coinvolge dalla prima all’ultima pagina.

Scrivi a Il*Barone!