 Eimi
Yamashita si è appena trasferita nel nuovo dormitorio della scuola, un luogo
un po' fatiscente e per niente moderno (rispetto al dormitorio maschile) e
popolato dalle ragazze più strane.
C'è per esempio Misao Kurakawa, la compagna di stanza, che è affascinata dal
corpo femminile e tiene appesi in camera poster di ballerine o di famose
pubblicità. Oppure c'è Suzu Katsuragi, dal look un po' mascolina
nell'aspetto e considerata da tutti una sorta di "ladies woman" (termine che
si utilizza di norma per gli uomini che hanno grande successo con le donne)
e tuttavia è una grande adoratrice di cose carine (quasi fosse un Otomoman).
Eimi viene mandata, il primo giorno di permanenza, nel dormitorio
maschile a rubare le placche con i nomi di alcuni dei residenti del suddetto
dormitorio, per superare una sorta di test di iniziazione.
Purtroppo la ragazza viene subito scoperta e riesce a nascondersi nella
stanza di Wanibuchi (successivamente ribattezzato dalla ragazza Wanichin)...
la bestia del titolo. Wanibuchi è infatti, seppure molto amato dagli altri
ragazzi, considerato un po' selvaggio, esotico, misterioso e alquanto
pericoloso, almeno nell'aspetto. Chi non lo conosce bene lo teme
considerevolmente, ma Eimi lo prende subito in simpatia al punto di
appioppargli il suddetto soprannome: Wanichin. Eimi fa amicizia anche col
compagno di stanza di Wanichin, Inui, un ragazzo assai serio e posato (amato
da Suzu e forse in maniera corrisposta).
Ben presto viene fuori che Eimi, a sua volta, possiede una natura assai
bizzarra, colleziona le cose più strambe, si lascia abbindolare dai saldi,
appioppa a tutti soprannomi strani (Shimonuki, il ragazzo che si innamorerà
di lei verrà immediatamente ribattezzato Simone) e si rivela imprevedibile
quanto innocente quasi come un animale selvatico.
La storia si dipana raccontando la quotidianità di questi ragazzi e svelando
al lettore, man mano che procede, il loro passato, i loro dubbi, le loro
incertezze, i progetti per l'avvenire. La loro natura interiore viene man
mano resa palese e quindi si trasforma in uno slice of life che mantiene
come fulcro la stranezza di Eimi e il suo strano attaccamento, quasi
un'affinità elettiva, con l'altrettanto strampalato Wanibuchi.
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All'inizio
si può pensare di trovarsi davanti la classica storia d'amore tra la ragazza
innocente e solare e il bel tenebroso. Ma guardando "Bijo ga Yajuu" con
questi occhi si corre il rischio di restare estremamente delusi, perchè
questo è un manga che non parla tanto di amore (nonostante le relazioni
siano presenti) quanto di amicizia e perdono.
Durante la prima parte della storia assistiamo alla presentazione dei
personaggi. I protagonisti sono Eimi, una sorta di animaletto da compagnia,
innocente, atletica, amante del cibo, ma allo stesso tempo pura e forte; e
Wanibuchi, raffigurato spesso come una pantera nera, un ragazzo che tiene a
distanza gli altri con il suo atteggiamento scontroso, ma in realtà si
preoccupa profondamente della felicità di coloro a cui vuole bene e di chi è
in difficoltà.
Come in tutti i manga della Matsumoto, i personaggi secondari hanno una
grande importanza, soprattutto nella descrizione della vita di tutti i
giorni, e viene concesso loro spazio per esprimersi, raccontarci la loro
vita e aiutarci a vedere il mondo con i loro occhi. Se molti di loro
sembreranno un po' pazzi ma divertenti, non mancheranno i personaggi
"normali" come Shimonuki (Simone), un ragazzo intelligente, gentile e dolce
che proprio per la sua normalità accentua il gioco basato sull'accoppiata
vincente tra l'esuberanza di Eimi e il carattere ruvido di Wanichin.
Nei primi due volumi la vita scorre tranquilla tanto da far pensare a un
comune shoujo scolastico, con una notevole vena comica e incentrato più
sullo sviluppo dei personaggi e la quotidianità nel dormitorio che lo studio
e le lezioni. Nonostante cìò si scoprono già adesso alcuni risvolti sulla
famiglia di Wanichin che ci fanno comprendere meglio le sue motivazioni e
il perchè abbia quel carattere così chiuso e solitario.
Solo più avanti, con il terzo volume, la storia inizia a entrare, quasi in
sordina, nel vivo.
Si capisce che Eimi, che per quasi tutta la storia è trattata da Wanichin
come una sorta di sorellina minore, svolge in realtà un ruolo di catarsi,
permettendogli di entrare in contatto con quella parte di sè che da troppo
tempo tiene nascosta in un angolo buio, dandogli spazio per esprimersi con
spontaneità, e soprattutto aiutandolo a perdonarsi per gli errori del
passato e a perdonare le persone che lo hanno ferito così tanto. Solo così
potrà realizzare il suo sogno di diventare finalmente un adulto felice.
Lentamente, i sentimenti dei personaggi iniziano a germogliare, soprattutto
man mano che Wanichin si sente libero dal peso del suo passato, ma questo
non significa che la scintilla dell'amore scocchi all'improvviso e si giunga
allegramente di punto in bianco all'happy end.
L'impressione generale è che Wanibuchi ed Eimi siano le persone giuste l'una
per l'altra, ma che i tempi per loro di essere qualcosa più che amici non
siano ancora maturi.
Per questo motivo continuano a sostenersi a vicenda e vivono pienamente,
come è giusto che sia, la loro vita sentimentale con delle belle persone, a
cui sono vicini per diversi motivi e che danno loro tanto in termini di
crescita personale e conoscenza di se stessi. Se Wanibuchi si divertirà a
stuzzicare con ironia Shimonuki (causandogli temo un'ulcera ante-tempo),
Eimi imparerà ad ammirare Keito per la sua femminilità e la sua
riservatezza.
Entrambi i protagonisti hanno un lungo percorso di maturazione davanti a sé.
Eimi deve perdere un po' della sua innocenza e riuscire a guardare un
ragazzo come qualcuno a cui voler bene in un modo nuovo e speciale, non solo
come un semplice amico. Deve soprattutto considerare finalmente Wanichin
come un ragazzo reale e non come una sorta di fratello maggiore o principe
delle favole.
Wanibuchi, dal canto suo, deve superare il complesso da "salvatore del
genere femminile", chiamiamolo così, che lo porta a essere istintivamente
protettivo con le donne fragili e sole e accettare di vivere un rapporto
alla pari, in cui ricevere conforto e non solo darne.
Solo il tempo - e l'ultimo volume - potrà dirci se la strada intrapresa li
porterà infine a incontrarsi oppure no.
Dal punto di vista stilistico, in "Bijo ga Yajuu" notiamo che il tratto della
Matsumoto, sempre curato, è diventato molto più pulito e preciso rispetto a
KISS, guadagnandoci ulteriormente in eleganza e piacevolezza. Purtroppo
dall'altra parte della medaglia, può anche rischiare di dare a qualcuno, per
certi versi, una sensazione forse di troppo perfetto, e quindi di distacco e
freddezza.
La costruzione delle tavole ha un intento diverso rispetto a quello di
KISS
(studiato espressamente dal punto di vista del design) ma permane il senso
di aerosità, padronanza dello spazio ed essenzialità.
Alcuni personaggi, in particolare secondari, forse tendono ad assomigliarsi
troppo, e questo è un qualcosa su cui la mangaka potrebbe lavorare
ulteriormente, ma una volta che ci si fa l'occhio si riesce a individuarne
i tratti distintivi.
Nelle sue opere più recenti la Matsumoto sembra non riuscire, purtroppo, a
bissare il successo di KISS e Bijo ga Yajuu, ma rimane ancora un mistero
come questa autrice, dotata di un'accuratezza stilistica notevole, che
unisce poesia a una comicità leggera e spensierata e riesce a parlare con
tanta delicatezza e naturalezza di temi come la famiglia, l'amore e
l'amicizia, sia ancora inedita qui da noi.
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