 Shiori
è appassionata di arti figurative. Introversa e riservata, si confida solo
con l'amico Toda, studente all'università.
Durante una visita al museo di arte contemporanea, la ragazza incontra il
bellissimo e ambiguo Seiji Kageyama, collega di Toda.
La protagonista scopre in seguito che il fidanzato di Kageyama è stato
barbaramente assassinato qualche mese prima e Toda rivela a Shiori che,
dalla morte del ragazzo, Kageyama non è più lo stesso.
Un giorno, passeggiando lungo il fiume, Shiori viene aggredita e violentata.
Sarà Kageyama a soccorrerla e, qualche settimana più tardi, a vendicarla,
stuprandone a sua volta l'aggressore.
Seiji e Shiori si trovano così, uniti da un'insolita amicizia, fatta di
segreti dolorosi, di recriminazioni taciute e di un'inconfessabile
attrazione reciproca.
Nel frattempo, Toda dichiara il suo amore alla ragazza che, malgrado lo
shock dell'aggressione, accetta le sue avances.
Ma l'enigma della morte del compagno di Kageyama continua ad arricchirsi di
nuovi elementi, nonostante quest'ultimo cerchi di nascondere il proprio
passato.
Shiori riuscirà a mettere insieme i tasselli dell'intrigo grazie al prezioso
sostegno di Nakano, pittore professionista per cui Seiji ha posato come
modello, il quale fornirà alla ragazza indizi importanti e la incoraggerà a
ritrovare la voglia di vivere e di amare.
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Au
temps de l'amour (Ai no Jikan) è il manga delle contraddizioni.
A cominciare dalla copertina. Nella versione giapponese l'immagine sulla
sopraccoperta (ritratto in piedi di Shiori, la protagonista) è divisa in due
in senso orizzontale: le tinte pastello della figura si interrompono
bruscamente, quasi a tre quarti della pagina, per lasciare spazio a un
bianco assoluto.
Nella versione francese, invece, la casa editrice Asuka ha scelto
un'illustrazione a pagina intera, in cui l'apparente dolcezza del soggetto,
Shiori che stavolta accarezza la gabbia di un canarino in un giardino
autunnale, è intrisa di una tristezza ipnotica (in tutti e due i casi, si
tratta di un lavoro di ricolorazione di Milky Isobe sui disegni della
Yamaji).
Quando Au temps de l'amour è uscito in Francia, confesso di aver
avuto un attimo di esitazione prima di comprarlo. Vedendo quell'immagine
così "romantica" ho creduto che la Yamaji si fosse svenduta al genere kitsch
dello shoujo di quinta categoria. Non mi andava neppure di sfogliarlo. Ho
aspettato.
Poi, dopo un paio di settimane, guardando per l'ennesima volta la vetrina
delle autrici "d'avanguardia" del mio negozio preferito, ho notato che il
sole del pomeriggio si rifletteva sulle foglie autunnali della copertina.
Incuriosito, ho finalmente deciso di dargli un'occhiata e di acquistarlo.
Mi sono trovato tra le mani un'edizione di ottima qualità: disegno di
copertina dai colori nitidi e dai dettagli verniciati (ecco perché
brillavano, quelle foglioline...) stampa impeccabile su carta sottile, ma
non trasparente, e adattamento grafico curatissimo. Il tutto in un
apprezzabile formato 12,5x18 di quasi 340 pagine.
Ecco, palese, la prima contraddizione di cui sopra: l'ingenuità della
copertina era solo apparente. I dettagli: la precisione dei dettagli non
aveva niente di ingenuo. Anzi, l'immagine è inquietante e struggente.
Sfogliando, fin dalla prima pagina, ho notato che il tratto della mangaka è
cambiato. Le linee corpose dei disegni di Love My Life, Indigo
Blue e Free Soul si sono affinate, alleggerite, e tuttavia
-seconda contraddizione- sembrano più sicure nella loro espressività
sintetica.
L'organizzazione degli spazi narrativi, già magistrale in quest'autrice, si
perfeziona ulteriormente: "sobrietà" è la parola d'ordine. Tutto è
funzionale al racconto. Nessuna concessione a inutili fronzoli grafici
autocompiaciuti. Ma, paradossalmente (altra contraddizione...), la ricerca
di questa purezza dispositiva porta all'estetismo perfetto. Tutto è bello,
bellissimo e freddo, come una statua marmorea neoclassica.
Tavola dopo tavola, la Yamaji polverizza i contorni diurni degli sfondi
naturali -dell'acqua del fiume, delle piante sulle rive...- e radicalizza i
neri delle scene notturne.
Contraddizione anche questa: nella storia la luce è complice silenziosa
della violenza e del dolore fisici. Dello stupro, della vendetta, delle
sevizie, degli omicidi. Tutto è alla luce del giorno, crudele e inesorabile.
La notte, invece, diventa il momento del riposo e del rimorso, della
solitudine e del dubbio.
Poi? Il corpo di Shiori è magro e androgino, il suo migliore amico è il suo
peggior amante, l'ambiguo Kageyama è una vittima e un carnefice, il pittore
fissa per l'eternità una felicità passata ormai irrecuperabile...
Contraddizioni, in ogni pagina.
E sorpresa.
Non potrei definire altrimenti l'atmosfera che si dipana da Au temps de
l'amour: sorpresa nel vedere il tema della crisi dell'identità sessuale
e psicologica, vero e proprio leitmotiv di tante autrici giapponesi
dell'ultima generazione, trattato in modo insolito e calato in un racconto
dai risvolti polizieschi.
Questa è pure la contraddizione più forte e, probabilmente, la più difficile
da mandar giù a livello narrativo. Qui, il contrasto tra il dramma
psicologico e l'intrigo criminale stona.
Eppure, io azzarderei un'ipotesi: quella stonatura è la conseguenza diretta
di una strategia deliberata della magaka per spingerci al limite del
disagio.
Arrivati alle ultime pagine di Au temps de l'amour, quel contrasto
non è più nel manga, nella realtà del racconto, ma è ormai passato nella
mente di chi lo sta leggendo, per aprire la via a una vera e propria
riflessione.
Con questo suo ultimo lavoro, la Yamaji, firma un josei memorabile e nuovo.
Sicuramente uno dei migliori degli ultimi anni, e si riconferma come autrice
di rilievo nel panorama del fumetto d'avanguardia giapponese.
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