CONSIDERAZIONI
A cura di andrè79
“Qual è la
reale natura dei sentimenti umani? Benevola o maligna? Ci si può innamorare di
un demone?
Bride of Deimos nasce dalla fervida fantasia di Etsuko Ikeda, autrice tra
l’altro di “Ayako”, piccolo gioiello shoujo-horror disegnato da Riyoko Ikeda, e
dalla matita di Yuuho Ashibe, che in patria, con quest’opera, raggiunge la
gloria.
Pubblicato a partire dal 1975 dalla casa editrice Akita Shoten, Bride of Deimos
si presenta come un titolo per certi versi anomalo, soprattutto per chi
considera, purtroppo ancora oggi, lo shoujo manga solo come un genere sdolcinato
e adolescenziale.
In Bride, infatti, poco spazio è concesso al romanticismo e l’atmosfera che
avvolge il fumetto è sin dalle prime tavole cupa e inquietante.
La narrazione procede attraverso episodi che deformano la quotidianità di Minako
e che Deimos utilizza per dimostrarle quanto il genere umano sia cattivo e
indegno, e quanto malati e perversi possano essere i sentimenti che essi
provano.
Minako cerca di resistere in ogni modo, cerca di proteggere la propria umanità e
di preservare i propri valori, per questo i tiri mancini che Deimos le infligge
divengono sempre più sottili e per certi versi crudeli. Il suo scopo è quello di
minare le sue certezze, di frustrare la sua fiducia, la sua naturale propensione
al bene, in modo tale che ella perda ogni speranza di poter condurre una vita
felice e finisca per seguirlo negli inferi per cedere il suo corpo all’adorata
Venus.
In questo macabro gioco, però, nulla è come sembra… se gli uomini mostrano
sempre un duplice volto, se dietro la luce si nasconde sempre l’ombra, se anche
l’amore più puro sfocia spesse volte in follia, se la stessa Minako prova
repulsione e allo stesso tempo attrazione nei confronti di Deimos, anche Deimos
col procedere della storia subisce una profonda mutazione, scopre che anche lui
è vittima di quei sentimenti umani che vorrebbe negare e inizia a scorgere in
Minako non più l’eco del suo amore perduto, ma un’anima nuova che lo attrae.
Nel corso della storia e nei vari episodi raccontati si fa ricorso a miti e
leggende della cultura occidentale e orientale, come avviene nell’episodio “Il
segreto della signorina Tsukiko”, in cui si fa esplicitamente riferimento alla
leggenda di Kaguya Hime (il nome vi dice qualcosa?).
La struttura episodica del fumetto non toglie nulla alla narrazione che vanta
una struttura di base solidissima e mantiene sempre un ritmo incalzante che si
presta a vari piani di lettura.
Lo stile (bellissimo) è quello tipico degli shoujo anni 70 (stile Ikeda per
intenderci), elegante e curato, con figure longilinee e aggraziate e con uno
studio delle tavole che rispecchia l’emotività della storia e rende benissimo
l’inquietante atmosfera che impera durante tutta la narrazione.
In conclusione “Bride of Deimos” è anni luce lontano rispetto ai titoletti che
imperversano nel nostro mercato, e si può a pieno diritto considerare un vero
classico del genere, pertanto una sua pubblicazione in Italia non è solamente
auspicabile, ma da richiedere a gran voce.