Considerazioni

A cura di Il*Barone

“Il quotidiano banale che ci appartiene è, in realtà, molto fragile. E’ un miracolo poterlo conservare intatto. Noi conduciamo una vita ordinaria, fatta di semplice quotidianità…”
Quasi un “manifesto” della quotidianità, in questo manga Kiriko Nananan ci racconta una storia tanto semplice quanto vibrante nel suo essere così “comune”. Come sempre la bellezza delle situazioni descritte da questa Autrice risiede proprio nel volerci mostrare la realtà a volte tranquilla, altre confusa e insoddisfatta come può capitare ad ognuno di noi. Senza bisogno di utilizzare disegni curatissimi e ricercati, anzi, proprio il suo tratto lineare e sobrio rende perfettamente il desiderio dell’Autrice di narrare la vita dei suoi personaggi così “poco personaggi” da diventare quasi uno specchio dell’anima dei lettori.
La protagonista di questo manga non ha occhi grandi, sogni brillanti e capelli fluenti: è talmente semplice da sembrare abbastanza “anonima”. Eppure ha molto più spessore di tante eroine di manga perché non vive mille avventure fantastiche, non ha un carattere forte e “sorridente”. Miho ci mostra la sua esistenza con i lati belli e con quelli meno belli. Può presentarsi priva di fantasia e di originalità, ma quello che vuole fare la protagonista (e con lei l’Autrice) non è stupirci e forse nemmeno commuoverci.Miho apre timidamente le mani con cui nasconde il cuore per farci vedere la vita per quella che è. Non solo, o almeno non sempre, rose e miele, ma anche frustrazione, tristezza e silenzi pesanti come sassi.
La confusione sentimentale della ragazza non è fastidiosa, non è espressa con abbondanti lacrime ma con piccoli gesti quotidiani e soprattutto attraverso i ricordi e i pensieri che diventano parte integrante e fondamentale del manga. Raro caso in cui la parte scritta ha quasi la meglio su quella disegnata, come se i disegni fossero subordinati alla narrazione, come le illustrazioni in un libro. Le parole ripetute come intercalari o, se vogliamo, come il ritornello di una canzone, esprimono le emozioni e le incertezze di Miho più di tanti sguardi o di scene ad effetto.
Quasi una storia “statica”, perché in effetti non ci porta da nessuna parte se non ad esplorare i dubbi e le paure della protagonista. Che sono quelli di ognuno di noi, di ogni persona innamorata. Perché se l’amore rende felici e più forti, la Nananan ci ricorda anche l’aspetto più “buio” e segreto: i compromessi, la paura di essere abbandonati, di rimanere soli, di non piacere come vorremmo.
Tanti particolari che ritroviamo nell’uso del colore nero di cui l’Autrice fa spesso abbondante uso in certe vignette, quasi fossero il riflesso più profondo e oscuro dell’anima. E’ qui che avvertiamo la sensibilità maggiore, scoprendo come una ragazza innamorata può vacillare, persa nella nostalgia e del “come sarebbe stato se…”. E allora il disordine dei sentimenti di Miho diventa un po’ il nostro che, a volte, ci voltiamo indietro ripensando al passato, a quello che abbiamo avuto e, magari, perso. La protagonista di questo manga ci racconta la sua vita velata di tristezza perché i suoi errori sono incredibilmente veri da far male come farebbero nella vita reale. Eppure si sa, è anche attraverso gli sbagli fatti che si capisce come andare avanti e con chi.
Un manga appassionato nella sua normalità, un’Autrice che ancora una volta si conferma come vera poetessa della quotidianità. Perché è nella vita “di tutti i giorni”, all’apparenza tanto banale, che accadono situazioni emozionanti che ci permettono di migliorare e crescere. L’edizione francese è, come sempre, impeccabile. Un’opera consigliata di cuore a chi cerca storie che non mostrino tutto e subito con estrema facilità, ma che permettano di pensare, di mettersi davvero nei panni dei personaggi e confrontarsi con schiettezza.
Un’occasione in più per conoscere un’Autrice che meriterebbe finalmente di essere apprezzata anche nelle fumetterie del nostro Paese.

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