CONSIDERAZIONI
A cura di Livio

“Never judge a
book by its cover”, disse qualcuno... in realtà, la natura di questo volume è
ben esplicitata in tutta la grafica di copertina. Quasi come una fotografia
scattata di nascosto, un ritratto di quotidianità estrema e spiazzante, sguardo
sfacciato e curioso, postura rilassata, i capelli arruffati e una sigaretta tra
le labbra. Nel retro del volume, vediamo tanti volti come incasellati, come
piccoli ritagli di vita.
E quindi, di cosa parla “Corduroy” ?
Corduroy è la storia di Ryusei, un ragazzo giapponese e della sua vita on the
road. La sua vita in Europa, i volti che incontra sul suo cammino e le
conoscenze che fa, le persone che lo cambiano e che a loro volta vengono da lui
influenzate. Il soggetto è sicuramente interessante, e si presta alla perfezione
alla struttura episodica del volume: ciascun episodio si focalizza su un
particolare incontro o su una precisa esperienza, e proprio come succede nella
vita di tutti i giorni, molti volti saranno dimenticati, altri ci
dimenticheranno, molti tornano e alcuni legami restano per sempre.
Il personaggio di Ryusei è molto curioso, per via della sua caratterizzazione e
della sua resa su carta. Suppongo che nelle intenzioni dell’autrice ci fosse il
desiderio di creare un nucleo centrale attorno al quale si dipanassero i vissuti
dei comprimari, nucleo rappresentato da Ryusei, ma c’è qualcosa che impedisce al
lettore di stabilire un rapporto di empatia con questo protagonista. Abbiamo
infatti un protagonista che è di fatto un anti-eroe, non ha interesse che il
lettore medio vi si riconosca, è un personaggio oltre la logica della ragione e
totalmente abbandonato a un comportamento istintivo, che vive alla giornata e
spesso di espedienti. E’ un personaggio naturalmente predisposto ad attirare
attorno a sé una grande varietà umana, per cui barboni, nobildonne, timide
ragazze (ma anche ragazzi) si troveranno di volta in volta a relazionarsi con
Ryusei, cercando di compensare attraverso di lui l’insoddisfazione presente
nelle loro vite.
La struttura dell’intero volume è solida, seppur non certo tradizionale, e
sviluppa il racconto in maniera lineare e avvincente, sempre aggiungendo
passaggi ironici e divertenti, alternati ad altri momenti di riflessione o
persino di solitudine e desolazione umana. E ha un finale che ho personalmente
apprezzato molto, la perfetta conclusione per un racconto di questo tipo.
Ciò che rende immediatamente riconoscibile il volume è la grafica:
particolarissimo il tratto della Yamada, a metà strada tra le influenze grafiche
francesi e l’avanguardia giapponese. Ciascuna tavola viene elaborata al computer
conferendogli l’aspetto sfocato tipico delle illustrazioni di questa autrice, e
se all’inizio si fa un po’ di fatica ad aderire, e soprattutto a comprendere il
motivo di questa scelta, man mano che il racconto procede si prende subito
confidenza con questa nuova resa grafica, che avvicina il fumetto più che a un
racconto per immagini, a un racconto per fotografie (piuttosto coerente quindi
con l’anima slice of life dell’opera).
L’edizione francese (belga, in questo caso) è ancora una volta ineccepibile: il
catalogo Made In della Kana è un vero scrigno delle meraviglie, per la selezione
delle opere e degli autori e per la cura con cui vengono messi nel mercato.
“Corduroy” ha un formato enorme (come i nostri volumi Coconino, per capirci),
ottima carta e ottima stampa, una sovraccoperta con una grafica sobria e pulita.
La cura nella resa delle atmosfere è estrema e notevole: una storia piena di
scorci e ambienti parigini, tavole che riproducono nel dettaglio stazioni della
metropolitana o noti centri commerciali, e una traduzione realizzata nel
francese parlato (o "argot") scelta ovviamente vincente (e comunque operata
spesso in Francia nell’adattamento dei manga d’avanguardia).
In conclusione, il volume per me è un’opera ben riuscita e meritevole di una
lettura; come capita in questi casi ha racconti meglio riusciti e altri meno, ma
rappresenta un nuovo modo di concepire il medium fumetto, reso ancora più
affascinante dalle mediazioni culturali franco-nipponiche.