
"Love Song" è un volume unico che raccoglie quattro storie
brevi di Keiko Nishi: il primo di questi racconti, "Love Song", dà il titolo
alla raccolta. I titoli dei restanti racconti sono: "Jewels of the Seaside", "The
signal goes blink blink" e "The Skin of her heart". Le sinossi comprendono i
rispettivi finali. LOVE SONG
La studentessa universitaria Saki Kawashima è bella, interessante, ha successo
con gli uomini. Eppure è ben lontana dall'essere soddisfatta. Infatti, in
seguito a una lacerante delusione amorosa avuta mentre frequentava le
superiori, ha deciso di non amare più nella sua vita. A questo si aggiunge il
fatto che in passato suo padre fuggì con un'altra donna e lei così non ebbe mai
modo di conoscerlo: Saki non ha fiducia negli uomini. Eppure, in una serata tra
amici, fa la conoscenza di Kazuhiko. Il ragazzo, così taciturno e particolare,
la colpisce e i due intraprendono presto una relazione. Ma per Saki questo non è
amore, può essere amicizia o rapporto fisico, ma non amore. L'unica volta che si è innamorata, lei crede, è stato quando, alle
superiori, aveva un'amica che stimava enormemente. La stima che aveva per lei
era pienamente corrisposta, e le due rafforzavano col tempo il loro legame:
quella è l'unica esperienza d'amore che, secondo lei, ha avuto nella sua vita.
In seguito il rapporto con Kazuhiko diventa sempre più tormentato: Saki lo
costringe a comprare una macchina nonostante sappia dei suoi problemi
finanziari, litiga con lui per qualsiasi pretesto… il fatto che lui non
reagisca, poi, la fa diventare violenta.
"Come
può qualcosa come questo essere amore?".
All'università Saki è avvicinata da una bella ragazza; è la segretaria di
classe, che le chiede spiegazioni circa Kazuhiko: il ragazzo infatti si assenta
spesso dalle lezioni e la segretaria insinua che sia colpa di Saki.
Questa allora monta in collera e, incontratasi con Kazuhiko, lo accusa di
atteggiarsi a vittima. Kazuhiko si scusa e, quando lei gli chiede perché mai sia
sempre così pronto a scusarsi, lui risponde che è perché le dispiace per lei,
perché lei "non conosce nessun altro modo di amare". Questa frase manda la
ragazza letteralmente in bestia; il fatto che poco dopo entri nella stanza la
segretaria di classe non migliora le cose: credendo a un tradimento, Saki fugge
via, completamente sconvolta, urlando al ragazzo di non farsi vedere mai più.
Quando, arrivata a casa, vede il proprio volto riflesso nello specchio, stenta a
credere che quello sia il volto di una donna gelosa.
"Questo non è amore. Io non amo nessuno."
Kazuhiko scompare per due mesi. Saki è disperata, sa che è colpa sua, perché lei
gli aveva detto di non farsi vedere mai più. Lo cerca angosciosamente e, quando
alla fine lo trova, mentre il ragazzo sta lavorando in mezzo alla neve, non
trova niente di meglio da fare che urlargli contro e colpirlo alla fronte con
una pietra. Saki si accascia nella neve, pensando che si sta comportando di
nuovo come al solito, come sempre: è come un gioco.
Quando Kazuhiko, con la testa sanguinante, le si avvicina per aiutarla ad
alzarsi, Saki pensa:
"Questo gioco non lo chiamo amore."
JEWELS
OF THE SEASIDE
"Ogni estate tre bellissime sorelle che si amavano l'un l'altra si riunivano
sulla riva del mare per fuggire il caldo estivo".
Così comincia questa favola nera: è inverno, un ragazzo chiede ospitalità a due sorelle, che abitano in
una residenza estiva. L'ospite è ben accolto, ma non può fare a meno di chiedere
alle padrone di casa come mai abitino in quel luogo, visto che sono fuori
stagione. Le due sorelle, i cui nomi sono Patricia e Marigold, raccontano così
la loro storia: ogni estate, loro due e la loro sorella minore, Nellie, usavano
riunirsi in quel cottage estivo. A loro si univa sempre loro cugino, Daniel, un
ragazzo tanto affascinante quanto sincero e a modo. Ma un'estate la simpatia
delle tre sorelle per Daniel scatena una gelosia sotterranea, che fa leva sulle
insicurezze di ciascuna di loro: Marigold, la maggiore, si sente in difetto
perché è più grande di Daniel; Nellie perché è più giovane di lui; Patricia si
duole dei suoi capelli neri, che a suo giudizio sfigurano in confronto alla
bionda capigliatura delle sue sorelle.
Ognuna delle tre è convinta che Daniel
abbia delle preferenze per una di loro in particolare, che addirittura abbia già
una relazione con la sua "preferita"; la gelosia rode al punto che la
stessa idea fa capolino nella mente di ognuna di loro: fingere un raffreddore e
rubare al medico di famiglia una boccetta colma di sostanza tossica, mortale.
Giunge una sera in cui le tre sorelle e Daniel cenano da soli, essendo lontani i
genitori: l'occasione ideale per usare il veleno. Sia
Marigold che Patricia però riacquistano l'uso della ragione e realizzano
l'orrore che stanno per compiere: decidono perciò di non versare il veleno nei
cibi. Sfortunatamente, essendo poco più che una bambina, Nellie non riesce a
reprimere le sue passioni e versa il veleno nelle porzioni di Marigold e
Patricia. Ma per un gioco del destino il piatto riservato a Marigold è
servito alla stessa Nellie, mentre Patricia semplicemente non mangia perché
quella portata non le era mai piaciuta. Risultato: solo Nellie fu avvelenata
quella sera.
L'ospite allarmato si chiede: che fine ha fatto, allora, Nellie? Nello stesso
tempo s'accorge che strani, orribili rumori provengono dalla cantina… le due
sorelle gli dicono che Nellie è cresciuta sul fondo di quella casa, e che adesso
deve essere affamata, quindi, con un'ascia e un secchio in mano, si avvicinano
alla porta della cantina invitando l'ospite con un meraviglioso sorriso:
"Ti piacerebbe incontrare la nostra sorellina"?
THE
SIGNAL GOES BLINK BLINK
Yoshio Yamada è il classico studentello sfigato delle
medie: eternamente innamorato della bella Mayumi Furuhashi, eternamente
invidioso della popolarità di Harada, il compagno di classe che è "nato per
riuscire in ogni cosa" e che non fa altro che tormentarlo con dispetti crudeli.
Quando poi Yoshio vede Mayumi simpatizzare per Harada, è troppo per lui e medita
il suicidio.
Ma
la sua strada s'incrocia con quella del Signor Kudoh, un "truffatore con il
cuore d'oro", ed è proprio in presenza di Mr. Kudoh che Yoshio scopre -guarda
caso- di possedere capacità soprannaturali, taumaturgiche. La sua vita cambia
radicalmente: diventa "il ragazzo dei miracoli", ed è lanciato come protagonista
in un famoso show televisivo (il suo agente è, ovviamente, Mr Kudoh). Ma il
successo di Yoshio causa l'invidia di Daniel Nishinakagawa, un falso taumaturgo,
un uomo di spettacolo, il quale, prima che Yoshio avesse successo in TV, era
ricercato dalle emittenti televisive, mentre adesso è ignorato da tutti. Poiché Daniel sente
che il suo ruolo è stato usurpato da Yoshio, decide di intervenire: paga un
losco individuo perché discrediti il ragazzo, accusandolo di essere solo un
impostore. È proprio Harada, incoraggiato da Mayumi, a riuscire a smascherare la
truffa ordita ai danni del compagno di scuola, ma Daniel, scopertolo, lo cattura
e minaccia di ucciderlo, se Yoshio non gli reggerà il gioco. Yoshio rinuncia
alla gloria che il programma televisivo gli aveva regalato e corre a salvare
l'amico: grazie ai suoi poteri riesce nell'impresa. Daniel viene
catturato, mentre Harada, liberato, è colpito dal gesto di Yoshio. È l'inizio di
una bella amicizia; alla scena assiste, sorridendo soddisfatto, il signor
Kudoh, pensando che "ormai non c'è più bisogno di lui". Da quel giorno i poteri
di Yoshio spariscono misteriosamente, ma il ragazzo non ne ha più bisogno,
perché ormai ha un mucchio di amici e una vita equilibrata, serena: i tristi
giorni passati non sono neanche più un ricordo.
THE
SKIN OF HER HEART
Lin Lin è un'umile operaia, con una madre ammalata e sofferente. Ma Lin Lin è
anche invidiata dalle colleghe, poiché il figlio del padrone della fabbrica in
cui lavorano è innamorato di lei, e -si sa- chiederà certo di sposarla. Eppure,
a dispetto di questa fortuna, Lin Lin non è felice, ma anzi profondamente
insoddisfatta, insicura. La sua insicurezza la porta a rifiutare la pur
vantaggiosissima proposta di matrimonio, nonostante la madre l'incoraggi nel
senso opposto. La ragazza inoltre si sente stranamente attratta da un gruppo di
donne (e in particolare da una fra loro) che puliscono delle ostriche: un
giorno trova il coraggio necessario per chiedere di unirsi a loro. Tornata a
casa, annuncia alla madre che ha intenzione di studiare il giapponese e di
partire per la Terra (dal che si dovrebbe evincere che le vicende qui narrate si
sono svolte su un altro pianeta):
"Non ho idea di che posto sia la Terra, ma credo che la mia vita potrebbe
cambiare se ci vado. Potrei imparare a confidare di più in me stessa. Potrei
imparare ad aprire il mio cuore a qualcuno".
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Il
primo episodio narra una vicenda in chiave interiore, tutta giocata
sull'intelligente alternanza di dialoghi e riflessioni: l'alternanza si fa più
serrata col procedere della storia, mentre il montaggio sempre più veloce sembra
voler riprodurre un ritmo *musicale* (Love Song). Interessante la scansione
temporale degli eventi: disordinata, realistica, poco lineare.
Il secondo racconto è, dei quattro, il più "tradizionale", quello cioè che si
propone di raccontare una storia con una certa linearità, lasciando meno domande
possibili al lettore (è anche quello che preferisco). Grande regia,
grandi intuizioni (la rabbia crescente delle sorelle è accostata simbolicamente
al mare, prima tranquillo e poi in tempesta), grafica perfetta nella sua
espressiva semplicità. Pregevole e di grande fascinazione l'uso del "mito delle
tre sorelle", per il quale vi rimando al paragrafo seguente.
Il terzo racconto, diviso in due parti, è una storia "di formazione"
tragicomica, raccontata in chiave vagamente surreale. La presenza di personaggi
un po' stereotipati o totalmente assurdi danno un taglio poco credibile alla
storia, giustificato però dal tono giocoso. Godibile la grafica, anche se
inferiore all'episodio precedente.
Il quarto è il racconto più enigmatico della raccolta, circa il quale potrebbero
sorgere parecchie domande per il lettore. Quel che resta, comunque, è la
sensazione di insoddisfazione spirituale di una giovane donna che trova il modo
per mettersi alla prova e costruire da sola il suo futuro, e da questo punto di
vista poco importa scoprire se la vicenda sia ambientata nel nostro mondo o su
un altro pianeta. La grafica, qui minimale, esprime bene la tenuità della
vicenda narrata.
Nonostante i quattro racconti siano fruibili autonomamente, esiste come un filo
rosso che li unisce: tutti i protagonisti sono fortemente immaturi nei confronti
dell'amore, nessuno riesce a portare avanti un'equilibrata relazione di coppia,
alcuni neanche ci provano, quasi consapevoli che, prima di donarsi a un altro,
debbano portare a termine un proprio percorso spirituale.
In conclusione: preziosi nella loro squisita brevità, sono racconti che meritano
di essere *letti*. Consigliato pertanto l'acquisto dell'opera, che nella sua
edizione Viz è ancora reperibile.

IL MITO DELLE "TRE SIGNORE"
Di tanto in tanto è bello uscire dai confini del proprio piccolo mondo e
confrontarsi con altri universi narrativi. Il mito della triplice figura
femminile risale a epoche troppo remote per averne memoria e ritorna,
volutamente o inconsciamente, nelle storie di tutto il mondo. La divinità
femminile una e trina, simbolo di un principio femminile in contrasto od
opposizione a quello maschile, nell'antica Grecia, per esempio, è rappresentata
da Ecate, divinità dell'oltretomba dalla triplice forma. Tre sono le Parche, tre
le Furie, tre le Gorgoni, tre le Eumenidi, tre le Grazie, tre le streghe del
Macbeth di Shakespeare. Per ciò che riguarda il fumetto, Neil Gaiman (il noto
sceneggiatore della serie "Sandman") è probabilmente il maggiore responsabile
del recupero narrativo delle suggestioni e delle evocative tradizioni del
paganesimo: memorabile il nono e penultimo volume della saga di "Sandman", dal
titolo "Eumenidi", dove entra in scena
l'antica dea una e trina della tradizione mitica, qui presente in veste di
Figlia-Madre-Vecchia, la stessa che ritroviamo nello splendido "Witchcraft"
(volume a fumetti, autoconclusivo, edito da Magic Press più di un decennio fa, £ 14.000), tutto
incentrato sulla figura narrativa delle "tre signore", in questa occasione nei
panni delle Furie vendicatrici. Anche nel nostrano Dylan Dog, più precisamente
nel n. 167, si utilizza il principio "delle tre", stavolta nella veste delle
Gorgoni. Nei cartoni animati un appropriato e intelligente uso di questo
elemento è stato fatto nella serie-culto "Gargoyles", dove le enigmatiche "tre
sorelle" riecheggiano un principio atavico per meglio acquisire nella storia un
particolare carisma. Per il cinema è d'uopo citare l'esempio delle "tre madri"
(Mater Suspiriorum, Mater Lacrimarum, Mater Tenebrarum) in "Inferno" di D.
Argento. E persino la popolare serie televisiva "Streghe", trasmessa sulle reti
Rai, sfoggia un evocativo "potere del Trio". Non stupisce, pertanto, che la
Nishi utilizzi tale tematica nel racconto "Jewels of the Seaside".
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