LA GRAFICA a cura di Emy
Gilbert e Serge
La grafica è senz'altro debitrice degli stilemi degli anni '70: una certa bidimensionalità e difficoltà nell'analisi dell'anatomia, a volte approssimativa; ancora non imperava l'uso del retino: al suo posto troviamo tratteggi o altri riempitivi eseguiti a mano. Ma, per quanti difetti si possano trovare, non si può che arrivare a un'unica conclusione: non esiste grafica migliore, per raccontare *questa* storia. Testo e disegni vivono in perfetta simbiosi, l'uno assolutamente funzionale all'altro; gli sfondi rispondono sempre all'appello (a differenza di altri autori, anche contemporanei); del retino non se ne sente la mancanza: le tavole sono meravigliosamente equilibrate; ambientazioni e scenografia sono precise (la meticolosità nella documentazione è e sarà sempre uno dei maggiori pregi di quest'autrice); l'ansia di sperimentare nuove inquadrature, nuove impaginazioni è esaltante. Durante il corso del manga, infine, la grafica si evolve: il tratto corposo diventa sempre più sottile, perdendo in equilibrio ma guadagnando in personalità e in espressività. Eppure, nonostante tutte le sue evoluzioni, il tratto di quest'autrice non tradirà mai quella primitiva rotondità che Tezuka mediò da Disney: la dolcezza e la morbidezza delle sue linee curve la renderanno famosa come l'autrice che più di altre ha saputo graficamente esprimere la sensualità, nel fumetto.

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