Pagina a cura di Marianeve
Angie (clicca per ingrandire)Le ragioni del successo di "Hamy" (chiamiamolo così per comodità) sono da ricercarsi di certo nella trama e nell'ottima caratterizzazione di ogni singolo personaggio, sia esso protagonista che semplice comparsa.
La storia è senz'altro un po' forte se si considerano i suicidi, le morti, le varie violenze fisiche (mai a sfondo sessuale) e soprattutto psicologiche, ma la Mihara riesce a dosare nel modo giusto tutti gli elementi a sua disposizione, in modo tale che la trama non risulti mai monotona o addirittura scontata. Proprio per "alleggerire" le situazioni, l'autrice utilizza i suoi personaggi-deformed per dare vita a siparietti molto divertenti (tale espediente viene spesso usato anche in altre sue opere).
Tuttavia è sempre l'elemento psicologico a farla da padrone. I personaggi della Mihara inizialmente appaiono come bambini dolci ed ingenui ma, in alcuni casi, hanno degli atteggiamenti tali da lasciare perplessi.
Prendiamo in esame Angie: comincia a fumare a 10 anni, beve alcolici e se qualcuno minaccia i suoi "fratelli" non esita a compiere gesti estremi. È un abile lanciatore di coltelli (Ada ne sa qualcosa) e, all'occorrenza, gira tranquillamente armato di pistola; Angie e Ada (clicca per ingrandire)ci sono casi in cui il suo cinismo e la sua freddezza fanno paura, ma basta voltare pagina e ti ritrovi un Angie premuroso che prepara sontuosi banchetti (la cucina è un altro dei suoi punti di forza).
Diversissimi da Angie e Graham sono invece Sarnin e Max, i due "puri" di cuore.
Sarnin ama la natura, gli animali, ha un profondo senso di lealtà e non concepisce le azioni meschine, però è pronto a menare le mani se deve aiutare qualcuno. È legatissimo ad Angie e questa è una cosa che stupisce vista la diversità di carattere dei due.
Max è il beniamino di casa, quello coccolato e viziato da tutti grazie alla sua arma principale: il pianto (se volessimo raccogliere tutte le lacrime che ha versato nel corso dei 13 volumetti ci sarebbe di sicuro un alluvione). Però è tenerissimo ed è quello che ha sofferto più di tutti; il padre sperava nella sua morte sin dalla nascita e questo Max lo ha sempre saputo. Ama tantissimo gli animali ed ha un'autentica venerazione per Graham.
Determinante poi è la presenza di Jack, Ronald e Pam, i quali risultano essenziali per il buon andamento della storia. Pam si dimostra una madre comprensiva ed affettuosa; Jack un padre disposto al dialogo e, se necessario, pronto a qualche sonoro ceffone; Ronald riveste il ruolo di consigliere e con Angie dà vita a molti momenti comici.
Angie Esistono poi altri personaggi oltre a quelli citati. Peccato che siano talmente tanti da non poterli elencare tutti (in pratica, non si riesce a tenerne il conto).
Per ciò che riguarda il disegno, potrebbe risultare un tantino datato dal momento che siamo negli anni '70: tratto molto marcato, occhi scintillanti esageratamente grandi (come del resto lo sono i visi in proporzione ai corpi) ed assenza totale dei retini.
La Mihara però, pur rispettando i canoni dell'epoca comuni a molte shoujo-mangaka, riesce a creare un suo personalissimo stile, di certo particolare, ma che la distingue dalla massa.
In seguito, con lo svolgersi della storia il tratto si evolve e, curiosamente, mentre i personaggi crescono le linee si assottigliano, le figure diventano longilinee ed i retini fanno la loro apparizione; si arriva in questo modo ad un disegno impeccabile che rende gli ultimi volumi un vero capolavoro, come del resto lo sono le illustrazioni a colori. Graham Ottima, in tutti e tredici i volumi, la rappresentazione degli ambienti; la storia si svolge nei paesi occidentali: sia gli interni che gli esterni sono riprodotti con la massima cura. In conclusione, Hamidashikko è un manga qualitativamente valido sia per trama che per disegni… e che contribuisce a sfatare il mito che i manga (anche quelli degli anni '70) siano solo stelline e luccichini... alla fine della lettura non potrete non amare questi quattro deliziosi monelli ^_^.

 
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