LA STORIA a cura di Emy
*Sinossi comprensiva del
finale*
Traduzione autorizzata dal testo inglese di Kuniko Tomita.
LA STRADA PER ROMA
Mario è nato a Roma, ma non ricorda nulla della sua infanzia, perché è cresciuto in
Belgio. Nella scuola di ballo cui è iscritto ha sempre
interpretato ruoli di primo piano, si unisce perciò ad una compagnia di danza moderna a
Parigi, assieme all'amico Didi, a Raffaella e Sylvia: tutti e quattro sono emozionati nel
vedere i primi ballerini esercitarsi. Mario, in cerca di un appartamento, finisce col
diventare compagno di stanza di Levi, che è uno dei ballerini più importanti della
compagnia. Levi nota una foto della famiglia di Mario e gli chiede perché solo lui sia
biondo, nella sua famiglia: questi risponde che è stato adottato da sua zia e da suo
marito dopo che i suoi genitori naturali erano morti.
Mario vuole avere una possibilità di diventare la nuova stella della compagnia, quando si
decide di mettere in scena una moderna versione del "Raymonda" (famoso balletto
tardoromantico, la cui coreografia debutta nel 1898 -Nd Emy).
Mario e Raffaella fanno parte del corpo di ballo; il ruolo di Didi all'inizio è di poca
importanza, ma poi gli viene assegnata la parte del fratello del principe, personaggio di
un certo rilievo. Didi fa un buon lavoro, ed anche Raffaella si fa notare sul
palcoscenico.
Dopo lo spettacolo Mario accompagna Raffaella a casa: la ragazza racconta a Mario di
essere nata a Roma ed aver vissuto lì fino ai tredici anni
. Sapendo che anche lui
è nato a Roma, comincia a parlare in italiano. Mario non si era mai accorto di quanto
fosse socievole: Raffaella riesce ad esprimere i suoi sentimenti con grande facilità
quando parla in italiano. La ragazza racconta la sua storia: dopo che i suoi genitori
divorziarono, fu costretta a trasferirsi a Sherbourg con sua madre. Lì si trovò in una
situazione difficile, perché non era capace di parlare in francese e il clima era troppo
rigido. Mario invece era vissuto a Roma fino all'età di quattro anni, era stato adottato
e poi si era trasferito in Belgio con i suoi genitori adottivi e le loro figlie: Una e
Poo.
Raffaella dice che il cielo è blu e la pioggia è gentile a Roma.
Quando Mario torna a casa, Levi lo avvisa che ci sono state molte telefonate per lui da
parte di Pierre (il padre adottivo di Mario). Questi perciò telefona a Pierre e viene
così a sapere che Simone, sua madre adottiva, è morta: vorrebbe tornare in Belgio
immediatamente, ma non lo può fare finché lo spettacolo è in cartellone. Mentre è in
lacrime, suona il telefono: è Raffaella. Levi le dice che la madre di Mario è morta: la
ragazza allora lo raggiunge per stargli accanto.
A Bruxelles, Pierre confida a Mario che Anna, la sua vera madre, è ancora viva a Roma.
Una, avendo udito per caso le parole del padre, irrompe nella stanza e dice: "Come
potrebbe essere ancora viva? Abbiamo lasciato Roma a causa sua!"
"Che intendi?" le chiede Mario.
Una grida: "Tutti dicevano che sarebbe stata giustiziata. Ha ucciso un uomo!",
dopo di che esce dalla stanza.
Mario chiede a Pierre chi sia l'uomo che Anna ha ucciso. Si sente rispondere che
quell'uomo era il marito di Anna: Antonio. Aggiunge inoltre che doveva esserci stato un
buon motivo, oppure doveva essere stato un incidente, perché Anna e Antonio si amavano
l'un l'altro.
Una si scusa con Mario alla stazione, mentre questi sta lasciando Bruxelles, e gli confida
quanto lei fosse stata infelice dopo l'incidente. Antonio lavorava come imbianchino, ma in
seguito ad una malattia agli occhi era costretto a rimanere a casa. La gente sospettava
che Anna lo avesse ucciso per riscuotere l'assicurazione: Anna aveva mentito alla polizia,
perché, dopo che Antonio era morto, aveva lavato un mattarello insanguinato e aveva
pulito il pavimento, poi aveva chiamato un dottore e aveva detto che suo marito era
scivolato e aveva battuto la testa contro il tavolo. Rimase in prigione per sette anni.
Quando fu rilasciata, Simone le mandò una lettera e una foto di Mario. Anna rispose che
non voleva più incontrare il figlio, e che Simone non doveva dirgli nulla.
Mario aveva sempre pensato che un giorno sarebbe tornato a Roma. Ma ora che sa che cosa è
successo, Roma per lui è solo il posto dove vive una donna che ha ucciso suo marito per
riscuotere un'assicurazione.
Raffaella lo sta aspettando alla stazione di Parigi. I due ragazzi decidono di vivere
insieme: Raffaella è molto felice di poter parlare in italiano con Mario, e vorrebbe
andare a Roma con lui. Inoltre ottiene un'ottima parte per lo spettacolo successivo,
mentre Mario apprende con delusione che Demi, che è il proprietario e il coreografo della
compagnia, non gli ha riservato un posto di rilievo.
Raffaella si esercita moltissimo da mattina a sera; un giorno torna a casa tardi, e,
mentre mangia la cena che Mario ha preparato per lei, questi le dice che vuole parlare con
lei in francese, perché non è semplice per lui parlare in italiano.
La performance di Raffaella ha un buon esito. In una caffetteria, Mario si lamenta del
fatto che non ha ottenuto un buon ruolo. Sylvia lo critica: non ha senso compiangersi e,
se crede di avere del talento, farebbe meglio a darsi da fare per dimostrarlo. Mario mette
in pratica il suggerimento: visto Demi in studio, gli mostra dei passaggi di cui lui
stesso ha curato la coreografia. Demi, commentando la sua danza, gli consiglia di liberare
la sua mente affinché comprenda ciò che gli pesa. Gli dice anche che deve credere in se
stesso e scoprire ciò che di negativo nasconde nel suo animo.
Mario è geloso di Didi perché è un amico intimo di Demi. Non gradisce perciò che Didi
e Raffaella parlino volentieri tra loro, nello studio delle prove.
Il ragazzo sente per caso i ballerini più anziani dire che Didi sa come tenere desta
l'attenzione del pubblico, mentre Mario sul palcoscenico sfigura nonostante la sua tecnica
sia eccellente: Mario si innervosisce e polemizza con loro criticandoli apertamente.
Raffaella gli dice di non prendersela per quel che hanno detto, perché tutti sanno che
lui è un eccellente ballerino, e aggiunge che Sylvia e Didi sono sempre stati
impressionati dalla sua danza. Mario le dà uno schiaffo perché non vuole sentirla
parlare di Didi, Raffaella allora lo schiaffeggia a sua volta:
dice che suo padre batteva spesso sua madre, e che lei perciò sperava si sarebbe
innamorata di qualcuno che fosse molto gentile. Gli chiede di non comportarsi male con
lei. Lui chiede scusa.
Una notte, Mario si sveglia dopo un incubo: qualcuno gli diceva che non poteva dire a
nessuno il suo segreto e che non poteva credere in se stesso perché era un bambino
abbandonato. Raffaella è preoccupata per lui, lui vorrebbe chiederle aiuto, ma non può
dirle che sua madre ha ucciso suo padre.
Mario sta per danzare nel ruolo di uno dei goblin in "Phoenix". Didi danzerà
nella parte di un principe, ma Demi durante le prove lo tratta con molta severità, tanto
che Didi si abbatte e finisce con l'ubriacarsi, incapace di tornare a casa sulle sue
gambe. Mario lo accompagna a casa. Demi entra nella stanza e lo ringrazia per essersi
preso cura di Didi: Demi aveva una chiave della stanza di Didi! Mario pensa che non c'è
da meravigliarsi che assegni a Didi delle belle parti. Spera che Didi sbagli nello
spettacolo.
Nei giorni seguenti comincia ad esercitarsi con molta grinta: "Amo i tuoi occhi
arroganti!" gli dice Raffaella. Lui le promette che non la colpirà di nuovo. La
danza di Didi è migliorata, ma, nonostante Mario volesse che la sua performance durante
le prove fosse superiore, sbaglia e cade prima degli altri. Raffaella gli dice di non
curarsi della caduta, ma lui la schiaffeggia di nuovo.
Poiché le gambe tremolanti non lo reggono, Mario non è in grado di ricominciare subito a
danzare. Quando cerca di tornare nello studio delle prove, vede Levi abbracciare
Raffaella, piangente.
Più tardi, rimasti soli nel loro appartamento, la ragazza dice a Mario che se ne starà
da sola da qualche parte per qualche giorno: Mario s'infuria, e l'informa che Didi ha una
buona parte nello spettacolo perché va a letto con Demi. "Allora perché non dormi
tu con lui?" chiede Raffaella, che è stanca e non sa più cosa fare. Mario promette
che non la picchierà più e che non urlerà più, ma Raffaella gli fa notare che l'aveva
già promesso.
Lui allora cerca di trattenerla, ma lei lo avverte di non avvicinarsi, opponendosi
debolmente con le mani. Mario grida: "Uccidimi, o ti uccido io", e le afferra la
gola. Nella mente del ragazzo qualcuno cerca di fermarlo, piangendo.
Mario lascia l'appartamento pensando di doversi uccidere. Una macchina sta per investirlo,
ma è Levi, sopraggiunto, a salvarlo. Il ragazzo gli dice: "Ho appena ucciso
Raffaella".
Levi allora lo trascina facendolo tornare nell'appartamento, mentre Mario gli ripete che
sua madre ha ucciso suo padre e che il suo braccio spesso colpisce qualcuno nei suoi
incubi.
Trovano Raffaella viva nell'appartamento: la ragazza ha paura di Mario.
"Tu volevi uccidermi. Mi odi perché parlo in italiano, perché ballo con Levi e
perché ti sto lasciando!" gli urla in faccia.
Mario le dice che è innamorato di lei, ma lei risponde: "Tu non mi ami. Tu non sai
quanto io ti ami perché tu non hai mai imparato ad amare in vita tua".
Levi porta Raffaella nel suo appartamento perché vi passi la notte, e la ragazza gli dice
in confidenza che lei e Mario dovrebbero lasciarsi. Levi allora le racconta del padre e
della madre di Mario, mentre questi decide di andare a Roma e telefona a Pierre per sapere
l'indirizzo di Anna.
Camminando per le strade di Roma per incontrare Anna, che lavora
in una casa di cura, la città gli sembra un vecchio disegno
la luce del sole, i
colori degli alberi e degli edifici sono diversi da quelli di Parigi o del Belgio.
È terrorizzato all'idea di incontrare Anna, ma, se non la incontrasse, cercherebbe sempre
di colpire qualcuno nei suoi incubi per il resto della sua vita.
È lei che vuole colpire.
Anna lo accoglie in cucina, gli offre del latte e dei biscotti. Dice di non avere figli,
Mario già si pente di averla incontrata.
Ma quando la donna rompe un biscotto dicendo: "Tu ne mangiavi
spesso, di questo tipo di biscotti", il rumore rievoca in Mario dei ricordi. Si alza
di botto e fa cadere una tazza di latte dalle mani.
"Il mio latte e i biscotti
papà stava picchiando
Oh sì, stavo guardando
la tazza rotta in tanti pezzi
il mattarello! Io lo colpisco. Io ho ucciso
Antonio!" le lacrime gli sgorgano dagli occhi.
Anna: Non puoi ricordarti di questo.
Mario: Le mie braccia ricordano. Io ero lì. Ho ucciso Antonio.
Anna: Come potrebbe un bambino di quattro anni uccidere un uomo? Abbiamo avuto una lite
sotto i tuoi occhi. Antonio era ubriaco, mi assalì alla gola. Tu lo colpisti ai fianchi o
alle gambe con un mattarello, piangendo, allora lui cercò di colpirti. Così ho perso la
testa e l'ho colpito ancora e ancora con il mattarello, fino a quando cadde sul pavimento.
Tu mi hai visto colpirlo, i tuoi occhi erano spalancati.
Mario: Non mi ricordo di questo.
Anna: Ti portai a letto e ti cullai, cercando di calmarti, per circa un'ora. Quando tornai
in cucina dopo che t'eri addormentato, Antonio era morto.
Mario: È stato praticamente un incidente. Avresti dovuto dire che lo avevi colpito per
proteggere me.
Anna: Non volevo che tu ricordassi.
Mario: Non puoi perdonarmi, vero?
Anna: Di che stai parlando?
Mario: Io mi meravigliavo del fatto che tu non volessi incontrarmi e giunsi alla
conclusione che dovevo aver fatto qualcosa per cui tu non potevi perdonarmi.
Anna: Ti sei sbagliato. Semplicemente, non volevo ferirti. Dopo l'incidente eri troppo
shockato per riuscire a piangere o ridere; vomitavi sempre. Avevo sentito che stavi bene
dopo che avevi cominciato a vivere con Simone e la sua famiglia. È me stessa che non
posso perdonare. Io ti ho privato di tuo padre e della tua vita a Roma. Io ho privato
Simone di una vita tranquilla.
Così ho perduto ogni cosa. Và a casa e dimentica tutto.
Mario: Che vuoi dire con: "Và a casa"? Non sono forse arrivato a casa, qui a
Roma? Non sono tornato a casa per recuperare Roma? Io ho provato a dimenticarmi
dell'incidente da che lo avevo saputo da Pierre. Ma come potevo dimenticare qualcosa che
una volta avevo visto? Sono tornato qui perché non sono riuscito a dimenticare. Non
fuggire da me. Sono tuo figlio. Mi vuoi abbandonare di nuovo?
Anna: Mario! Sei cresciuto! Eri un bambinetto che portavo sempre in grembo.
Mario: Mamma!
Mario sente di essere finalmente tornato a casa. Trova che Roma e tutto quello che è successo ora, lì, è prezioso.
Raffaella lo sta aspettando alla stazione, a Parigi. Mario le chiede perché lo ha
aspettato, a dispetto del fatto che Levi è molto più gentile di lui.
Lei non sa rispondere.
Dopo che Mario ha danzato nella parte del goblin nello spettacolo, Demi si complimenta con
lui: "Ben fatto!", gli dice. Mario è sorpreso, chiede a Levi un commento sulla
sua danza. "Era bellissima" si sente rispondere.
Infine chiede a Raffaella perché l'ha aspettato, anche se l'ha fatta piangere molto. Lei
risponde che l'ha aspettato perché anche lui piangeva quando la faceva piangere.
Nei giorni seguenti Mario cura la coreografia di un balletto per sé e per Raffaella, e lo
chiama "Pietà". Demi la trova interessante: decidono di rappresentarla per il
prossimo spettacolo.
Mario si trova a chiedersi quando lui abbia imparato ad amare. Poi pensa che probabilmente
l'ha imparato nella luce e nell'ombra del suo cammino verso Roma,
dove sua madre vive.
FINE
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