CONSIDERAZIONI

A cura di Deda

Molto simili tra di loro ed al contempo diverse queste sei storie che narrano di diversi tipi di solitudine ed isolamento.
Una solitudine che porta a rinchiudersi in un bozzolo, o a restare prigionieri del passato... un isolamento che rende le persone invisibili, o impossibilitate a comunicare l'una con l'altra.

Storie che portano avanti tematiche sociali, presentandoci il mondo del lavoro, della scuola, il vicinato come le cause principali di ciò che una persona diviene. Rinchiudersi in casa o decidere se combattere perennemente se appoggiati al proprio compagno.... rifiutare la società come gli insetti o esserne rifiutati come la modella per le mani... quale sarà la soluzione?

Ci si può isolare da soli o in coppia. I due "insetti" tagliano i ponti con ciò che sono e scelgon una lotta non violenta, mentre la designer ed il fotografo (i due combattenti) vanno avanti con le unghie e con i denti e si spalleggiano a vicenda.
L'isolamento può essere voluto che ci porta al sicuro nel nostro bozzolo oppure imposto dagli altri su di noi, come succede alla modella che diviene trasparente.

Cosa salva da un isolamento se non un'anima affine? Chi conosce la solitudine, riconosce i solitarie e sa con quale parole porsi a queste persone... eppure pare che bastino un gesto o una parola a salvare le persone da questo isolamento. A volte una frase improvvisa e spontanea... e quindi la salvezza viene dall'innocenza. Altre la frase ponderata da qualcuno che osserva con attenzione, e quindi è la saggezza a salvare.

Ed infine l'unico isolamento che non può essere curato è quello della totale alienazione. L'abbrutissement che colpisce la principessa trascinandola nella follia e nell'orrore è dovuto ai dettami della società tradizionale, che non può essere combattuta ma va obbedita.
Hikikomori è dunque un qualcosa che affonda le radici nel passato, non un fenomeno meramente contemporaneo ma che, nella contemporaneità, se preso per tempo può evitare la nascita di "mostri".

Sono storie a volte raccontante con indolenza, altre con rabbia, altre ancora con commozione, queste storie della Okazaki.
Ognuna di esse descritte con stile adatto, molti neri nella prima storia quasi a rappresentare un mondo chiuso. Mentre sono eterei e sognanti i disegni della storia d'amore tra gli insetti.

Un'autrice comunque molto espressiva, che descrive le lacrime come elemento purificatore ingigantendole a dismisura e facendole straripare dagli occhi per alluvionare le gote dei vari personaggi. Un'autrice che usa pannelli sovrapposti, più che vignette, come se il tutto fosse costruito e disegnato su porte scorrevoli da aprire in sequenza.... come una scatola cinese, incastro... un pannello dopo l'altro, uno sotto l'altro, uno dietro l'altro. Tavole non sincroniche, non cronologiche ma diacroniche, dove i tempi si mescolano ma pur sempre seguono un corso generale.

Lo stile anatomico non è sempre perfetto ma comunque molto gradevole e d'avanguardia. Inoltra si registra un notevole miglioramento di quest'autrice negli ultimi anni (anche tecnicamente, non ha più i problemi che aveva un tempo con gambe e mani) esponenzialmente impressionante.

Un volume interessante, ben costruito, da non prendere alla leggera... capace di commuovere ma anche di tirare pugni bassi e sotto la cintura; che punta il dito ai problemi e li fa notare ma non li accusa come piaghe sociali. La Okazaki guida il lettore solo fino ad un certo punto, poi lascia che il lettore decida il resto da sé.

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