LA STORIA

A cura di Livio.

Rumi: ha una storia con un uomo più grande di lei. Ciò che cerca, ciò che le aggrada, non va oltre i regali preziosi e costosi che da lui riceve. E’ la migliore amica della protagonista, ma avrà una storia torbida con Kannonzaki, il ragazzo che lei frequenta (senza troppa convinzione). Rapporto amaro e conflittuale con la sorella, sua antitesi.

Yamada: vittima di sadico bullismo da parte dei suoi compagni di classe. Ammirato, per contro, da una buona fetta di ragazze nella scuola, che ignorano la sua omosessualità. Frequenta suo malgrado Tajima, una ragazza semplice e troppo debole per riscattare la propria vita. Stringe legami profondi e importanti solo con Yoshikawa e Wakakusa.

Kannonzaki: istintivo, diretto, “sanguigno”. Agisce mosso da istinti piuttosto infantili e non è in grado di affrontare in modo maturo il proprio disagio. Si sfoga nelle droghe, nel sesso, nella violenza. Eppure, è mosso principalmente dall’amore nauseante e ossessivo nutrito nei confronti di Wakakusa.

Tajima: ama - non corrisposta - Yamada. Il suo disagio nei confronti della propria femminilità negata, i costanti tentativi di ricevere attenzione e amore, la porteranno a una sottile psicopatologia, lesiva per sé e per gli altri.

Yoshikawa: splendida top model. Avvenente e sensuale, silenziosa e riservata, soffre di bulimia e del bisogno ossessivo di opulenza e abbondanza. Prova una non celata attrazione per Wakakusa, mentre le sue frequentazioni si limitano a Yamada, con il quale condivide un macabro segreto.

Wakakusa: è la protagonista. Più spettatrice che attrice, assiste all’evolversi delle vicende non senza rendersi parte attiva. L’intera storia ruota, seppur indirettamente, intorno alla sua figura.

La vita di questi ragazzi è scandita dai soliti ritmi scolastici, dalla scoperta dell’amore, dalla ricerca di un’anima gemella. La scuola è disegnata come pretesto per l’incontro e il confronto tra i protagonisti. Non assisteremo mai a lezioni, interrogazioni, compiti in classe: piuttosto a confessioni sul tetto dell’edificio, a episodi di bullismo nei cortili, alle chiacchiere e ai pettegolezzi in mensa e in aula.

Le vite dei protagonisti si intrecciano lentamente, ma non si saldano mai completamente. Almeno finchè due elementi coagulanti emergeranno dalla “normalità” della routine. Dei gattini che crescono nel cortile della scuola, di cui Yamada e Wakakusa si occuperanno (una poetica metafora dell’amore, della crescita, del rapporto tra filiarità-paternità).

E, per contro, della scoperta di un cadavere ormai putrefatto nei pressi del fiume. Un segreto tra Yamada e Yoshikawa, presto esteso a Wakakusa. Il solo guardare quel corpo inerte, vinto, sopraffatto dalle leggi naturali e chimiche, ormai decomposto e beffardo - dall’alto della sua macabra imponenza - placa gli inquieti animi dei protagonisti. E’ una spugna catalizzante delle frustrazioni e del dolore. E’ la consapevolezza che c’è una fine, sempre, che c’è una soluzione. Una ipnotica costante che rimarrà viva per tutta la durata della storia.

E poi c’è una misteriosa fabbrica, che emette perennemente scarichi bianchi nel cielo grigio. E c’è un ponte che taglia in due la città, che passa sul fiume, un ponte di acciaio, freddo, sporco, testimone di sigarette e confessioni rubate. Si sviluppano in questo scenario urbano storie di amori, di vendette, di rivalse, di solitudine, di droga, di sesso, di prostituzione, tutto permeato da una costante cappa angosciante e opprimente, che esploderà da un momento all’altro.

Livio e-mail!