CONSIDERAZIONI
A cura di Livio
Gli
artisti autentici, creatori di linguaggio, sono sempre pochissimi
(B.Zevi)
E il caso lampante di Kyoko Okazaki: classe 1963, non
impiega troppo per imporsi sulla scena fumettistica con il suo
stile audace e dirompente, con i suoi testi pregni e innovativi,
carichi e mai scontati e una grafica incisiva, tagliente,
violenta, sincopata.
Rivers edge, che segue Pink e
precede Helter skelter, è parte di una trilogia
immaginaria che ha il raro potere di creare un nuovo
modo di fare arte, un procedimento avanguardistico che non si
limita al mero pensiero antitetico rispetto al fumetto
tradizionale, ma ne sovverte i dettami e si propone di operare
nel segno dellistintività, del furor, della novità.
Il nuovo fumetto anni 90 pone le basi per una letteratura
psicologica, i protagonisti sono mossi da pensieri ed
elaborazioni non sempre razionali e condivisibili, ma sempre in
linea con le loro personalità e la loro formazione, fronteggiano
più o meno inconsapevolmente manie e nevrosi. I temi anche
questa volta attingono al quotidiano. Ma Kyoko intesse la sua
tela con rara maestria, fuggendo abilmente dai facili luoghi
comuni e da una narrazione furba e studiata. Non teme la realtà,
e porta alle estreme conseguenze la propria visione della vita e
dei tristi anni 80-90 nel Giappone consumista.
Wakakusa è formalmente la protagonista della vicenda, è il
trait dunion tra i personaggi e i loro differenti vissuti,
perché la narrazione non è sviluppata secondo un unico punto di
vista, bensì corale. Ciascuno dei personaggi ha qualcosa da dire,
e lo fa in prima persona, senza intermediari e senza i filtri del
narratore interno. Le prime pagine di apertura ci accolgono
presentando, prima che i personaggi, il teatro su cui si muovono
le loro vite. Un fiume stagnante scorre lento e attraversa la
città. Lodore insalubre e malsano circonda e permea
ciascuna pagina del fumetto.
I nostri protagonisti sono fondamentalmente soli, vittime dellinerzia
e dellignavia. Ciascuno di loro cerca un contatto, cerca la
comunione emotiva e mentale, ma nessuno di loro ne troverà. Lamicizia
è spesso un atto formale, dietro al quale mascherare il dolore,
la solitudine, i segreti, la propria vita. Il sesso non è che
dolore, sangue, emissione di liquidi, una squallida valvola di
sfogo della violenza e del dolore, quando non è una triste
rinuncia sublimata nei contatti furtivi e nei feticci, rubati e
gelosamente custoditi.
Lamore è vissuto esclusivamente a senso unico. Wakakusa
accetterà le avances di Kannonzaki non per un interesse
reciproco, ma per totale inerzia. Pur di frenare gli episodi di
violenza verso il suo amico Yamada.
Kannonzaki, daltra parte, vive con molta libertà la
scoperta della propria sessualità, arrivando a intrecciare una
storia clandestina con la migliore amica di Wakakusa.
Yamada vivrà la propria omosessualità reprimendosi e mai
accettandosi, cercando di educare i propri sentimenti
frequentando senza alcun interesse Tajima e censurando linteresse
crescente che prova per il senpai del club di calcio.
Tajima lotterà fino alla fine pur di vedersi ricambiata da
Yamada, arrivando a sacrificare la sua dignità e sfiorando la
follia.
Yoshikawa è apparentemente il personaggio più enigmatico della
vicenda: torbido e sfuggente, ha ben chiaro in mente ciò che
vuole e prova in tutti i modi ad ottenerlo. Non maschera la sua
attrazione per Wakakusa, anzi, la esterna in maniera piuttosto
esplicita.
RIVERS EDGE parla fondamentalmente della scoperta della
vita, del confronto con la morte. I ragazzi che popolano con le
loro personalità le bianche pagine del manga sperimentano sulla
propria pelle il miracolo della nascita, della crescita, dello
svezzamento, attraverso dei gattini randagi che vivono nei pressi
della scuola. Metafora delle loro esistenze e dei loro sentimenti,
fragili e vibranti. Toccano con mano la morte: i gattini vengono
barbaramente uccisi. E un cadavere, trovato sulla riva del fiume,
è il loro macabro segreto, una sorta di totem arcaico, simulacro
del loro dolore, della frustrazione, della sofferenza silenziosa
e agghiacciante. Una ricerca pulsante e ossessiva di battiti
vitali e carne decomposta. Una tragica esperienza di sensazioni
forti, contrastanti, violente, reali, che combattono con lo
stagnante incedere del fiume, che scorre lentamente lordandosi
degli scarichi industriali, senza mai riuscire a tergere almeno
di poco il putrido malessere che aleggia sulla cittadina. Gli
occhi dei protagonisti: troppo giovani per capire, troppo
disincantati per filtrare, indelebilmente segnati dalle
drammatiche esperienze delle loro vite. Una preziosa lezione, che
Moyoco Anno non dimenticherà.