L'ANIME

A cura di Livio

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Numero di episodi: 26
Anno di produzione: 2005
Regista: Kenichi Maeshima
Produzione: Magic Bus

Recentissima è la trasposizione animata di “Patalliro saiyuki!” che, a differenza del manga di riferimento, è purtroppo ancora inedita in occidente. Prodotta da Sasaki Rika, Kato Hisashi e Ono Asako, per la regia di Kenichi Maejima, presenta la struttura episodica tipica degli anime a sfondo comico-umoristico (vedi Lamù - Urusei Yatsura): gli episodi sono di 10 min. circa ciascuno, e riprendono piuttosto fedelmente gli episodi della originale versione cartacea, gag comprese…unico neo dal punto di vista della sceneggiatura, il fatto che salti a piè pari quasi la totalità del primo volumetto del manga originale…tralasciando così l’apprendistato di Son Goku, l’amicizia con le scimmie, il viaggio in zattera verso l’ovest e tutti i divertenti episodi che fanno da prologo ai capitoli più “avventurosi” della vicenda.

Tecnicamente, l’anime rispetta la media delle produzioni seriali di questo tipo: disegni piuttosto veloci, colori “televisivi” e brillanti (che – ahimé - non solo stonano con lo spirito originale dei disegni, ma tolgono qualsiasi personalità ai personaggi, che diventano delle bamboline pronte per essere stampate su furoku e zainetti per la scuola…), regia piuttosto efficace seppur non brillante, qualche accenno (piuttosto invadente, peraltro) di computer graphic. Sigle di apertura e di chiusura vivaci e decisamente “j-pop”, di facile presa.

Serie televisiva nella media, quindi, piacevole, divertente e con sprazzi di genialità (ma questo a motivo dell’OTTIMA materia prima a cui attinge… ^_- ), ma purtroppo lontana anni luce dalla splendida serie televisiva degli anni 80, quella dello storico “Patalliro!”, che non vantava animazioni fluide o scenari sempre diversi, che non godeva di una regia dinamica e accattivante, ma che possedeva un fascino e una grazia comune a ben poche altre serie, una colonna sonora assolutamente impareggiabile, un doppiaggio ben più consono alle personalità dei protagonisti, una regia consapevole delle limitazioni che il lavoro televisivo comportava ai tempi, ma sempre all’altezza dell’opera originale. Dulcis in fundo, una memorabile sigla di chiusura da lacrimosi grossi così….


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