CONSIDERAZIONI

A cura di Livio

Chi è Patalliro? Patalliro è il re del lontano regno di Marinella. Patalliro è un genio vanesio, narcisista, cinico, infantile, capriccioso, imprevedibile. Quasi un dandy d’altri tempi, raffigurato spesso con un fiore di Wildeiana memoria, se non fosse che il fiore in questione spunta dalla sommità della sua capigliatura, anziché dal bavero della giacca. Dotato di una strabiliante propensione al trasformismo, si esibisce continuamente in sorprendenti giochi di mimica facciale. E’ capace di modificare le sue espressioni di vignetta in vignetta, con somma disapprovazione di Bancoran, l’eterno partner che l’autore Mineo Maya gli ha designato. A Patalliro è raramente concesso di superare quel metro-e-cinquanta che inaugura il mondo dei nanetti-manga (e Dash Kappei non è certo il capostipite di questa famiglia), e solo per brevi, istantanei fotogrammi… dopotutto, il suo sguardo languido e sensuale è un’arma più che sufficiente a garantirgli un posto d’onore nell’Olimpo delle star di carta e inchiostro.
Nessuna sorpresa che il delirante (e fluviale) racconto a fumetti del prolifico Mineo Maya sia tutt’ora in corso di pubblicazione in Giappone, e che la serializzazione abbia già da tempo superato la quota di 80 volumetti. Perché è evidente quanto Patalliro diverta in primis il suo stesso autore, alla continua ricerca di nuove avventure e nuove gag all’insegna del puro nonsense, inventando per il suo personaggio esilaranti spin-off e nuove avventure, e continuando a operare secondo il suo stile personale e anticonformista. E’ dura stabilire se l’estetismo che impregna il suo fumetto sia parodizzante o compiaciuto, è difficile circoscrivere quest’opera nell’ambito della parodia dello shoujo manga classico, o piuttosto asserire che rappresenti la semplice aggregazione –voluta e consapevole- di tutti gli stilemi grafici e narrativi propri del fumetto per ragazze.
Lo stile grafico di Mineo Maya è il risultato di un attento percorso estetico, a metà tra la tensione calligrafica di Aubrey Beardsley e le sensuali volute art nuveau; non ultimo lo studio selettivo delle atmosfere giapponesi impresse nelle stampe tradizionali, che incidono sul prodotto finale attraverso elaborati giochi visivi bidimensionali ed eleganti textures. Tavole dall’impaginazione tradizionale, con una griglia di vignette regolare e ben poche concessioni alla sperimentazione. L’inchiostrazione è corposa e precisa, le figure risaltano per la loro bicromia e la quasi totale assenza di mezze tinte.
Come spesso accade, il suo successo in madrepatria non si rivela sufficiente a sdoganare le sue avventure per il pubblico occidentale: complici un antico disinteresse verso il fumetto classico, nonché la (scoraggiante) mole di volumi che compongono la saga... agli affezionati dello strambo re di Marinella non resta che consolarsi con le puntate dell’anime.
Altrimenti, gettarsi a capofitto sui capitoli finalmente tradotti dal gruppo "Smo project": l'occasione che in molti aspettavano già da un pezzo.

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