Considerazioni


A cura di Koori

"Non vedere, non parlarne. Se voi altri mortali infrangerete questa regola... abbrevierete irrimediabilmente la vostra esistenza, come ha fatto Kagyu"

Hyakki Yakou Shou


Definire il valore di un’opera è sempre relativo. Si possono applicare criteri "oggettivi" di valutazione ma non si ha modo di sapere se questi criteri verranno sostituiti in un futuro, più o meno prossimo, da altri, né se oggi stesso essi risultano ugualmente determinanti, nell’assegnazione di un giudizio, per tutti coloro che fruiscono del prodotto.
In ogni caso, basandosi su quei criteri di valutazione, si può tranquillamente affermare che "Hyakki Yakou Shou" è un lavoro di altissima qualità. Capita però di trovarsi di fronte ad opere nelle quali si avverte un carattere peculiare - che a volte persino prescinde dai giudizi di qualità - per le quali si ha voglia di azzardare un giudizio "assoluto" di valore, credendo fiduciosamente (o perlomeno sperando) di non essere smentiti dal passare delle mode, del tempo e delle culture: per me "Hyakki Yakou Shou" è una di queste opere.

Concepito con una struttura ad episodi, il manga è di per sé uno hyakkiyakou, un "corteo dei cento demoni" (soggetto trattato in diversi racconti e dipinti del Sol Levante ai quali Ima Ichiko guarda per iconografie ed ispirazione), dove le storie autoconclusive si susseguono, perfettamente leggibili, senza perdita di comprensione indipendentemente da ciò che le precede e le segue, presentando ciascuna i suoi demoni. Ciò nondimeno, seguendo "la fila dei demoni" dal primo in ordine di apparizione all’ultimo mostratoci, è possibile rintracciare un significato diverso legato a una narrazione più ampia, incentrata sui protagonisti principali - che rimangono sempre gli stessi - i cui elementi vengono forniti a poco a poco: ogni storia arricchisce il mondo di Ritsu o specifica i rapporti fra lui e gli altri personaggi.
Questo non deve indurre a pensare a "Hyakki Yakou Shou" come a un progetto solidamente definito dalla Ichiko fin dai primi tempi della serializzazione dell’opera: la stessa mangaka smentisce la cosa nei free talk, asserendo di procedere a ispirazione e di essere spesso in dubbio rispetto a come far continuare le vicende; inoltre nella storia si avvertono lievi discrepanze e raramente piccole incongruenze, specie rispetto all’episodio pilota integrato come prologo, che tuttavia vengono percepite dal lettore come sfumature di informazioni che non erano semplicemente state date ancora nella loro interezza e non minano la coerenza generale dell’opera, lasciando anzi ammirati per come le nuove soluzioni si inseriscono nel disegno generale, come se fossero ripassi a china di parti prima abbozzate a matita.

Per quanto riguarda le storie narrate nei volumi, si avvicinano curiosamente, per atteggiamento e intenti, alle opere sugli spiriti - e sullo spirito - giapponesi scritte fra la fine dell'800 e i primi del '900 da Lafcadio Hearn. Presentano, infatti, una curiosa rivisitazione del folklore, soprattutto "orrorifico", giapponese, condotta da una persona che per generazione appartiene a una cultura che, per quanto ne resti memore, è diversa da quella che l’ha generato; lo stesso stile delle illustrazioni di Ima Ichiko, d’altra parte, rivela il connubio fra un’educazione pittorica di tipo occidentale e una cosciente ispirazione a un’estetica e a modelli iconografici della tradizione giapponese, che nelle tavole interne si fanno più evidenti pur inseriti in un contesto di pieno controllo delle capacità espressive del mezzo utilizzato: la regia, gli scorci, la sapiente distribuzione dei pieni e dei vuoti, nelle tavole disegnate con uno stile tanto elegante da saper creare un perfetto equilibrio fra esigenza di sintesi nel tratto e ricchezza di particolari presentati, rivelano come l’autrice sia una mangaka dotata di enorme talento e tutt’altro che improvvisata.

In ogni caso è proprio il modo di trattare l’elemento "orrorifico" di quel folklore a rivelare la bravura di Ima Ichiko, la quale riesce a riportare, attraverso le vicende narrate, il discorso su un piano "umano".
La maggior parte delle storie di fantasmi e demoni disegnate nei diversi volumi non provoca spavento: Ritsu, sua cugina Tsukasa, gli altri due cugini Akira e Ushio, gli zii, la madre, la nonna, i diversi parenti (acquisiti e non) si muovono in un mondo dove il sovrannaturale può diventare pericoloso, ma non fa mai paura perché non genera orrore. Vedere i demoni, parlare con loro, accorcia l’esistenza, comporta un prezzo: Kagyu è morto vent’anni prima del dovuto perché ha costituito un ponte fra due realtà, quella degli uomini e quella dei demoni, con la sua opera di scrittore, con le sue azioni che rivelavano, agli altri esseri umani e ai demoni, la sua capacità di esercitare controllo sul sovrannaturale, ma soprattutto con la sua stessa esistenza che costituiva un’eccezione nel normale scorrere delle cose. I suoi nipoti hanno ereditato la stessa eccezionalità (con - l’imbarazzante - esclusione di Ushio, cosa che in ogni caso non gli impedisce di ritrovarsi comunque coinvolto in guai di natura sovrannaturale) ma le vicende da loro vissute a contatto coi demoni assumono caratteri lirici, malinconici, spesso divertenti, quando non addirittura comici; se si trovano a fronteggiare l’orrore è perché nei fatti narrati sono coinvolti esseri umani.

Quello che emerge in alcune storie, capaci di provocare brividi di assoluto terrore nel raccontare, ad esempio, la follia di un professore che dopo aver provocato la morte del piccolo figlio per negligenza e aver avviato un rito di magia nera che risucchia la vita di altre persone per risuscitarlo, finisce per impiccarsi: è la disperazione che può indurre l’animo umano in ogni momento a vacillare, cadendo preda di un’oscurità destinata a perdurare e a provocare danni anche dopo la morte terrena.
Scopo dei demoni è ingannare gli esseri umani e consumarne la linfa vitale: mangiarli o distruggerli, eppure quella è la loro natura. La malizia è parte di loro. Vivono senza comprendere gli uomini e senza esserne compresi, eppure fanno parte dell’ordine delle cose: come Aoarashi insegna ad un piccolo Ritsu, non sono da temere, perché il vero pericolo per l’uomo rimane l’uomo.

Tuttavia, nell’opera di Ima Ichiko domina la speranza: se l’uomo rischia di cader preda dell’ombra dentro di sé, finendo per perdersi nell’oscurità, si mostra in grado anche di custodire nel proprio animo la purezza di una luce inalienabile, in grado di cancellare anche la morte e di insegnare ai demoni ad ammirare la breve esistenza umana. Così la donna che aveva saputo amare un uomo con tutta se stessa in vita, trasforma quel sentimento, dopo la propria morte, in amore universale verso l’umanità.
Amore per gli esseri umani, per quello che possono essere, e amore fra esseri umani e demoni nella reciproca accettazione: la sposa volpe, la fanciulla serpente, ma anche lo stesso Ritsu e i personaggi della sua famiglia i cui rapporti vengono svelati, ampliati e specificati a poco a poco in maniera assai piacevole, finiscono per dare questo messaggio.
Kagyu era stato un ponte fra due mondi, ma soprattutto, nel momento in cui ha deciso di ordinare al demone Aoarashi di prendere possesso del corpo del padre di Ritsu, egli è diventato un ponte fra quei due individui: perché ha fornito modo a un demone di imparare a vivere come un essere umano, assimilandone gli usi e capendone a poco a poco i sentimenti e ha dato al nipote una figura in grado di sovrapporsi a quella del padre perso, in un rapporto complesso, di fastidio e affetto, implicante una comprensione delle rispettive nature.

E d’altra parte di fronte ad Akama - in numerose storie vero e proprio rappresentante della concezione occidentale del demone come tentatore, ma capace anche di regalare una seconda occasione agli esseri umani per vedere che uso sapranno farne - così vecchio da aver capito che è più interessante "giocare" con gli esseri umani piuttosto che ucciderli, e solito rammaricarsi della loro "pessima abitudine di morire sul più bello", è lo stesso Ritsu a chiedersi se davvero i demoni, vivendo a contatto con gli esseri umani, non finiscano per umanizzarsi troppo, dimenticandosi che la natura del demone è quella di nuocere all’uomo.





This page is part of Shoujo Manga Outline  | Online since 13/04/2008 |  Disclaimers  |  FAQ