CONSIDERAZIONI

A cura di Emy

Clicca per ingrandire!Chika Shiomi è nota in Occidente (ma non in Italia, almeno sinora), come autrice di storie horror e soprannaturali, e "Canon" è il primo dei suoi lavori raccolto in tankoubon: precedentemente, infatti, l'autrice aveva realizzato solo storie brevi per il magazine Mistery Bonita.

Ciò che colpisce di questa saga vampiresca è che è già un'opera che denota una notevole maturità da parte dell'autrice, non tanto dal punto di vista grafico quanto dal punto di vista della narrazione.
La narrazione infatti è sobria, ben calibrata e assolutamente consapevole: nel primo episodio la presentazione della protagonista è indiretta e il punto di vista del narratore è per lo più esterno, ossia il narratore si "nasconde" dietro gli occhi di quella che è a tutti gli effetti una comparsa nella storia, un giornalista che si ritrova a indagare su un caso di omicidio plurimo irrisolto.
A partire dal secondo episodio la narrazione torna su binari più tradizionali, ma orchestrati con gusto: l'autrice dimostra di saper alternare momenti di tensione (l'incontro con Canon e i vampiri) a momenti di distensione (Fui è un corvo ma in quanto a senso dell'umorismo non ha rivali tra gli esseri umani!). Il tutto innestato in una trama sicura, i cui meccanismi sono come scanditi da un orologio: l'autrice dissemina dettagli che divengono chiari solo man mano che si procede con la lettura dei volumi, chiarisce e poi ribalta le conclusioni e le illusioni raggiunte con una disinvoltura da veterana. Le ingenuità -inevitabili se si considera che questa è la prima opera di una certa ampiezza della Shiomi- ci sono, specie nel primo volume (per esempio, il cliché della ragazza pura e ingenua che si ostina a desiderare un impossibile mondo privo di violenza), ma il loro peso nell'ottica complessiva della storia è minimo.

La grafica, pur essendo realizzata da un'autrice agli esordi, serve benissimo allo scopo. Nei successivi "Yurara no tsuki" e "Rasetsu no Hana" si perfeziona e si rifinisce, ma il tratto spesso e forte, presente in "Canon", alimenta una grafica che si nutre di bianchi e di neri senza troppo concedere ai retini: la migliore per questo tipo di storie.
Ottima la regia: le inquadrature sono varie e sempre ragionate, al servizio totale della narrazione.

Precisando quanto scritto finora: "Canon" non è un capolavoro che aspira a far riflettere il lettore sulle grandi problematiche umane; è un semplice shoujo horror che sa prefiggersi degli obiettivi e raggiungerli, un prodotto di mestiere consapevole e onesto.
In Italia farebbe bene avere storie di questo tipo, sia perché la breve stagione degli shoujo horror, dopo le comparsate di "Vampire Princess Miyu" e "Il sigillo azzurro" (per tacere di "Romance of Darkness" o di alcuni dei "Suzue Miuchi Best Works"), sembra sia trascorsa senza lasciare un duraturo seme (seme che invece è necessario piantare, a testimonianza del fatto che gli shoujo manga sono vari anche nei generi), sia perché di storie narrate con questa consapevolezza non è affatto facile trovarne.

Consigliato a chi è in cerca di un manga ben scritto, ben narrato, disegnato in modo non strepitoso, ma adeguato alla narrazione. A patto, ovviamente, che il genere horror rientri nelle vostre corde: il sangue scorre a litri, i deboli di cuore sono avvertiti.

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