CURIOSITA'
A cura di Takiko-chan
Tradurre e proporvi un manga come “Asaki Yumemishi” di Waki Yamato, senza aggiungere una piccola parentesi culturale, credo sia oltre che un peccato, un vero sacrilegio.
Per scrivere questo capolavoro della storia dei manga, Waki yamato prende spunto dal “Genji monogatari”, libro scritto nell’epoca Heian (IX – XII secolo) dalla dama di corte Murasaki Shikibu.
La storia ricalca fedelmente la trama del romanzo e la grande abilità di questa eccezionale mangaka è stata proprio quella di riuscire a riproporre in versione fumettistica questo capolavoro della letteratura giapponese.
IL PERIODO HEIAN – LETTERATURA, CULTURA, LINGUA
Il periodo Heian è forse uno dei periodi più splendidi della cultura giapponese, soprattutto dal punto di vista della cultura e della letteratura.
Fondamentale in questo periodo è il ruolo sempre di più importante della lingua giapponese. Se inizialmente la lingua di cultura del paese era considerato il cinese, anche il giapponese acquista prestigio, e inizia ad essere utilizzato soprattutto nelle poesie, in quanto visto più informale rispetto al cinese.
Inizialmente i testi scritti in giapponese erano unicamente in kana[1] . Per spiegare il motivo di ciò bisogna introdurre il tema della figura femminile in questo periodo.
Le donne nell’epoca Heian non avevano alcun ruolo nella vita politica e di conseguenza non potevano nemmeno imparare il cinese (lingua considerata “colta”).
Ne conseguì che esse dovettero creare un loro modo di scrittura. Anche se non veniva loro insegnato il cinese, erano però addestrate alla calligrafia come pura forma d’arte. Da qui nasce quella semplificazione di alcuni caratteri cinesi che danno origine all’alfabeto degli hiragana, chiamati anche “onnade” ( onna= donna de= mano), per evidenziare come questa tecnica di scrittura fosse inizialmente femminile[2].
Proprio in questo periodo infatti fiorirono un gran numero di diari e annotazioni private di dame di compagnia, scritti ovviamente in hiragana.
Le dame di compagnia non devono essere viste come delle specie di concubine (anche se poi alcune finivano anche per diventarlo). Esse erano donne della bassa o media borghesia che prestavano servizio all’interno della corte per la famiglia imperiale (Kiritsubo, la madre di Genji ne è un esempio).
Tra questa vastissima produzione, spicca su tutti il “Genji monogatari” di Murasaki Shikibu.
GENJI MONOGATARI
Murasaki Shikibu scrive questo libro diviso in 54 volumi nel XI secolo.
Di lei si sa ben poco. Persino il nome non è che uno pseudonimo. Murasaki non è altro che il nome della protagonista del Genji, e Shikibu è riferito al mestiere di suo padre[3]. Nemmeno possiamo datare con sicurezza la sua nascita, avvenuta probabilmente all’incirca nel 973.
Il suo più grande merito è quello di aver scritto uno dei capolavori della letteratura giapponese.
Al centro di questo romanzo vi è la vita di Hikaru Genji (Genji lo splendente), figlio dell’imperatore e di una dama di corte, famoso per la sua bellezza e la suo spirito brillante. Egli non è una figura storica veramente vissuta, semmai è un compendio di quello che un perfetto cortigiano del tempo
doveva essere. Il lettore vede Genji dare dimostrazioni della sua incredibile bravura nella musica, nella poesia e in qualunque altra arte conosciuta.
La maggior parte del libro racconta in particolare le avventure galanti dell’uomo, che dimostra più volte di avere un certo debole per il sesso femminile. Centrale è la sua storia con Murasaki, donna dalla personalità forte (tanto da diventare la vera protagonista tra decine di personaggi femminili), che diventerà la sua compagna[4].
Lungi dal parlare di vicende politiche, il libro si sofferma di più sulla vita di tutti i giorni, descrivendo come i cortigiani amavano passare il tempo[5]. Ne traiamo quindi un importante spaccato di vita quotidiana in cui ogni avvenimento è descritto con cura e attenzione.
Grande importanza ha poi la sfera sentimentale. La psicologia dei personaggi è sempre un fulcro fondamentale del libro, tanto che il lettore per forza di cose è portato a sentirsi vicino ai personaggi.
E sono proprio i personaggi il punto forte di questo romanzo. Nonostante l’altissimo numero di figure che compaiono, ognuna di esse ha una propria storia, un proprio back-ground e una propria personalità che rimane sempre coerente.
[1] L’alfabeto giapponese moderno conta l’uso dei Kana ( alfabeto sillabico creato intorno al IX secolo dal bonzo Kūkai) e dai Kanji (caratteri di origine cinese).
[2] Questo si può prosaicamente vedere anche dal fatto che gli hiragana tendono ad essere più “artistici” e più “aggraziati”
[3] Ovvero presso un Ministero del Cerimoniale (shikibu sho).
[4] Anche se non sarà mai la sua moglie legittima.
[5] Molte volte ci troviamo di fronte a gare di musica, di poesia o di pittura.