CONSIDERAZIONI
A cura di Emy
Mitsukazu
Mihara dà
buona prova di sé in quest'opera composta da un volume appena. Le tavole
risultano ben bilanciate, all'insegna dell'equilibrio tra bianchi e neri, mentre
i retini pur essendoci fanno sentire una timida presenza, quasi non necessaria.
Ciò che colpisce del lato grafico è l'estrema pulizia delle tavole: le linee
sono sobrie, senza nessuna sporcatura, mentre le inquadrature sono precise e funzionali
alla narrazione. Quest'ultima é divisa in episodi che si distinguono per la loro
brevità e risultano volutamente frammentari, servendo benissimo allo
scopo, cioè ritrarre essenzialmente quella che è una storia di
amore e purificazione, di perdono e di perdita. Ma il contenuto di "R.I.P."
è assolutamente imprescindibile dalla forma, dal momento che è totalmente
mediato da una poetica in toto estetizzante: gli ambienti, sia che si tratti di
cimiteri che di semplici strade, sono resi dal particolare tratto dell'autrice
come decadenti, intrinsecamente permeati da atmosfere crepuscolari. Ciò non
toglie che sono comunque i personaggi il marchio di fabbrica della Mitsuhara:
sfoggiano guardaroba impeccabili che rivestono i loro corpi come le loro anime,
rendendoli più che mai icone glamour. Icone peraltro niente affatto statiche, ma
dinamiche, che strizzano l'occhio al lettore prendendosi in giro, dispiegandosi
con verve e ironia. A partire dai protagonisti: una coppia irresistibile, quella di Rose e di
Undertaker. Rose
è ribelle, impulsiva, assolutamente capricciosa e spontanea, ma anche totalmente
positiva e solare, un po' folle. Undertaker, così
compassato, oscuro, misterioso, monocorde nella sua mania suicida le fa da
pendant: l'uno si appoggia all'altro, acquistando credibilità.
Se volessimo trovare dei difetti in questo volume, potremmo considerare che gli
episodi (intitolati requiem) sono forse troppo brevi e che qualche
capitolo in più ad approfondire altri aspetti dei personaggi non avrebbe
guastato. Oppure potremmo puntare il dito contro il guardaroba di Rose,
veramente fornitissimo visto che cambia abito (in stile lolita, of course),
unitamente all'acconciatura, in ogni episodio.
Ma è proprio questo che contraddistingue i manga di Mitsukazu Mihara,
autentica regina del Gothic lolita style, autrice che ha trovato la sua ideale
dimensione narrativa in racconti brevi e incisivi, espressi da una grafica che
risulta niente affatto solita e scontata, ma anzi originale, piacevole e fresca.
In conclusione: un'opera che non
stonerebbe nell'attuale -talvolta asfittico- panorama italiano degli shoujo
manga.