CONSIDERAZIONI
A cura di paul_v
Qui in Italia abbiamo potuto conoscere la talentuosa Akimi Yoshida solo grazie alla pubblicazione, da parte di Planet Manga, di Banana Fish, uno shoujo “atipico”, almeno secondo gli standard cui sono stati e sono sempre più abituati i lettori italiani: uno shoujo che sapeva mescolare sentimento e sangue, presentando situazione crude come sparatorie, ferimenti e ogni genere di violenza. Insomma, uno shoujo che farebbe storcere il naso a gran parte dell’attuale pubblico femminile (e non) dello shoujo, se consideriamo la fonte delle classifiche dei manga più venduti!
Kisshou Tennyo ha di Banana Fish quello stesso stile asciutto ed essenziale, robusto e cristallino al tempo, che tanto ha affascinato i pochi lettori italiani della Yoshida; chiarezza espositiva, sceneggiatura elaborata, ruvido realismo che allontana il pericolo di esasperati toni melodrammatici ai limiti del parossismo e valorizza il sentimento con la qualità del “sottovoce”: tali elementi possiamo ritrovare, o trovare per chi malauguratamente non avesse ancora letto Banana Fish, in Kisshou Tennyo.
I toni della Yoshida, toni che rifuggono dall’eccesso e che suggeriscono una voce sotterranea a legare tra loro situazioni e personaggi, erano in Banana Fish al servizio di un manga cruento e altamente drammatico; così è anche per Kisshou Tennyo. Ma con una differenza, che forse lo renderebbe molto più appetibile per un largo pubblico italiano: l’ambientazione di questo shoujo è quella familiare della scuola, i protagonisti sono giovanissimi studenti, i temi consueti della crescita e del sentimento non mancano.
Che Kisshou Tennyo sappia essere anche un raffinatissimo “thriller psicologico”, che trasfigura a volte l’edificio scolastico e alcuni personaggi nella chiave del brivido, fino al soprannaturale, non è che una qualità in più: la coloritura del giallo, unita allo studio psicologico dei protagonisti, coinvolge il lettore in una storia tesa ed energica che corre verso il finale e, al contempo, lo pone di fronte a momenti enigmatici di silenzi e sottintesi su cui l’autrice sembra invitarlo a porre attenzione.
La centralità assoluta del personaggio di Sayoko Kanou, l’affascinante ragazza dai modi principeschi e dallo sguardo magnetico, dolce e crudele insieme, è, per l’architettura del fumetto, fonte di grande compattezza: questo manga, che si organizza in quattro volumi, presenta una coesione che non ammette tempi morti nella narrazione, né ridondanze e tantomeno vuoti strutturali. Se Banana Fish, anche per via della sua maggiore lunghezza, poteva mostrare qualche digressione di troppo a scapito dell’organicità, o, specie, ripetizioni di situazioni narrative analoghe, questo manga è un vero gioiello dell’arte del raccontare dalla prima all’ultima pagina.
E, in riferimento alla cultura italiana del manga, Kisshou Tennyo avrebbe probabilmente molte più possibilità di ricevere una buona accoglienza rispetto a quanto non sia accaduto per l’unico manga a oggi edito della Yoshida: Kisshou Tennyo sa essere un capolavoro di stile, un manga “eccentrico” rispetto alla bassa o bassissima qualità degli shoujo che vendono in Italia, ma senza eccedere quegli stessi “canoni” che sono, in realtà, costruzione fasulle e di comodo di una politica editoriale a volte, però, del tutto legittima.
La presenza forte di elementi come il rapporto fra i sessi, i primi turbamenti adolescenziali e… la terrazza della scuola, il tutto in un’atmosfera “gialla”, fa sì che questo shoujo manga sia raggiungibile dal consueto e più largo pubblico di lettori.
Quella enigmaticità ambivalente, che faceva la ricchezza formale e di senso di Banana Fish, è qui piegata a un tema, il conflitto fra gli universi maschile e femminile, che potenzialmente suscita maggiore interesse nel pubblico e che, di fatto, è sempre stato al centro di molta tradizione shoujo. La grandezza della Yoshida sta nell’aver saputo trattare una tematica così visitata e con tanta storia alle spalle, con quella sua caratteristica robustezza che preferisce all’evanescenza del petalo di rosa la consistenza ruvida della corteccia: ed ecco che, in sintonia con la tonalità tenebrosa che domina il fumetto, il rapporto tra i sessi ci è descritto, con la densità di senso che scaturisce dall’ambiguità e dall’ambivalenza, come un campo di battaglia sotterraneo in cui si affrontano, attraendosi e respingendosi, i due poli della mascolinità e della femminilità.
Sayoko Kanou e Ryou Toono sono i due grandi protagonisti di tale scontro marziale, ben lontano, e per fortuna, dagli squallidi romanticismi o dagli infantilistici ammiccamenti di certi shoujo manga il cui successo è soprattutto italiano: due poli che si intrecciano attraverso un gioco di sguardi dai plurimi significati, dalla semplice voglia di conquista o dalla civetteria a una volontà distruttiva che nasce dal dolore e che può contemplare perfino l’omicidio. Lo sguardo di Sayoko è quello di una femminilità fragile e truce insieme, che può arrivare a usare qualsiasi mezzo nella lotta contro il maschio; gli occhi di Sayoko ci mostrano la simultanea presenza nella persona della vittima e del carnefice. E, come in ogni buon shoujo, il polo della femminilità si carica di un fascino ben maggiore, tanto più che tale fascino è affidato qui alla figura di un’elegante assassina!
Akimi Yoshida dovrebbe tornare in Italia anche solo per poter vedere questo splendido manga sugli scaffali delle fumetterie, ormai inondati da merci fumettistiche indegne di questo nome. Kisshou Tennyo potrebbe rappresentare la qualità unita alla vendibilità, e cioè la formula che mette più d’accordo pubblico e casa editrice. E precisiamo ancora meglio: ai lettori che pure non hanno apprezzato la Yoshida di Banana Fish, Kisshou Tennyo potrebbe rivelarsi una piacevolissima sorpresa.