Le interviste tradotte dello SMO: Kazuya Minekura
Notizia pubblicata il 05/11/2012 alle 20:45 da Akaiko.

Categoria/e: Interviste.


Attraverso le domande di questa interessante e prolifica intervista, contenute in origine sulla perfect guide di Saiyuki, Saiyuubito, scopriamo come Kazuya Minekura si sia avvicinata al mondo dei manga e come sia nata la saga di Saiyuki.




Domanda: Ci può svelare cosa l'ha spinta a diventare una mangaka?

Kazuya Minekura: Fin da bambina mi è sempre piaciuto disegnare. Per combinazione, un illustratore aveva aperto una scuola di disegno nel mio vicinato e cominciai a seguire le lezioni lì durante l’ultimo anno di asilo e continuai fino alla sesta elementare. Mi dedicavo agli schizzi, alla pittura ad olio e roba simile. Questo però non significa che avessi davvero imparato. A quell’epoca il maestro di disegno era spinto da questo credo: “Non bisogna necessariamente disegnare bene. Basta disegnare quello che ci piace”. Ed infatti io disegnavo soltanto ciò che catturava il mio interesse. Ma è stata un’esperienza divertente. Mi piaceva disegnare ma ero consapevole che i miei disegni "non fossero un granché" così, quando mentre frequentavo la scuola elementare, mi ero già rassegnata: “E’ impossibile che riesca a diventare una mangaka” mi dicevo ed ero piuttosto delusa (ride). Nonostante ciò, il mio sogno era quello di intraprendere un lavoro creativo. Così pensai: “Se non so disegnare mi dedicherò alla scrittura!” e durante le scuole medie puntai il tutto per tutto sull’obiettivo di diventare una scrittrice. Ma uno studente delle medie che non ha esperienza di vita vissuta non ha granché da scrivere. Leggevo le opere degli scrittori adulti di successo che lavoravano per le riviste e mi dicevo: “Non riuscirò mai a scrivere nulla di simile!” Era inevitabile (ride). Infine, quando frequentavo la scuola media, caddi in depressione pensando: “Credo di non essere nemmeno in grado di diventare una scrittrice…” Così, alla fine, capii. Ciò che mi mancava non era altro che “l’esperienza” (ride). Ad ogni modo avevo voglia di “creare”, non importava cosa. Qualsiasi cosa andava bene: dedicarmi ai manga o ai romanzi, alle foto per giornali, persino alla danza. Quando entrai alle superiori, la prima cosa che feci fu aprire un club di manga. Quando invitai a partecipare gli aspiranti manga-ka trovai soltanto due interessati. Così costrinsi degli amici che non disegnavano manga ad iscriversi e riuscii a raggiungere il numero necessario per aprire il club. Allo stesso tempo facevo parte del club di teatro. Mi iscrissi perché volevo davvero lavorare dietro le quinte. Ma scoprii che non avevano bisogno di me e il professore responsabile mi disse: “Redigere le sceneggiature e dirigere non sono compiti adatti agli studenti” così decisi di lasciare il club. Ero anche interessata alle foto per i giornali ma non c’era nemmeno un laboratorio fotografico. Ma quando la mia vita alle superiori prese realmente il via…trovai più divertente giocare e non disegnai nessun manga (ride). Voglio dire, quando si frequentano le superiori improvvisamente il mondo si fa più grande e interessante. Messi da parte i manga marinavo anche la scuola andandomene in giro. Ecco come trascorsi pigramente un anno intero. Quando divenni una studentessa del terzo anno, 4 nuovi studenti si iscrissero al club. Rimasi sorpresa di quanto fossero tutti bravi a disegnare manga. Mi dissi: “Merda, devo mettermi sotto e disegnare anche io qualche manga!” era un pensiero del tipo: “Non ho assolutamente intenzione di perdere!”. Ad ogni modo sembra incredibile ma fino ad allora non avevo disegnato nessun vero e proprio manga…(ride). Avevo disegnato gli scenari, alcune illustrazioni ma dopo mi ritrovai a chiedermi “…E ora? Come si realizza un manga?” (ride). Non sapevo da dove cominciare. Non avevo piena consapevolezza nemmeno delle mie capacità. Ma ero pur sempre la presidentessa del club e il membro più anziano perciò non avrei potuto uscirmene con un: “Non so come fare”. Così mi limitai a copiare…e cominciai a realizzare irregolarmente un manga per il club delle riviste. Incredibile! Riavvicinatami ai manga riscoprii il mio interesse verso di loro! Si tratta di un "insieme" di creatività. Tu realizzi la storia, tu disegni le immagini (di persone, di oggetti, da varie angolazioni), tu dai vita ai personaggi (scegli le loro battute e definisci le loro caratteristiche principali), ti occupi della regia (incluso il lavoro di ripresa)…In altre parole, era come se fossi il direttore generale con nessuno sopra di me (ride). “Ah, questo è ciò che voglio fare”, pensai. “Non è per niente semplice ma è proprio ciò a cui voglio dedicarmi!”…Anche se bisogna dire che non avevo ancora disegnato un vero e proprio manga (ride), ma avevo deciso che non mi sarei più tirata indietro. Quando frequenti il terzo anno delle superiori è normale parlare del tuo futuro post-diploma. Non soltanto a scuola ma anche i tuoi genitori cominciano a chiederti: “Cosa vuoi fare nella vita?” Non avevo fretta di entrare nel mondo del lavoro ma non studiavo abbastanza per sperare di accedere all’università (ride). In tutta sincerità ero un’idiota che non era nemmeno certa di riuscire a diplomarsi. Non ero nota come una cattiva ragazza ma come una famigerata idiota…(ride). Sicuramente i miei genitori non sarebbero stati soddisfatti se avessi detto priva di qualunque esperienza: “Voglio diventare una mangaka.” Ero stata invitata da alcuni amici ad iscrivermi ad una scuola di design una volta conseguito il diploma. Questo era ciò che mi ero prefissata. Con lo scopo di tranquillizzare i miei genitori mettevo le mani avanti dicendo: “Farò del mio meglio per il mio futuro.” Per cui, presa dal panico, disegnai un manga che fu pubblicato in una rivista. Si trattava di Brother.


D: Quindi collaborare alle riviste faceva parte della ricerca di un lavoro?

K.M.: Beh, fino a quel momento avevo soltanto il materiale che avevo realizzato nel mio taccuino e un manga promozionale di 8 pagine che avevo presentato per il club delle riviste, per cui quello fu il primo manga che completai… Si può quindi dire che non avessi alcuna esperienza su come realizzare un manga. Mi occupavo di aerografare le tavole che rifinivo con inchiostro nero fluido (ride). Anche se si trattava di un lavoro part-time finivo per spendere il mio intero assegno paga in CD (ero ossessionata dalla musica già da allora) così, quando arrivò il tempo di disegnare manga, non avevo soldi per comprare il materiale per realizzare le varie sfumature. Pensai: "Eh, non fa niente" e finii per usare l’inchiostro fluido. A pensarci adesso è assurdo (ride). Alla fine ricevetti un premio in denaro per il mio contributo ma l’editore mi disse: “La prossima volta ti prego di usare le sfumature” (ride). Quando ripenso a quel periodo, mi rendo conto di come Comic Genki fu incredibile non solo a pubblicare quel lavoro ma anche a darmi dei soldi per un simile risultato (ride). In seguito, quando gli editori mi chiesero: “Vuoi tentare nuovamente di vincere il premio in denaro?”, disegnai Saiyuki e vinsi anche in quell’occasione. Dopodichè disegnai diverse one-shot di Brother per Comic Genki e riuscii ad ottenere del lavoro dalla casa editrice Tokuma Shoten…Prima che me ne rendessi conto si era già concluso il primo anno dell'università. In quel periodo il carico di lavoro non era molto pesante ma i miei manga erano talmente orribili che mi veniva da piangere. Così mi dissi: “Va bene, alleniamoci!” Un giorno mi venne un’idea e cominciai a realizzare una doujinshi. Io sono tendenzialmente pigra per cui decisi di dedicarmi ad un ambito in cui avrei potuto disegnare facendo pratica. Dopotutto, se avessi investito del denaro in un progetto, non avrei potuto tirarmi indietro a cuor leggero. Da quel momento in poi cominciai a dedicarmi alla saga di Saiyuki, a Wild Adapter e Bus Gamer. Mi trovavo a vendere doujinshi ad un evento quando qualcuno proveniente dalla sezione editoriale della G-Fantasy mi avvicinò. E così realizzai una one-shot di Saiyuki per G-Fantasy…6 mesi dopo cominciò la vera e propria serializzazione.


D: Ha imparato le tecniche per disegnare manga quando frequentava l'università dopo il diploma delle superiori?

K.M.: No, affatto…Ho seguito uno corso di studi di illustrazione all'università. Si trattava di un corso mirato per coloro che aspiravano ad illustrare romanzi o a diventare illustratori. Quando entrai all'università avevo debuttato come mangaka già da tempo e temevo che iscrivermi al corso per mangaka sarebbe risultato strano per cui aderii a quello di illustrazione…(ride). Nonostante ciò ho imparato molto. Giorno dopo giorno realizzavo lavori in grandi dimensioni usando matite colorate. A quel tempo amavo le illustrazioni di Yamagata Atsushi. Inoltre, la ragione per cui scelsi Comic genki come casa editrice a cui collaborare, fu perché ero ossessionata dall’OVA The Hakkenden per il quale Yamagata-san aveva curato il character design… Ma più di tutto mi piaceva Nansou Satomi HakkendenComic genki era la sola casa editrice che serializzava il manga. A quell’epoca era l’unica rivista di manga che compravo.


D: Quando realizzò Saiyuki come suo secondo contributo, si trattò della prima apparizione della storia?

K.M.: La prima volta che disegnai Saiyuki come lo conosciamo adesso fu alle superiori quando frequentavo il club delle riviste. Ma il gruppo di Sanzo era un gruppo di quattro studenti delle superiori che si rifaceva ad una storia di tipo scolastico che avevo ideato alle scuole medie. Avevo in mente di mettere in scena Hsi Yu Ki al festival scolastico con quella storia e fare impersonare a quei quattro i ruoli del gruppo di Sanzo. Ma alla fine pensai: "In questo modo potrebbe risultare ancora più interessante", e scartai l’impostazione scolastica. Saiyuki nacque da questo episodio. Questo accadde quando frequentavo le superiori, se ricordo bene. La ragione per cui scelsi Hsi Yu Ki come storia a cui ispirarmi fu semplicemente dovuta al fatto che vidi La storia parallela di Hsi Yu Ki interpretata da Nobita alla TV e quando vidi i personaggi di Doraemon fare la parodia di Hsi Yu Ki volli provare la stessa cosa con i miei personaggi (ride). Sebbene fossi una bambina, avevo sempre amato la serie TV Hsi Yu Ki . Fu in quella fase che le personalità base di Gojyo= amante delle donne e di Goku= gran mangiatore furono definite. Sanzo era un tipo gentile, un uomo amichevole (ride). Mentre devo confessare che Hakkai era più il tipo sorridente ma distaccato. L’intero manga era più frivolo di quello che è diventato in seguito; era più vicino a somigliare ad una commedia.


D: Poco prima ha mostrato la sua sorpresa nel leggere alcune lettere dei suoi fan. I lettori la influenzano in qualche modo nello sviluppo della storia?

K.M.: No, assolutamente. Sebbene una volta, mentre procedeva la saga dei Burial e Hakkai non era apparso per diversi mesi, ricevetti una lettera in cui vi era scritto: "Se Hakkai non torna sulla scena, smetterò di seguire l'opera" e allora caddi seriamente in preda al panico (ride). Comunque quella lettera non finì per influenzare veramente la storia...ricevo tantissime lettere da parte dei lettori che chiedono cose del tipo: "Fa' che Sanzo faccia...", "Fa' che ad Hakkai accada...", o anche "Concentrati maggiormente su..." ed è ovvio che non possa esaudire i desideri di tutti (ride). Certo, mi dispiace non poterli accontentare e sono felice che i miei lettori amino i personaggi. Ma sappiate che Kazuya Minekura continuerà a disegnare soltanto ciò che Kazuya Minekura vuole. Il gruppo di Sanzo conitunerà a percorrere il cammino che ha scelto. Potrà sembrare prepotente da parte mia (ride) ma non potrei vedere un gruppo di Sanzo agire secondo le direttive di qualcun altro. Anche se qualcuno potrebbe rimproverarmi di non fare apparire un personaggio per troppo tempo (ride). A queste persone rispondo: "Non posso farci niente, è questo il cammino che hanno scelto!" Io fornisco solo lo sfondo, tutto il resto è frutto delle loro decisioni personali. Ancora, ricevo lettere di fan che protestano: "Non prenederti gioco di lui". Persino durante gli incontri per gli autografi mi viene detto: "Fa' che il loro viaggio sia il più piacevole possibile" e "Ti prego, non fare che si facciano male". Ma, sapete, il loro viaggio è davvero insidioso, ed è normale che restino feriti (ride). Se viaggiassero sempre d'amore e d'accordo, felici ed in salute, non verrebbe fuori un granché di storia. Anche se ammetto di possedere un lato piuttosto sadico (ride). Solitamente i personaggi che amo finiscono per sputare sangue o per restare feriti (ride). In "Against the Stream", Goku è il mio preferito, così ho fatto in modo che rimanesse tutto solo e venisse pestato. La ragione per cui recentemente la salute di Hakkai è peggiorata sensibilmente e le situazioni in cui questo personaggio si trova in situazioni difficili sono incrementate è riscontrabile nel fatto che la mia preferenza si è spostata su di lui (ride). Considerate, quindi, che più il personaggio è presente, maggiormente verrà ferito. E' inevitabile... Beh, nel caso di Gojyo, lui deve sempre fronteggiare situazioni a rischio, anche quando non è nelle mie grazie (ride). Credo che il motivo sia riconducibile al fatto che sia facile da disegnare o che si porti dietro ogni giorno il peso del mio amore, perciò è incline a cacciarsi in grossi guai (ride). Mi auguro che i fan di Gojyo capiscano che non ce l'ho con lui (ride).

D.: Sono certo che tra i suoi lettori c'è qualcuno che, leggendo "Saiyuki", ha deciso di voler intraprendere la carriera di mangaka, in futuro. Che consiglio si sente di dargli?

K.M.: Le cose importanti sono "avere fegato" e "fare pratica". Alla fine, disegnare manga è un lavoro che mette a dura prova la mente e il corpo. Immagino che tutti i lavori siano difficili, ma avere come lavoro il proprio hobby richiede una buona dose di preparazione. Ci sono volte in cui, nonostante tu abbia disegnato con tutte le tue forze, non riesci comunque ad ottenere alcun riconoscimento. Quando questo accade, non sai che fare e mettersi nuovamente a lavoro è difficile. Ma non devi arrenderti; ci vuole fegato per superare la tempesta. E qualcosa simile alla tenacia necessaria nello sport. Io stessa devo dirmi: "Alzati! ALZATI!!" (ride). Si tratta fondamentalmente di un lavoro solitario. Anche se si raggiunge la fama, non c'è modo di colmare questo senso di solitudine. Se lavori o meno con degli assistenti, le cose non cambiano. La mole di lavoro necessaria per completare un volume è notevole - di solito tutti i lavori privati sono così - e si rischia spesso di essere vinti dalla pigrizia. Devi essere tu stesso a motivarti. Se non sei abbastanza cattivo da metterti con le spalle al muro e abbastanza masochista da accettare la cosa, è dura. Parlando delle tecniche di illustrazione, non che io sia così talentuosa, ma se perseveri nel disegno prima o poi qualcosa di buono verrà fuori. Lo stesso vale per la creazione di un manga. Si può dire che tutto risieda nell'allenamento continuo. Per ottenere dei risultati, devi disegnare tantissimo. Disegna, prendi ad esempio qualcuno e sicuramente imparerai molto. Inoltre...Una cosa assolutamente necessaria è l'esperienza. Come ho detto prima, la ragione per cui ho faticato a ragiungere l'obiettivo non era dovuta ad altro che a mancanza di esperienza. Niente può nascere dal nulla. Osserva e ascolta ciò che ti circonda, rifletti su quanto percepisci e fatti delle opinioni personali al riguardo. E così, finalmente, ogni cosa prenderà forma. Ogni esperienza, persino quella in cui ho trascorso i giorni nello svago assoluto, tralasciando lo studio, è stata un momento prezioso perché ha fatto di me la persona che sono adesso. Le cose belle e le cose brutte sono tutte esperienze importanti che custodisco dentro di me. Sembra quasi mi stia dando delle arie (ride). Ma in realtà voglio davvero che i lettori facciano del loro meglio. E non mi riferisco soltanto a coloro che aspirano a diventare mangaka. Una volta venni assalita dalla depressione e mi lamentai: "Non voglio più essere una mangaka...". Ero piuttosto seria, allora; stavo meditando di aprire uno studio di disegno per i bambini del vicinato, ero quasi sul punto di tirare fuori i volantini (ride). Sono il tipo di persona che agisce rapidamente, una volta presa una decisione (ride)...Allora uno degli editori...adesso si tratta del manager di Saiyuki, mi disse: "Essere un manga-ka non è un 'lavoro' ma uno 'stile di vita'". "...Ehi, che gli è preso? Parla come Sanzo", pensai, dal momento che le sue parole mi erano arrivate dritte al cuore (ride) e cambiai idea.Non avrei potuto mollare tutto dopo che mi era stata rivolta una frase così bella, così mi dissi: "E va bene, andiamo avanti!" (ride). Sono fontamentalmente il tipo di persona che odia perdere. Dopo tutto sono sempre colei che ha dato vita al gruppo di Sanzo (ride).





Si ringrazia code:veronica per averci concesso l'utilizzo di parte dell'intervista da lei tradotta e che potrete trovare completa sul sito Under drops of cherry petals...


[Fonte: Under Drops of Cherry Petals]




Sistema Nuntius creato da Andrea Apollonio





This page is part of Shoujo Manga Outline
Questo e' un sito no profit: tutte le immagini sono usate per recensire e promuovere gli shoujo manga in Italia. Tutte le immagini sono © dei rispettivi artisti ed editori.
Prima di riprodurre testi, immagini e html di questo sito e' necessario chiedere il permesso.