Le interviste tradotte dello SMO: Natsume Ono
Notizia pubblicata il 05/05/2012 alle 21:15 da Akaiko.

Categoria/e: Interviste.


Sin dall'infanzia la mangaka Natsume Ono ha scoperto di essere profondamente affascinata dall'Italia e da altri paesi stranieri. Ha poi iniziato a disegnare manga come autrice di doujinshi ed ha avuto l'occasione di visitare l'Italia nel 2001. E dopo circa un anno, Ono sensei è tornata in Giappone dove ha iniziato il web comic La Quinta Camera (edito in Italia da J-pop). Il suo lavoro fu repentinamente notato dall'industria dei manga che la convinse ad iniziare una carriera come mangaka professionista. Uno dei suoi più grandi successi è Ristorante Paradiso che ha avuto diritto ad una serie animata ed ha avuto anche un seguito. Quando invece si dedica alla produzione di manga BL l'autrice utilizza lo pseudonimo Basso. Sul sito dello SMO Project potete trovare, tra i progetti conclusi, l'opera della Ono, Orso ed Intellettuale.

 

Natsume Ono: Una mangaka con la passione per l'Italia.


Domanda: I critici spesso parlano della complessità della sua narrativa e della sua prospettiva nello scrivere tipicamente matura. Alcuni attribuiscono questo aspetto al suo debutto relativamente tardivo come mangaka. Crede che iniziare la sua carriera ad un'età più adulta abbia in qualche modo influenzato il suo modo di approcciarsi alle storie ed ai personaggi?

Natsume Ono: In realtà disegnavo manga da un pezzo. Quello che è considerato il mio debutto è avvenuto dopo che ho sviluppato il mio stile di scrittura. In realtà sto scrivendo da un po' più di tempo di quanto la gente pensi generalmente.

D: Lei aveva circa ventisei anni quando ha iniziato a disegnare La Quinta Camera. Quando ha deciso di intraprendere la professione di mangaka?

N.O.: In effetti, per alcuni anni ho disegnato manga come hobby. Ho preso quindi una pausa dal lavoro per visitare l'Italia per dieci mesi e studiare l'italiano. Quando sono tornata mi sono ritrovata senza lavoro. Per circa un anno, ho semplicemente continuato a disegnare. Così ho pensato. "Questo è quello che sto facendo, dovrei provare a farlo in maniera professionale". È stata quella la prima volta in cui ho deciso di diventare una mangaka professionista.

D: Ha menzionato il fatto di aver studiato in Italia. Quanti anni aveva a quei tempi?

N.O.: Avevo circa ventiquattro, venticinque anni. Era il 2001-2002. Dieci anni fa.

 

D: Ha viaggiato attraverso tutta la penisola o si è fermata in un'unica città, tipo Roma, Firenze o Venezia?

N.O.:  Sono stata a Bologna. Ripensandoci avrei tanto voluto visitare altre città, ma sono rimasta per tutto il tempo a Bologna [ride].

D: Uno dei temi principale di molti suoi lavori [tra cui Ristorante Paradiso e Not Simple] è il concetto del viaggio. Può dirci in che modo usa il viaggio come tecnica letteraria nel suo lavoro?

N.O.: Questo non risponde alla sua domanda, ma non io non penso al "perché". Quindi non ho mai realmente pensato al viaggio o a cosa questo possa rappresentare. Perché, per me i personaggi semplicemente iniziano a muoversi. Quindi io guardo indietro e penso cosa possa aver significato per i personaggi aver viaggiato. Ma quando iniziano a viaggiare non c'è, nelle mie intenzioni, un vero perché.

D: È per caso correlato al concetto giapponese del "jibun sagashi no tabi" (un viaggio alla scoperta di se stessi)?

N.O.: Non ho mai neanche provato ad imporre la mia personalità in uno dei miei lavori. Ed è proprio per questo che sono attenta a tenermi fuori, quindi questi tratti in comune che si possono riscontrare nei miei lavori probabilmente rappresentano qualcosa di mio molto profondo. Ma via sicuro che è fatto tutto in maniera inconscia.

D: In maniera più specifica in Ristorante Paradiso e ne La quinta camera, ho notato che usa spesso come setting l'Italia. Che cosa la ispira di questo paese?

N.O.: Ho usato l'Italia come luogo dove ambientare le mie storia ben prima di andare in Italia. È tutto basato su un'ammirazione che ho nei confronti della cultura italiana sia dall'infanzia. C'era tanto sport in televisione ed amavo il cibo.  Da ragazzina, amavo semplicemente l'Italia ed ho iniziato a disegnare fumetti a riguardo. Poi ho deciso di continuare ad utilizzarla come ambientazione dei miei fumetti, ma che volevo vederla con i miei occhi prima di usarla. Anche per questo sono andata in Italia, perché poi i miei manga avrebbero avuto più senso.

D: Il Ristorante Paradiso è basato su un luogo realmente esistente? Qualcuno può visitare realmente "Casette dell'orso"?

N.O.: [ride] Dato che sono andata in Italia come studente, non potevo certo permettermi di andare in ristoranti come quelli. Quindi, no non è basato su alcun vero ristorante. Non ho mai avuto l'opportunità di sperimentarne uno.  Anzi non mi sono ispirata proprio a nulla, è tutto frutto della mia immaginazione.

D: In una cultura mediatica che valorizza ciò che è giovane, lei ha usato con successo molti personaggi di una certa età nei suoi lavori come l'uomo del Casette dell'orso. Quale pensa sia il fascino di uomini di quell'età?

N.O.: Uno dei miei primi lavori è stato una doujinshi incentrata sul tema della miopia. Parlava di persone con poca vista. Quindi ho iniziato a concentrarmi su persone che indossavano gli occhiali. La ragione per il personaggio di Ristorante Paradiso è semplicemente quella. Oltre ciò, amo vedere  i personaggi in luoghi dove possano sempre parlare tra loro. Volevo scrivere le storie delle loro famiglie, il loro passato. Per questo non potevano essere bambini e non potevano essere giovani. Dovevano avere almeno tra i  trenta ed i quarant'anni. Non era necessario che avessero cinquanta o sessant'anni.

D: Dal momento che siamo a New York [l'intervista è avvenuta a New York nel 2011 ndT] devo farle questa domanda. Lei ha scritto anche delle doujinshi e dei manga (Danza e Coppers) a riguardo il NYPD. Cosa l'ha ispirata per utilizzarli nei suoi lavori?

N.O.: Sono sempre stata affascinata in qualche modo  dalla polizia di New York sin da quando andavo alle scuole medie. E' stato a causa di un telefilm chiamato  ESU (Emergency Services Unit) [negli Stati Uniti True Blue] che è stato trasmesso alla tv giapponese quando frequentavo la scuola media. È stato quello il mio primo incontro con la polizia di New York.

D: In termini di struttura, escludendo House of Five Leaves (Saraiya Goyou) e Gente, la maggior parte dei suoi lavori sono one-shot. Preferisce lavorare su storie brevi?

N.O.: Nel caso de La Quinta camera, è stata una decisione presa dall'editore. Nel caso di Not Simple, è iniziato come un web comic. Ho completato un volume ma il secondo non è stato mai dato alle stampe, credo che sia stato semplicemente troncato dall'editore.  Quindi quando Shogakukan, più precisamente la rivista Ikki,  venne a chiedermi il secondo volume io pensai che fosse meglio che uscisse tutto assieme in un volume più corposo del normale. E loro mi dissero che  avevo ragione, che avrebbe funzionato meglio. È stata una sorta di decisione editoriale congiunta. Il format è stabilito, caso per caso, con l'editore. Il caso di House of five leaves è il mio primo tentativo di narrativa veramente lunga. Ma, di contro, mi diverto a disegnare storie episodiche come Gente.

D: Quindi House of Five Leaves  è l'eccezione o pensa di dedicarsi ad altre opere lunghe?

N.O.: Mi piacciono tutte le forme narrative, voglio continuare a fare opere brevi, one shot ma anche dedicarmi alla narrativa più "lunga" anche in forme diverse da House of Five Leaves. Insomma voglio fare di tutto.

D: Il suo stile ed il suo modo di disegnare i personaggi è realmente peculiare ed unico. È molto simile ad alcuni comics americani di tipo indie. In che modo ha sviluppato il suo stile di disegno?

N.O.: Mentre frequentavo la scuola media ho incontrato una disegnatrice di nome Yumi Tada e questo incontro ha avuto su di me una grande influenza. Tutti i suoi lavori erano ambientati in America.  Non penso di fare un paragone azzardato se dico che Yumi Tada ha influenzato un intero stile di disegno, un po' come lo stile shonen jump. Sono molti gli artisti che sono stati influenzati da lei.

D: Ho notato che lei fa un uso molto intelligente delle pause nel suo modo di narrare le storie. Tutti i dialoghi ed anche le azioni sembrano fermarsi al momento clou della narrazione. L'unica cosa che rimane è l'espressione del personaggio nell'atto del pensare.  Questi momenti sono volutamente così introspettivi come sembrano?

N.O.: Utilizzando un gioco di parole è una sorta di auto-riflessione. A volte l'effetto delle parole che si sentono deve essere digerito e penso che le espressioni facciali possano esprimere meglio questa cosa delle parole. Forse questo può spiegare perché non uso parole in queste situazioni.

D: Ho sentito che in questo momento sta lavorando ad una serie storica per il magazine Ikki.  Può dirmi qualcosa a riguardo?

N.O.: Per me è molto difficile parlarne senza dire qualcosa che non dovrei. [ride]. Quindi aspettate la pubblicazione perché l'unica cosa che posso dire è che è ambientato a Tokyo.

 

[Fonte: Giantrobot.com]




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