Le interviste (tradotte) dello SMO: Mari Okazaki
Notizia pubblicata il 06/03/2012 alle 21:28 da Akaiko.

Categoria/e: Interviste.


In onore dell'uscita in Italia di Supplement per Goen vi riportiamo un'intervista del giugno 2006 che l'autrice Mari Okazaki, nota in Italia per Shibuya Love Hotel edito da Planet Manga, ha rilasciato al dipartimento editoriale della rivista Feel Young di Shodensha per promuovere il manga.

I segreti della creazione di Supplement: un'intervista con Mari Okazaki.

Sino al 2001 Mari Okazaki ha lavorato per una grande agenzia di pubblicità. La storia di Supplement si sviluppa in questo ambiente e Mari Okazaki riporta con molto realismo la durezza che ci regna. Nel corso di questa intervista lei ricorda degli aneddoti dell'epoca.

Piyotake (D.E.): Per cominciare, mi piacerebbe farle qualche domanda sulla storia di Supplement. Per i suoi personaggi, ha usato come modelli dei suoi colleghi?

Mari Okazaki (M.O.): Dipende. A volte, ho usato un nome o mi sono ispirata da un particolare di un fisico. Ad esempio per Yugi, il mio modello non ha di certo vissuto ciò che ha vissuto il personaggio, ma mi sono ispirata al suo modo di parlare molto franco, rispetto al suo mestiere di redattrice. Quindi, ho rimarcato il fatto che partendo da un modello esistente è spesso più difficile far vivere il personaggio. Ciò rende alcuni personaggi subito viventi ma meno malleabili, è più difficile farli evolvere come vorrei. Per altri, come Koetsu e Sahara, come in una sorta di vendetta non avevo alcun modello in testa.

D.E: Molte lettrici apprezzano il look dei suoi personaggi. Si direbbe che ognuno ha il proprio stile, si è per caso ispirata a delle riviste del settore? Iniziamo da Fujii...  

M.O.: Fujii ha uno stile sobrio e molto classico, con un leggero toco di moda. Il suo stile è molto vicino ad una rivista come Oggi*. Ad essere onesta, i suoi abiti sono quelli che mi danno più filo da torcere.  

D.E.: Femminile ma semplice, in effetti rappresenta bene lo stile di Fujii. Come definirebbe invece Tanaka?  

M.O.: Lei rientra di più nello stile di "Classy*" ma quando la disegno c'è una marcata differenza tra il modello nella foto ed il risultato finale. Non uso unicamente i magazine di moda come riferimento. Mi ispiro anche a "Fuge*", "Inred*" o anche "Vivi*"ed adatto i loro vestiti, molto femminili e ricchi di accessori, a delle donne che lavorano. Ho un modello per Tanaka ed uno per gli abiti di Tanaka! Quest'ultimo è in osmosi totale con il primo e mi ispiro soprattutto al suo modo di portare gli abiti, alle sue attitudini.  

D.E.: Tanaka è la più fashion ed esuberante. Che mi dice invece degli altri personaggi femminili?  

M.O.: Watanabe, che lavora in un ufficio e Yugi che non è a contatto permanente con il pubblico non indossano dei taillueur ma più che altro dei maglioni o delle magliette. Se devo citare delle riviste anche in questo caso sarebbero "Ryuko Tushin*" o meglio ancora "Ginza*". Vesto entrambe secondo i miei gusti, Yugi più che altro in bianco, Watanabe in nero.

D.E.: Ed i personaggi maschili?  

M.O.: Per Ishida il surfer, scelgo spesso camicie taitiane che non diano troppo nell'occhio. O anche delle magliette con le maniche raglan. In quanto a Koetsu, ignoro il perché ma tendo sempre a disegnarlo con degli abiti sempre pieni di tasche, come i pantaloni tipo cargo. Sahara che è un fotografo si veste di nero di modo che gli abiti non si riflettano nelle sue foto. Ed ha tantissime paia di occhiali diversi...  

D.E.: Ma Ishida ha davverto tempo per fare surf?  

M.O.: Nell'agenzia dove lavoravo, avevo molti colleghi surfisti. Venivano in ufficio dopo essere stati a surfare il mattino molto presto, altrimenti gli dedicavano le mattine dei week-end.  

D.E.: Può fare un punto sull'età dei personaggi? All'inizio dell'opera Fujii ha 28 anni, esatto? Quindi Ogiwara dovrebbe avere la stessa età?

M.O.: In effetti, nella mia testa, Ogiwara ha un anno in più di Fujii, quindi 29. Potrebbe essere entrato all'università un anno dopo o essere andato a studiare un anno all'estero...

D.E.: Koetsu dice che Sahara ha 34 o 35 anni..

M.O.: Sì, 34 o 35 per il momento non posso dirvi altro, chissà lo si potrebbe scoprire in uno dei prossimi capitoli. In quanto a Yugi, all'inizio ha 31 anni, mentre Ishida che ha 2 anni meno di Fujii ne ha 26.

D.E.: Koetsu ha 26 anni quindi hanno la stessa età!

M.O.: Assolutamente! Watanabe ha studiato in un'università con un ciclo di studi di soli 2 anni ed è entrata a far parte dell'agenzia un anno dopo Fujii, ed avendo lei un anno meno di Ishida risulta chiaro che ne ha 25. E dato che Tanaka ha 3 anni più di Ogiwara dovrebbe fare 31, se non mi sbaglio.

D.E.: Nel manga lei ha rappresentato il riposino sulle 3 sedie, ovvero si allineano 3 sedie per potercisi sdraiare sopra. Lei lo ha mai fatto?

M.O.: Ovviamente! Ed in fin dei conti non è poi una posizione così sgradevole.

D.E.: Ma non deve essere troppo comodo se ci si muove troppo con la parte superiore del corpo.

M.O.: E' fuori discussione che questa posizione non consenta di dormire un sonno profondo, ma è l'ideale per quei riposini di circa 30 minuti ad esempio. Si possono anche usare sedie di altezze differenti per regolare la posizione. Ognuno poi ha le sue sedie preferite.

D.E.: Immagino vi contedeste le sedie tra colleghi...

M.O.: Direi di no (ride). Non so come funzioni oggi, ma quando lavoravo io nell'agenzia, quando si veniva promossi si aveva diritto ad una sedia con i braccioli. Sfortunamente per dormire quelle sedie non sono l'ideale. Quindi non usavamo quelle sedie per riposare ma andavamo a cercarne di più semplici... Insomma prendevamo quelle dei colleghi più giovani (ride). Quanto li innervosiva non ritrovare le loro sedie nel momento in cui tornavano in ufficio!

D.E.: Ma è terribile! (Ride). A proposito di sedie e postazioni, durante il loro viaggio d'affari ad Osaka, Fujii e Ogiwara erano assieme sullo Shinkansen ma non uno accanto all'altra. Perché questa distanza? Forse perché un uomo ed una donna?

M.O.: No, non ha niente a che fare con il loro sesso, ma è una pratica comune quando si fanno dei viaggi di lavoro. Poco importa chi sia il collega ci si siede sempre in fila, mai uno accanto all'altro. Sull'aereo, dove i posti sono 3 a 3, si vanno ad occupare anche i posti vicino ad una coppia appena sposata. Durante il tragitto ognuno fa ciò che vuole, io solitamente disegnavo, molti colleghi si portavano dietro il lavoro.

D.E.: Come riusciva a disegnare in treno o in aereo?

M.O.: Per me la posizione ideale per disegnare è quella in cui avvicino le gambe al ventre. Quindi dal momento che ho uno spazio di 90 x 90 cm posso disegnare senza problemi.

D.E.: Ma non è una posizione più traballante?

M.O.: Quando si disegna su di un tavolo normale, cioè in posizione orizzontale, il punto di vista è leggermente falsato per questo i mangaka disegnano su dei tavoli inclinati di modo che gli occhi siano paralleli al foglio. La posizione che uso io è più o meno la stessa cosa.

D.E.: Ma il movimento del treno non la disturba?

M.O.: Per gli schizzi ed i dialoghi il movimento non è affatto un problema. Ovviamente non mi metto a fare dei disegni definitivi in questa posizione.

D.E.: In quest'opera lei usa spesso la parola inglese job (lavoro), le rievoca una situazione in particolare?

M.O.: Nel mondo della pubblicità, in Giappone, la parola job viene usata per indicare un'unità di lavoro. Insomma è una parola che viene usata per calcolare il fatturato. Quando si prepara una fattura si usa dire "bene bene questo lo mettiamo sul job di tizio". Non sta quindi ad indicare un tipo particolare di lavoro ma un modo di fatturare. Ad esempio per uno stesso cliente possono esserci diversi job: uno destinato al mercato televisivo, uno al mercato radiofonico e così via. Ovviamente tutto questo accadeva quando ci lavoravo io, suppongo che ora sia stato tutto informatizzato e non sia più necessario.

D.E.: Ho sentito dire che il repertorio dei pubblicitari esiste veramente...

M.O.: In effetti è uno strumento indispensabile. Sì sono dei libri abbastanza grandi, perfetti se si cerca qualcuno da assumere! Sono rilegati con una copertina cartonata lussuosa ed hanno le dimensioni di un elenco telefonico. L'illustrazione di copertina è sempre affidata al migliore illustratore di quell'anno che ne so Tayuka Onuki o Kashiwa Sato, cambia ogni anno. Ci si trovano un sacco di persone e mi è tornato utile nel momento in cui ho voluto formare una squadra.

D.E.: Parlando del presente invece, come si è avvicinata al mondo dei manga? Sembra che lei fosse già un'autrice prima del suo debutto sul magazine "Bouquet".

M.O.: Sin da quando ero una liceale inviavo i miei disegni a delle riviste per raccimolare un po' di soldi. Quando finii le scuole superiori avevo più di un milione di yen sul mio conto, penso di non essere mai stata così ricca nella mia vita. Dato che volevo studiare belle arti i disegni erano un ottimo modo per avere del denaro disponibile. E continuavo a partecipare ai concorsi ed ogni volta che vincevo mi arrivavano dei soldi o dei materiali per il disegno, a volte però solo il premio.

D.E.: Quindi la sua carriera come mangaka è iniziata con una pubblicazione premio su un magazine?

M.O.: Le mie illustrazioni erano state pubblicate più volte dal magazine "Fanroad" e un giorno la redazione mi ha contattata per chiedermi se volessi scrivere una serie. Ho risposto di sì senza dubbio alcuno. Ed allora sono corsa in una libreria a comprare un manga, il numero 7 di Lamù, per capire come si sviluppassero i manga. Non sapevo nulla riguardo la tecnica e quindi ho acquistato altri manga ed altri magazine per informarmi. Non conoscevo neanche la carta Kent (carta perfetta per il disegno ndT). Quando inviavo i disegni per partecipare ai concorsi, avevo del materiale ma disegnavo sulle cartoline postali e poi erano solo delle illustrazioni non dei veri manga. Quindi il mio primo manga è stato pubblicato direttamente su rivista. Io però tendo a considerare come data del mio debutto il 1994 quando ho disegnato per la rivista "Bouquet".

D.E.: Dopo il liceo ha studiato belle arti...

M.O.: Sì sono entrata all'università delle belle arti di Tama, nella sezione di design. La realtà è che ho iniziato a disegnare anche se in realtà avrei dovuto seguire la strada dei miei genitori. I miei avevano una distilleria di saké da generazioni e io sono la maggiore di tre sorelle. Ma un giorno mi dissero che non c'era bisogno che continuassi l'attività di famiglia ed avrei dovuto trovare un modo per vivere. Siccome mi piaceva disegnare ho deciso di entrare a belle arti nella speranza di poter vivere dei miei disegni. In realtà il mio soggetto preferito era la pittura giapponese, ma è troppo complesso ed era difficile vivere di ciò. Quindi mi sono interessata al design. Bisogna sapere che i "colori di roccia" a base di polveri di minerali, usati nella pittura tradizionale giapponese, sono estremamente cari anche per quantità minime. Questi colori non contengono alcuna colla e sono fatti solo di minerali pressati, quelli che permettono di ottenere i più bei colori del mondo. Sono più preziosi dei gioielli! Io adoro ammirarli! Non hanno nulla a che vedere con i colori prodotti industrialmente, sono un qualcosa di impossibile da ricreare.

D.E.: Quindi, secondo lei, è fondamentale vedere questi dipinti dal vivo per poterli apprezzare? Le riproduzioni non rendono?

M.O.: Esatto. Pensi che il colore va pressato col dito prima di essere impresso sul foglio; anche per questo sono molto cari.

D.E.: Quanto possono costare questi pigmenti minerali?

M.O.: Per una quantità veramente piccola (fa segno con la mano) si può arrivare a 2000 yen. Diciamo che si va in un renge da 500 a svariate decine di migliaia di yen. Se la pietra è molto rara, ha un valore paragonabile ad un diamante. Anche gli utensili sono costosi ed inoltre,l'ambiente della pittura tradizionale giapponese, sembra essere molto duro. Quindi ho pensato che per affrontare il primo anno di studi la cosa migliore da fare fosse design. A quel tempo il mio sogno era di poter lavorare il più possibile per poter possedere una carta di credito. Volevo quindi lavorare in un'agenzia e quando è arrivata l'occasione ero motivata e piena di energia.

D.E.: Come si è trovata a Hakuhôdô? (l'agenzia pubblicitaria per la quale Mari Okazaki lavorava)

M.O.: All'inizio sarei voluta entrare nell'agenzia Dentsu, ma quella agenzia non offriva posti di lavoro come illustratore alle donne. Quindi ho iniziato a lavorare per Hakuhôdô.

D.E.: E' stato difficile entrare a far parte dello staff?

M.O.: Molto. Il reclutamento avviene in tre fasi successive. La prima consisteva nel presentare tutte le opere realizzate sino a quel giorno. La maggior parte dei candidati portavano schizzi e dipinti, io decisi di portare le mie bozze di manga. In realtà, senza saperlo, avrei avuto la possibilità di saltare questo scoglio perché poi mi dissero "Dato che il tuo disegno non è per niente male avresti dovuto saltare la prima selezione". Mi pare anche di ricordare che uno dei membri della commissione abbia detto "Se ci interessassimo alla ragazza che fa manga? Non sembra male". Alla seconda fase sono apparentemente passata al primo posto ed è stato quello a farmi ottenere il lavoro.

D.E.: In che consisteva questa seconda selezione?

M.O.: A partire da una parola e da album da disegno bianco, dovevamo disegnare ciò che ci passava per la mente. In pratica era un test di immaginazione. La parola chiave nel mio caso era "giustamente" chiave! Non so perché ma quella parola ha toccato il mio mondo ed ho iniziato a disegnare e disegnare. Anche gli altri non erano da meno, in media ogni candidato realizzava 200 o 300 disegni, ma qualcuno era arrivato a farne quasi 1000. L'ultima selezione invece consisteva nel creare una pubblicità per una rivista.  

D.E.: Ah erano dei testi pratici quindi? Per giudicare la reattività dei candidati? E quindi è stata lei ad ottenere il posto.

M.O.: Eh sì, ed ero proprio così (tira fuori una sua foto di quei tempi).

D.E.: Ohh una minigonna...

M.O.: Beh il lavoro impegnava tutto il tempo libero di una studentessa assunta part time. Anche le persone che venivano spesso in agenzia mi vedevano così.

D.E.: Onestamente la immaginavo in tailleur, insomma con un look molto da ufficio.

M.O.: In agenzia, crearsi una propria personalità facilita la vita d'ufficio. E' meglio per se stessi ed anche per gli altri, ovviamente fino a che si chiede scusa ma si difendono le proprie opinioni. La società dove lavoravo ci marciava un po' su e quindi ero diventata "la ragazza della minigonna" (ride). Però quando avevo un incontro all'esterno usavo sempre i pantaloni.

D.E.: A quell'epoca quali erano i suoi feticci?

M.O.: Vediamo...Le sigarette? Se no, ogni giorno alle 17 precise ci si fiondava sui dolci che avevamo nel nostro ufficio.

D.E.: Quando gli impiegati "normali" lasciavano l'ufficio, voi facevate merenda?

M.O.: Esatto. A quell'ora facevamo sempre una piccola pausa.

D.E.: Dopo avere iniziato a lavorare presso Hakuhôdô ha continuato a disegnare manga?

M.O.: (Mostra la sua agenda dell'epoca) Ecco come erano le mie giornate, tutte le pagine dell'agenda sono piene praticamente allo stesso modo.

D.E.: Non aveva mai dei fine settimana liberi? E'completamente piena! Aveva almeno il tempo di dormire un po'?

M.O.: Veramente no (ride). Per esempio, quando partivo in viaggio la sera, con il mio fidanzato portavo con me il materiale e disegnavo accanto al letto sul comodino. Se andavamo a passare un fine settimana alle terme stavo in Yukata ma continuavo a disegnare. Questo non piaceva molto al mio fidanzato (ride). E lo stesso valeva durante il tragitto, in treno, in aereo. Ho provato pure a disegnare mentre ero a letto all'ospedale, ma lì mi sono dovuta arrendere ed ho lasciato perdere.

D.E.: Può descrivermi una giornata tipo in ufficio?

M.O.: Credo che da quando lavoravo io nell'ambiente il sistema sia cambiato. Ai miei tempi avevamo un impiego del tempo super flessibile. Bastava essere in ufficio un'ora prima delle 21 per risultare presenti per tutta la giornata. Io rimanevo in ufficio fino anche alle 4 del mattino poi andavo a casa e mi mettevo a disegnare manga fino alle 7 prima di tornare in ufficio per una riunione. Se la riunione era invece di pomeriggio continuavo a disegnare, facevo un riposino e poi nuovamente in ufficio. Anche i miei colleghi lavoravano molto fuori dall'ufficio, si può dire che non avevamo il tempo di sederci sulle nostre sedie! Durante una giornata rimanevamo veramente per poco tempo all'interno dell'ufficio, ma la notte ci riunivamo per giocare che so a mah-jong con disappunto di chi, avendo una riunione non poteva.

D.E.: Era veramente piena di energia. Non le è mai capitato di ammalarsi?

M.O.: A volte desideravo svenire. Mi chiedevo come fosse possibile che non riuscissi a crollare davanti agli altri, avevo diritto di riposare anche io! Un giorno durante una riunione ebbi un attaco di nausea tremendo e dovetti uscire correndo per vomitare. Poi però sono tornata subito al lavoro. Forse perché ero giovane ed avevo una salute di ferro non mi ammalavo mai. E poi volevo continuare a divertirmi, ero anche fan di un gruppo che seguivo praticamente ovunque!

D.E.: E come faceva con tutti questi impegni?

M.O.: Uscivo discretamente dall'ufficio fingendo di avere una riunione per poi divertirmi come una pazza al concerto. Poi prendevo un taxi e tornavo in ufficio come se nulla fosse accaduto.

D.E.: Come si chiamava il gruppo in questione?

M.O.: "Blanket Jet City". Ero talmente ossessionata che li seguivo ovunque dalle loro esibizioni ai festival universitari a quelle nei parchi divertimenti.

D.E.: In quel periodo aveva delle serie manga in corso?

M.O.: Sì, ma dato che lavoravo per "Bouquet" chiedevo sempre tre mesi per preparare una nuova serie e scrivevo solo storie che duravano al massimo sei mesi. Siccome avevo paura di essere monopolizzata dal lavoro nel momento in cui avrei dovuto pubblicare il capitolo, ci lavoravo sempre con molto anticipo.

D.E.: Anche oggi lei consegna sempre le tavole in anticipo. Di questo gliene sono molto grata.

M.O.: La data di consegna di un manga è chiara e netta. E' molto più facile rispetto al mondo della pubblicità dove si richiede di lavorare ad un serie di progetti all'ultimo minuto, di fare riunioni a prescindere dall'orario. Nel giostrarmi tra i due impegni ho imprato a gestire il tempo e ad approfittare di ogni momento di libertà per disegnare.

D.E.: Se non si fosse organizzata suppongo non sarebbe mai "arrivata"...

M.O.: Effettivamente. Ho imparato a disegnare anche solo per 10 o 15 minuti sapendo che qualsiasi cosa avrebbe potuto farmi interrompere senza sapere quando avrei potuto riprendere.

D.E.: E' sempre così organizzata per i casi di emergenza?

M.O.: Sì. Sono organizzata anche contro i terremoti. Ho dei sacchi riempiti di cuscini, vestiti, alimenti per bambini. Io ho due figli ed entrambi soffrono di allergie alimentari, quindi devo essere previdente e pensarci, visto che in condizioni di emergenza per loro il cibo potrebbe essere un problema. Ho anche bottiglie d'acqua, del ramen e delle torce. Insomma potrei sopravvivere e l'idea non mi dispiace.

 

D.E.: Insomma mette in conto tutte le possibili situazioni, anche le più estreme?

M.O.: Preferisco prevenire. Insomma mi alleno come se dovessi prepararmi ad un possibile combattimento con dei nemici che non è detto neanche che esistano (ride). Credo di essere inquieta per natura.

D.E.: Grazie mille per aver risposto gentilmente a tutte le mie domande. Per conludere ci può dire qualcosa sull'adattamento live di Supplement?

M.O.: La serie andrà in onda alle 21, insomma l'orario di punta, e ci troverete degli attori molto popolari, sono curiosa di vedere il risultato!!

*= Riviste femminili giapponesi

Volete saperne di più su Supplement? Leggete la nostra recensione!

Volete saperne di più su Mari Okazaki? Leggete la nostra scheda!

 

[Fonte: Shodensha.co.jp]




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