Le interviste tradotte dello SMO: Natsuki Takaya

News del 06/09/2012 alle 14:45 by Akaiko
Categoria: Interviste


Tornano, dopo la pausa estiva, le interviste dello SMO. Questo mese vi proponiamo un'intervista a Natsuki Takaya, autrice nota in Italia per Fruits Basket, Sogno ed Illusione (editi entrambi in Italia da Dynit) ed Il canto delle stelle (edito da Planet Manga), tratta dal fanbook, inedito in Italia, di Fruits Basket in cui l'autrice ci parla di come è nata l'idea del manga ed i suoi personaggi.

Per chi non ha ancora letto Fruits Basket, ma è intenzionato a farlo, avvisiamo della presenza di un grosso spoiler nell'intervista.

 

I segreti della nascita di Fruits Basket.

 Tohru, Kyo e Yuki

Domanda: Qual è stata l'idea che ha ispirato la storia di Fruits Basket?  

Natsuki Takaya: È passato tanto tempo da quanto ho iniziato a disegnare Fruits Basket quindi non lo ricordo chiaramente. Ma come mangaka, uno dei miei primi obiettivi era quello di essere in grado di disegnare un manga ad ambientazione domestica. Ero ovviamente priva di esperienza quando ho cominciato, quindi non sapevo disegnare molto bene: ho quindi lasciato perdere l'idea ed ho lavorato su altri progetti come Matsu Mono. Ad un certo punto ho pensato "Diamo un'altra possibilità a questa idea" ed è così che ho cominciato ad immaginare Furuba.

D: Con cosa la storia  di Fruits Basket ha cominciato a prendere forma? È stata la trama a dare il via a tutto o il tema, i personaggi o qualche scena in particolare?

N.T.:  C'è una conversazione che avviene nell'ultimo capitolo o giù di lì. Ho fatto crescere tutto da quello.

D: Ci sono delle scene in Fruits Basket che voleva disegnare in maniera particolare? Quali?

N.T.:  Sono le cose a cui ogni personaggio si aggrappa, i desideri o l'amore… è questo ciò che voglio disegnare. Ciò  che amo sono i momenti in cui queste emozioni vengono premiate.

Tohru, Yuki e KyoD: Quando ha deciso di utilizzare come tema lo zodiaco cinese?  

N.T.: Il dizionario che uso sempre ha una tabella dello zodiaco cinese al suo interno ed ogni volta che la vedevo pensavo "È interessante, mi chiedo se potessi usarla per qualcosa". Quindi quando ho iniziato a disegnare Furuba il mio editor mi disse "Aggiungiamo un sorta di tema" , quindi ho detto "Ok, allora usiamo lo zodiaco cinese". È stata una decisione presa a cuor leggero. Non mi ero resa conto che ci sarebbero stati così tanti personaggi (ride).  

D: Quando è iniziata la pubblicazione di Fruits Basket, quanti capitoli aveva programmato?  

N.T.: L'avevo programmato con la sua attuale lunghezza, ma avevo preparato anche una versione in 6 ed una in 12 capitoli. La mia autostima in quel periodo non era molto alta, quindi non pensavo certo convinta che mi avrebbero disegnare per così tanto tempo (ride). Sono felicissima che quelle versioni brevi siano state disegnate inutilmente.

D: Quale è stata la reazione dell'editor la prima volta che gli ha spiegato il concept di Fruits Basket?  

N.T.: È stata una reazione sottile (ride). Avevo un'altra storia pronta oltre a Furuba, ma l'editor mi ha detto "Perché non fai quella? (ride). Ma io ho chiesto di farmi disegnare Furuba. Non avevo alcuna sicurezza a riguardo ma pensavo che in quel momento era Furuba quello che volevo disegnare.

D: Prima di decidere per il titolo Fruits Basket come lo chiamava?

N.T.: Com'era…? L'ho scordato… Ma mi pare di ricordare che fosse qualcosa di veramente strano. Sono felice di aver scelto Fruits Basket, non riesco ad immaginarlo chiamato in nessun altro modo.

 

 I personaggi di Furuba.

Furuba charaters

D: Quale personaggio è nato per primo?  

N.T.: Mi faccia pensare, chi era? Penso che la prima sia stata Tohru, e poi Yuki e Kyo ma è un ricordo vago. Ma il primo personaggio il cui aspetto e la cui personalità mi hanno veramente colpita, senza alcuna esitazione deve essere stato Kyo. Mi sembra proprio di ricordare che fosse lui il personaggio su cui avevo meno dubbi.

D: Hana-chan, Kagura ed altri personaggi aggiungono il suffisso -kun al nome di Tohru e la chiamano Tohru-kun. Perché questa scelta?

 N.T.: Perché non pensavo che Thoru-chan le stesse particolarmente bene. Ho pensato che un onorifico più dignitoso fosse una scelta migliore per una ragazza svagata come Tohru.

D: Penso che Tohru abbia una personalità veramente unica. Come è arrivata a costruire la sua personalità ed il suo background? E ha sempre avuto intenzione di farle usare un linguaggio così educato?

N.T.: Ho considerato un sacco di cose. Ho pensato che per essere una ragazza che accetta i sentimenti degli altri con tanto entusiasmo avrebbe dovuto avere un modo inusuale di vedere le cose di modo che non fosse distrutta dalla sua stessa empatia. Ma ero preoccupata che avesse bisogno di qualcosa in più. E poi ho pensato "Oh sì, le farò usare un linguaggio super educato e glielo farò usare in maniera inopportuna". E quindi il suo personaggio è nato in pochissimo tempo (credo).

Tohru, Uo e SakiD: Perché ha scelto di dare alle migliori amiche di Tohru delle caratterizzazioni così forti, come renderle una yankee ed una sensitiva che vede le onde? 

N.T.: Volevo che Tohru, come personaggio principale, avesse delle migliori amiche con delle personalità così esplosive da non essere nascoste dallo zodiaco.

D: Ci sono dei personaggi il cui aspetto, ruolo, carattere è cambiato molto rispetto al concept originale? Quali sono questi cambiamenti?

N.T.: Nessuno dei personaggi è cambiato "molto". Sviluppo i personaggio secondari lentamente in modo che io abbia tempo di renderli ciò che voglio che essi siano.

D: Quando ha iniziato la serie, pensava ad Akito come ad una donna?

N.T.: Sì. Ho sempre amato disegnare personaggi "neutri" dal punto di vista del sesso, di modo che tu non possa dire se siano uomini o donne.  Com'è che si dice…moe? (ride).

D: Il precedente capo della famiglia Sohma ed i membri del Juunishi soffrivano della maledizione nel modo in cui Akito e gli altri personaggi ora posseduti fanno?

N.T.: Bella domanda. Il Juunishi e Dio precedenti non stavamo mai tutti assieme allo stesso  tempo ed alcuni probabilmente non si erano mai incontrati, quindi è possibile ci fossero sentimenti diversi. Ma credo che la sofferenza del Gatto sia l'unica cosa che non è mai cambiata.

D: Dal momento in cui abbiamo scoperto che Akito era una donna, la storia sembra essersi mossa verso una direzione più matura. Aveva programmato questo cambio di tono sin dall'inizio?

N.T.: Sì. Ma gli sviluppi più maturi ed adulti non sono la parte che volevo disegnare di più.  Ora come ora i personaggi stanno scalando un muro, si stanno perdendo e stanno commettendo errori. Ed è giusto per loro stare in questo modo ora come ora, ma io voglio disegnare cosa c' è dall'altra parte del muro, che è la parte della storia che ora sto costruendo. Per me è sempre così.

D: I tratti principali dell'animale da quale ogni membro dello zodiaco è posseduto sono riflessi nei personaggi e nel loro design, ma ha usato anche riferimenti all'oroscopo cinese?  

N.T.: No. Ho curato con attenzione gli aspetti (ad esempio il bufalo è bianco e nero, quindi c'è Haru bianco e Haru nero, e Kagura è il cinghiale, quindi carica etc.) ma ho semplicemente creato i personaggi che volevo creare, tutto qua.

D: Ci sono tantissime scene toccanti in Fruits Basket, c'è qualche scena che l'ha fatta piangere mentre la disegnava?

N.T.: Non ho mai pianto mentre lo leggevo. Ma ci sono state delle volte mentre scrivevo la prima bozza, una versione così rozza del capitolo che solo io riesco a decifrare (a volte con difficoltà visto che ci scrivo sopra tutto quello che mi viene in mente) in cui mi sono commossa. Ma è imbarazzante parlare di queste cose.

D: Ci sono comunque anche un sacco di scene umoristiche e divertenti. Qualcuna è riuscita a farla scoppiare a ridere?

N.T.: Quando sto scrivendo penso sempre che una cosa possa essere più divertente di un'altra quindi non riesco a ridere. A volte rido quando rileggo il manga per controllare i ballon. Ma veramente, la prego, è molto imbarazzante per me rispondere a questo tipo di domande quindi, per favore, la prego di non chiedere altro (ride).

D: Qual è la cosa più importante per lei mentre decide sul layout e la composizione delle tavole?

N.T.: Presto molta attenzione a cose come il ritmo generale, il posizionamento e da che parte i visi dei personaggi guardino. Il risultato, però, non è sempre quello che avevo immaginato...

D: Mentre continua a disegnare Fruits Basket, quale sono le cose più importanti per lei?

N.T.:  Ciò che è nel cuore della storia.

D: Per concludere, ha un pensiero da dedicare ai suoi lettori?

N.T.: Come sempre, grazie mille. Grazie per tutto. Ogni volta mi viene chiesto di lasciare ai miei lettori un messaggio, non so ma cosa dovrei dire o come dovrei dirlo (ride), ma quello che voglio esprimere è la mia gratitudine. Tutto il vostro supporto mi raggiunge, quindi grazie per questo. Voglio realmente ringraziare chiunque legga i miei lavori e chiunque mi abbia mai aiutato. Furuba ha ancora tanta strada per arrivare alla sua conclusione (ride) ma spero continuate a seguire personaggi lungo le loro montagne e le loro vallate. Io farò del mio meglio!

Momoji e Hatori

 

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[Fonte: Fruits Basket fanbook]  



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Le interviste tradotte dello SMO: Fumiyo Kôno

News del 06/07/2012 alle 17:07 by Akaiko
Categoria: Interviste


Svoltasi a partire dallo scorso marzo, Planète Manga è una mostra che ha sede presso il Centro George Pompidou a Parigi ed accoglie, tra gli altri, Fumiyo Kôno, autrice di Hiroshima nel paese dei fiori di ciliegio e Kokko-san (editi in Italia da Ronin Manga).

In questa occasione, lo staff del sito manga-news, che ringraziamo per averci concesso di tradurre questa intervista, ha incontrato questa mangaka di talento che si è dimostrata dolce e semplice proprio come le sue opere.  

Manga-news: Kôno sensei, grazie per aver accettato questa intervista. Quale è stato il suo percorso per divenire una mangaka?

Fumiyo Kôno: Dopo aver interrotto gli studi all'università di Hiroshima, sono andata a vivere a Tokyo dove ho iniziato ad aiutare un amico che prima di me aveva interrotto gli studi per diventare un mangaka. In maniera del tutto naturale, mi ha chiesto di diventare la sua assistente ed è lui che mi ha spinta a diventare anch'io una mangaka. In seguito penso che sia stato il mio manga Machikado Hanadayori che mi ha fatto "decollare". Ho comunque continuato a lavorare con altri mangaka, continuando a disegnare altre opere da sola.

MN: Cos'è che che ha spinto lei, originaria di Hiroshima, a parlare del dramma che ha vissuto questa città nel "Paese dei Ciliegi"? Cosa rappresenta per lei quel lavoro?  

FK: Ad essere franca, non amo parlare di guerra nei miei manga (ride). Quindi non è che desiderassi veramente disegnare un manga sulla bomba atomica ma, essendo originaria di Hiroshima, mi sono resa conto che questo fatto era profondamente legato al mio cuore. In realtà sono poche le persone che si interessano alla bomba atomica, sia in Giappone che a Hiroshima. Sembra che abbiano dimenticato ciò che è accaduto durante la seconda guerra mondiale o ancora che preferiscano ignorarlo. Dal mio canto io ho cercato di costruire un'opera di commemorazione, di ricordo di ciò che è accaduto e delle conseguenze che questo ha avuto sui civili.

MN: I suoi personaggi sono spesso unici, dotati di un carattere fortemente delineato. Ad esempio, come sono nati Sosuke e Michi, marito e moglie nel manga Nagai Michi?  

FK: In Giappone esiste un manga con lo stesso titolo disegnato da Yu Takita (autore pioniere del manga autobiografico) che adoravo. Devo dire che sono stata fortemente influenzata da questo titolo. In questo manga non c'è altro che la vita di una coppia, molto calma che ho trovato molto bella. All'inizio quindi volevo fare la stessa cosa, anche se il risultato è stato differente anche a causa del carattere di Sosuke e Michi.

MN: Come è nato il manga Sansan Rokku?  

FK: Il magazine dove ho pubblicato Sansan Rokku era destinato principalmente ad un pubblico fatto di uomini di mezza età. Mi sembrava quindi evidente che il personaggio principale di Sansan Rokku doveva essere un uomo. Seguendo su questa via ho notato che spesso, nei manga destinati a questo pubblico i personaggi sono uomini impauriti dal fallimento. Quindi la mia ambizione è stata quella di approfondire questo argomento e di far passare un messaggio agli uomini, che spesso sono troppo fieri: anche gli uomini possono fallire, l'errore è umano. A partire dal momento in cui si accetta questo fatto si avanza. Il protagonista di Sansan ne è l'esempio: ha fatto degli errori quando aveva la sua sposa al suo fianco, non è mai stato molto affezionato o utile durante la vita di tutti i giorni. Una volta che è stato lasciato dalla sua sposa, ne prende coscienza, ma lungi dal lasciarsi abbattere può contare con la sua famiglia per poter comprendere certe cose ed andare avanti.

MN: Sì, si riesce a capire bene l'evoluzione del protagonista sul filo delle pagine. All'inizio è brontolone, poi si addolcisce a contatto con la sua egocentrica nipote e la giovane ed affascinante Senkawa...

FK: Inizialmente non mi sono resa conto che anche le relazioni con gli altri personaggi lo facessero cambiare, ma in seguito questo aspetto mi è apparso come un qualcosa di evidente. Sanpei ha molte difficoltà a comunicare  con gli altri e io volevo vedere come sarebbe riuscito ad affrontare i suoi problemi. È con questa idea in testa che ho fatto nascere la sua relazione con Senkawa.

 

 

MN: E dove ha preso l'idea di Kokko-san un'opera più infantile ad un primo approccio (anche se è lontano da esserlo)?  

FK: L'idea è venuta un po' per caso (ride). Un altro autore non aveva potuto pubblicare la sua opera su un dato numero del magazine ed io l'ho dovuto rimpiazzare molto rapidamente. Il primo capitolo di Kokko-san è nato a questo modo. Ma data la popolarità ottenuta con un solo capitolo, la pubblicazione è diventata regolare.

MN: Malgrando dei soggetti spesso maturi (la bomba atomica, la morte di una persona cara…) il suo tratto resta leggero ed infantile e soprattutto molto dolce. Perché? Per caso c'è una volontà di poter raggiungere e toccare tutto il pubblico anche ragazzi e le ragazze più giovani?

FK: Vi ringrazio, mi fa veramente piacere che questo aspetto sia compreso attraverso i miei disegni. A dire il vero detesto disegnare cose tristi, ma durante la vita non è tutto rosa, ci sono dei momenti di tristezza che non possono essere occultati. Questo stile io l'ho adottato per tentare di affrontare delle cose poco gioiose che però fanno parte della vita e per farlo accettare ad un pubblico che, come me, non ama le storie forzatamente tristi.

MN: Oltre a Yu Takita, pensa di avere avuto delle influenze particolari, sia in campo manga che non?

FK: Seguo pochissimo il cinema, di contro leggo molti manga e soprattutto romanzi. Nel campo manga oltre a Yu Takita, che è stata l'ispirazione principale, anche  Fujiko F. Fujio, il duo d'autori che ha inventato Doraemon. Ovviamente c'è anche Osamu Tezuka di cui amo particolarmente le opere Capitan Ken, Tsumi to Batsu (che è un adattamento di  Delitto e castigo) e La Fenice. Su La Fenice però dipende dagli archi narrativi, alcuni mi hanno influenzata molto più di altri. Inoltre sono una grande fan di André Gide.

MN: Il paese dei ciliegi ha avuto una trasposizione cinematografica. Ha avuto un qualche ruolo nel adattamento? Che ne pensa del risultato finale?

FK: Non ho realmente partecipato, ma ho amato tantissimo questo adattamento che è stato molto fedele al mio manga. Si sente proprio che è stato un lavoro fatto con serietà.  

MN: Lei ha vinto dei premi come il Japan Media Arts Festivale ed il premio Tezuka. Cosa rappresentano questi premi in Giappone?

  FK: Il premio di Japan Media è attribuito dal Ministero della Cultura giapponese, si tratta quindi di un premio nazionale prestigioso. Il premio Tezuka è assegnato da un grande giornale giapponese, Asahi Shinbun. Questi premio esistono da tantissimi anni, ma prima i premi erano solo dati dalle case editrici, che lo facevano più che altro come ringraziamento per il lavoro eseguito. Si può quindi considerare l'arrivo di questi premi come il riconoscimento dei manga sia come arte che come elemento culturale. Ciò che è bello di questi due premi è che non si limitano ad una sola casa editrice o ad un solo tipo o target di manga. Tutti hanno la loro chance: dalle opere più brevi alle più lunghe.

MN: Per concludere, una domanda che potrebbe essere personale. Nella postfazione di Nagai Michi, lei dice che come fonte di ispirazione per il personaggio di Sosuke ha usato un uomo chiamato Hidemistus. Chi è questo famoso Hidemitsu? Per caso è suo marito?   

FK: In effetti è proprio mio marito (ride).

MN: Suo marito è caratteriale come Sosuke?

FK: Lui è molto gioioso, ma anche brontolone anche se si tratta di nasconderlo. Anche quando questo non va bene finge di essere contento, ma non frega nessuno! Devo dire però che non è brontolone come Sosuke ma a differenze del protagonista sta Nagai Michi non è una persona che dimostra apertamente il suo affetto.

MN: E lei si riconosce almeno un po' nel personaggio di Michi?

FK: Non credo proprio, ma devo dire che vorrei essere come lei. In realtà però, potrebbe essere il caso, perché il mio staff sostiene regolarmente che io somigli a Michi (ride).

MN: Grazie mille per questa intervista!

FK: Grazie a voi!

 

 

 

 

Volete saperne di più su Hiroshima nel paese dei fiori di ciliegio? Leggete la nostra recensione!

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[Fonte: Manga-news]



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Le interviste tradotte dello SMO: Makoto Tateno

News del 05/06/2012 alle 20:16 by JunoLoire
Categoria: Interviste


Makoto Tateno ha debuttato come disegnatrice di manga nel 1986. Da allora ha realizzato oltre 30 serie, soprattutto shojo e yaoi. In Italia è stato licenziato il suo lavoro più famoso, Yellow, dalla Ronin Manga / Kappa Edizioni ed annunciato il seguito. In USA, Francia e Germania invece l'autrice è molto popolare e vi sono molti suoi titoli disponibili. Nel 2009 è stata anche ospite allo Yaoi Con dove una giornalista di Graphic Novel Reporter ha avuto la possibilità di parlare con lei del suo lavoro.

Yaoi Love: un'intervista con Makoto Tateno


Makoto TatenoDomanda: Lei è ormai nell'industria dei manga da oltre 20 anni. Pensa di essere cambiata come artista nel corso degli anni? E' mai andata in direzioni che non si sarebbe mai aspettata di prendere?

Makoto Tateno: Il mio esordio di disegnatrice è stato con uno shoujo, ma io volevo disegnare BL e così mi sono messa in proprio per farli poiché li adoro. 

D: Com'è strutturata la sua giornata lavorativa? Si concentra su una serie alla volta o ha più lavori in corso?

M.T.: Di solito faccio un capitolo alla settimana, dedicando due giorni alla trama. Attualmente sto lavorando a cinque serie: per la Libre disegno Muse Gakuen; per la Shinshokan disegno RomeoxRomeo. Poi lavoro su Blue Sheep Reverie, sulla versione per cellulare di Yellow e su un altro manga, sempre edizione per telefono cellulare, chiamato Knocking on Heaven’s Door, che è in realtà l'adattamento manga di un film olandese.

D: Quanto tempo dedica alla pianificazione di un nuovo progetto? Comincia facendo delle ricerche oppure scrive direttamente la storia?

M.T.: Dedico almeno un paio di mesi alla preparazione di un nuovo manga (mentre lavoro su altre cose), però comincio sempre dalla stesura della trama.

D: Quando lavora a cosa dedica maggior tempo, alla parte grafica o alla trama? Preferisce l'una all'altra? Che parte preferisce lasciare agli assistenti?

M.T.: Uhm. (pensa). Penso che la parte su cui lavoro maggiormente sia la trama, perché è quella che nasce per prima. Ma amo disegnare, è la cosa che preferisco quando realizzo manga. Mi piace lasciare agli assistenti l'inserimento dei testi (il lettering, le onomatopee). (L'assistente della Tateno sottolinea però che alla fine lei fa pure buona parte di quelli).

YellowD: Yellow è uno dei manga più popolari tra i fans americani sin dalla sua pubblicazione nel 2005. E' altrettanto famoso in Giappone o ci sono suoi titoli che rubano lo scettro? Ha un preferito tra tutti i manga che ha realizzato?

M.T.: Quando Yellow uscì in Giappone era popolarissimo, ma in America ha avuto una pubblicazione più lunga e i fans si sono affezionati. Amo tutti i miei lavori, ma se dovessi sceglierne uno, sceglierei proprio Yellow.

D: Come pensa che si stia sviluppando il mercato dei BL? Pensa che le storie diventeranno più realistiche, riflettendo meglio la realtà dell'omosessualità? C'è un tipo di storia BL - ad esempio fantasy, paranormale o storica - che secondo lei diventerà più popolare di altre?  

M.T.: Penso che sempre più persone stanno cominciando a disegnare i loro BL e quindi avremo sempre più storie pubblicate. Ci sono disegnatori di storie BL realistiche, ma non credo che diventeranno popolari più di tanto perché le donne preferiscono il romanzato al realistico. Forse le storie personificate, come Hetalia (un manga ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, dove ogni paese è un ragazzo carino e sterotipato) sono quelle destinate a diventare più popolari.  

D: Pensa che scriverà sempre BL e shoujo o le piacerebbe disegnare anche altri tipi di manga?

M.T.: Mi piacerebber disegnare un thriller.

D: Riceve domande e richieste dai fans americani? Che differenze nota tra i fans americani e quelli giapponesi?

M.T.: Mi piace moltissimo incontrare i fans americani. Gli americani sono più liberi mentre i giapponesi sono piuttosto introversi. Sono davvero felice che il BL abbia sempre più sostenitori.

D: Che ne pensa del fatto che i suoi lavori vengono tradotti su internet prima che ci sia la licenza ufficiale negli USA?

M.T.: Comprate i fumetti. Comprate, comprate, comprate (sorride).  

D: Chi sono i suoi disegnatori preferiti? Qualcuno di loro ha influenzato il suo lavoro? Ci sono nuovi talenti che le piacciono?

M.T.: Wow! Ce ne sono tanti! Direi che molta influenza l'ha avuto Go Nagai. Adoro Cutie Honey. E poi il maestro Tezuka. Tra i nuovi talenti non saprei...ci sono moltissimi nuovi autori che sono assolutamente fantastici.

Makoto Tateno

[Fonte: Graphic Novel Reporter]  



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Le interviste tradotte dello SMO: Natsume Ono

News del 05/05/2012 alle 19:45 by Akaiko
Categoria: Interviste


Sin dall'infanzia la mangaka Natsume Ono ha scoperto di essere profondamente affascinata dall'Italia e da altri paesi stranieri. Ha poi iniziato a disegnare manga come autrice di doujinshi ed ha avuto l'occasione di visitare l'Italia nel 2001. E dopo circa un anno, Ono sensei è tornata in Giappone dove ha iniziato il web comic La Quinta Camera (edito in Italia da J-pop). Il suo lavoro fu repentinamente notato dall'industria dei manga che la convinse ad iniziare una carriera come mangaka professionista. Uno dei suoi più grandi successi è Ristorante Paradiso che ha avuto diritto ad una serie animata ed ha avuto anche un seguito. Quando invece si dedica alla produzione di manga BL l'autrice utilizza lo pseudonimo Basso. Sul sito dello SMO Project potete trovare, tra i progetti conclusi, l'opera della Ono, Orso ed Intellettuale.

 

Natsume Ono: Una mangaka con la passione per l'Italia.


Domanda: I critici spesso parlano della complessità della sua narrativa e della sua prospettiva nello scrivere tipicamente matura. Alcuni attribuiscono questo aspetto al suo debutto relativamente tardivo come mangaka. Crede che iniziare la sua carriera ad un'età più adulta abbia in qualche modo influenzato il suo modo di approcciarsi alle storie ed ai personaggi?

Natsume Ono: In realtà disegnavo manga da un pezzo. Quello che è considerato il mio debutto è avvenuto dopo che ho sviluppato il mio stile di scrittura. In realtà sto scrivendo da un po' più di tempo di quanto la gente pensi generalmente.

D: Lei aveva circa ventisei anni quando ha iniziato a disegnare La Quinta Camera. Quando ha deciso di intraprendere la professione di mangaka?

N.O.: In effetti, per alcuni anni ho disegnato manga come hobby. Ho preso quindi una pausa dal lavoro per visitare l'Italia per dieci mesi e studiare l'italiano. Quando sono tornata mi sono ritrovata senza lavoro. Per circa un anno, ho semplicemente continuato a disegnare. Così ho pensato. "Questo è quello che sto facendo, dovrei provare a farlo in maniera professionale". È stata quella la prima volta in cui ho deciso di diventare una mangaka professionista.

D: Ha menzionato il fatto di aver studiato in Italia. Quanti anni aveva a quei tempi?

N.O.: Avevo circa ventiquattro, venticinque anni. Era il 2001-2002. Dieci anni fa.

 

D: Ha viaggiato attraverso tutta la penisola o si è fermata in un'unica città, tipo Roma, Firenze o Venezia?

N.O.:  Sono stata a Bologna. Ripensandoci avrei tanto voluto visitare altre città, ma sono rimasta per tutto il tempo a Bologna [ride].

D: Uno dei temi principale di molti suoi lavori [tra cui Ristorante Paradiso e Not Simple] è il concetto del viaggio. Può dirci in che modo usa il viaggio come tecnica letteraria nel suo lavoro?

N.O.: Questo non risponde alla sua domanda, ma non io non penso al "perché". Quindi non ho mai realmente pensato al viaggio o a cosa questo possa rappresentare. Perché, per me i personaggi semplicemente iniziano a muoversi. Quindi io guardo indietro e penso cosa possa aver significato per i personaggi aver viaggiato. Ma quando iniziano a viaggiare non c'è, nelle mie intenzioni, un vero perché.

D: È per caso correlato al concetto giapponese del "jibun sagashi no tabi" (un viaggio alla scoperta di se stessi)?

N.O.: Non ho mai neanche provato ad imporre la mia personalità in uno dei miei lavori. Ed è proprio per questo che sono attenta a tenermi fuori, quindi questi tratti in comune che si possono riscontrare nei miei lavori probabilmente rappresentano qualcosa di mio molto profondo. Ma via sicuro che è fatto tutto in maniera inconscia.

D: In maniera più specifica in Ristorante Paradiso e ne La quinta camera, ho notato che usa spesso come setting l'Italia. Che cosa la ispira di questo paese?

N.O.: Ho usato l'Italia come luogo dove ambientare le mie storia ben prima di andare in Italia. È tutto basato su un'ammirazione che ho nei confronti della cultura italiana sia dall'infanzia. C'era tanto sport in televisione ed amavo il cibo.  Da ragazzina, amavo semplicemente l'Italia ed ho iniziato a disegnare fumetti a riguardo. Poi ho deciso di continuare ad utilizzarla come ambientazione dei miei fumetti, ma che volevo vederla con i miei occhi prima di usarla. Anche per questo sono andata in Italia, perché poi i miei manga avrebbero avuto più senso.

D: Il Ristorante Paradiso è basato su un luogo realmente esistente? Qualcuno può visitare realmente "Casette dell'orso"?

N.O.: [ride] Dato che sono andata in Italia come studente, non potevo certo permettermi di andare in ristoranti come quelli. Quindi, no non è basato su alcun vero ristorante. Non ho mai avuto l'opportunità di sperimentarne uno.  Anzi non mi sono ispirata proprio a nulla, è tutto frutto della mia immaginazione.

D: In una cultura mediatica che valorizza ciò che è giovane, lei ha usato con successo molti personaggi di una certa età nei suoi lavori come l'uomo del Casette dell'orso. Quale pensa sia il fascino di uomini di quell'età?

N.O.: Uno dei miei primi lavori è stato una doujinshi incentrata sul tema della miopia. Parlava di persone con poca vista. Quindi ho iniziato a concentrarmi su persone che indossavano gli occhiali. La ragione per il personaggio di Ristorante Paradiso è semplicemente quella. Oltre ciò, amo vedere  i personaggi in luoghi dove possano sempre parlare tra loro. Volevo scrivere le storie delle loro famiglie, il loro passato. Per questo non potevano essere bambini e non potevano essere giovani. Dovevano avere almeno tra i  trenta ed i quarant'anni. Non era necessario che avessero cinquanta o sessant'anni.

D: Dal momento che siamo a New York [l'intervista è avvenuta a New York nel 2011 ndT] devo farle questa domanda. Lei ha scritto anche delle doujinshi e dei manga (Danza e Coppers) a riguardo il NYPD. Cosa l'ha ispirata per utilizzarli nei suoi lavori?

N.O.: Sono sempre stata affascinata in qualche modo  dalla polizia di New York sin da quando andavo alle scuole medie. E' stato a causa di un telefilm chiamato  ESU (Emergency Services Unit) [negli Stati Uniti True Blue] che è stato trasmesso alla tv giapponese quando frequentavo la scuola media. È stato quello il mio primo incontro con la polizia di New York.

D: In termini di struttura, escludendo House of Five Leaves (Saraiya Goyou) e Gente, la maggior parte dei suoi lavori sono one-shot. Preferisce lavorare su storie brevi?

N.O.: Nel caso de La Quinta camera, è stata una decisione presa dall'editore. Nel caso di Not Simple, è iniziato come un web comic. Ho completato un volume ma il secondo non è stato mai dato alle stampe, credo che sia stato semplicemente troncato dall'editore.  Quindi quando Shogakukan, più precisamente la rivista Ikki,  venne a chiedermi il secondo volume io pensai che fosse meglio che uscisse tutto assieme in un volume più corposo del normale. E loro mi dissero che  avevo ragione, che avrebbe funzionato meglio. È stata una sorta di decisione editoriale congiunta. Il format è stabilito, caso per caso, con l'editore. Il caso di House of five leaves è il mio primo tentativo di narrativa veramente lunga. Ma, di contro, mi diverto a disegnare storie episodiche come Gente.

D: Quindi House of Five Leaves  è l'eccezione o pensa di dedicarsi ad altre opere lunghe?

N.O.: Mi piacciono tutte le forme narrative, voglio continuare a fare opere brevi, one shot ma anche dedicarmi alla narrativa più "lunga" anche in forme diverse da House of Five Leaves. Insomma voglio fare di tutto.

D: Il suo stile ed il suo modo di disegnare i personaggi è realmente peculiare ed unico. È molto simile ad alcuni comics americani di tipo indie. In che modo ha sviluppato il suo stile di disegno?

N.O.: Mentre frequentavo la scuola media ho incontrato una disegnatrice di nome Yumi Tada e questo incontro ha avuto su di me una grande influenza. Tutti i suoi lavori erano ambientati in America.  Non penso di fare un paragone azzardato se dico che Yumi Tada ha influenzato un intero stile di disegno, un po' come lo stile shonen jump. Sono molti gli artisti che sono stati influenzati da lei.

D: Ho notato che lei fa un uso molto intelligente delle pause nel suo modo di narrare le storie. Tutti i dialoghi ed anche le azioni sembrano fermarsi al momento clou della narrazione. L'unica cosa che rimane è l'espressione del personaggio nell'atto del pensare.  Questi momenti sono volutamente così introspettivi come sembrano?

N.O.: Utilizzando un gioco di parole è una sorta di auto-riflessione. A volte l'effetto delle parole che si sentono deve essere digerito e penso che le espressioni facciali possano esprimere meglio questa cosa delle parole. Forse questo può spiegare perché non uso parole in queste situazioni.

D: Ho sentito che in questo momento sta lavorando ad una serie storica per il magazine Ikki.  Può dirmi qualcosa a riguardo?

N.O.: Per me è molto difficile parlarne senza dire qualcosa che non dovrei. [ride]. Quindi aspettate la pubblicazione perché l'unica cosa che posso dire è che è ambientato a Tokyo.

 

[Fonte: Giantrobot.com]



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Le interviste tradotte dello SMO: Hinako Takanaga.

News del 05/04/2012 alle 20:10 by Akaiko
Categoria: Interviste


I Boy's love (BL) hanno avuto, negli ultimi tempi un consistente aumento di popolarità anche lontano dal Giappone tanto che dal 2009 esce,in collaborazione con la casa edtrice francese Asuka, una versione in lingua francese del magazine BexBoy.

In occasione del Japan expo tenutosi lo scorso anno, Hinako Takanaga si è recata in Francia a presentare il terzo numero della sua serie Mi vergogno da morire (Bukiyo na Silent) storia di Tono, un ragazzo praticamente inespressivo che si innamora di Keigo, un suo compagno di classe che è caratterialmente il suo opposto.

Domanda: Si può presentare ai lettori?

Hinako Takanaga: Mi chiamo Hinako Takanaga e sono una mangaka che disegna boy's love.

D: Dato che è andata subito al sodo parliamo proprio di questo. Com'è stato il suo percorso all'interno del mondo dei manga?

H.T.: Amo i manga sin da quando ero una bambina. Una mia amica d'infanzia mi ha fatto conoscere il mondo delle doujinshi e cercando cercando ho scoperto il boy's love. A quei tempi disegnavo un pochino, ma appena iniziata l'università mi sono fermata ed ho ricominciato solo nel momento in cui ho trovato il primo lavoro. In quell'occasione ho presentato i miei lavori ad un concorso per illustratori che ho vinto. Ho potuto così pubblicare i miei manga e dedicarmi completamente al lavoro di mangaka.

D: Quindi lei non si è mai dedicata alle doujinshi?

H.T.: No, no le ho disegnate. Durante gli anni del liceo ho disegnato delle fanzine. Dopo il mio debutto come mangaka ho dovuto passare un anno o due a fare solo doujinshi. Ora invece alterno le due cose: un manga per una casa editrice "ufficiale" ed una doujinshi.

D: Che differenze nota tra l'ambiente delle doujinshi e quello dei manga ufficiali?

H.T.: Amo tantissimo lavorare come mangaka professionista. Quando disegno una doujinshi non faccio altro che una parodia di un qualcosa già esistente, è il mio modo di esprimere la mia passione per una serie in particolare. Mentre come mangaka professionista creo le mie storie, ed il lavoro è completamente differente. E' questo che mi piace tanto nel mio lavoro anche se da un po' disegno anche storie originali sotto forma di doujinshi.

D: Per rimanere nell'ambito del processo creativo, quali sono le sue principali fonti di ispirazione quando disegna un boy's love?

H.T.: Di solito disegno personaggi "tsundere" oppure totalmente onesti e puri, a volte anche alcuni molto aggressivi. Sono questo tipo di personaggi la mia principale fonte di ispirazione.

D: Lei ha scoperto i boy's love grazie al consiglio di un'amica. Che cosa l'ha spinta ad oltrepassare la linea ed iniziare a disegnarli?

H.T.: In realtà disegnavo già da prima dei manga. Questa amica mi aveva passato diverse doujinshi su Capitan Tsubasa (Holly e Benji). All'inizio erano soprattutto parodie di tipo umoristico. Ma col passare del tempo ha iniziato a prestarmi doujinshi di tipo Boy's love e così ho iniziato a farle pure io e proprio a tema Capitan Tsubasa. Progressivamente ho scoperto che ciò che volevo veramente disegnare era proprio quella parte Boy's love.

D: Che cosa le piace nella scrittura dei Boy's love?

H.T.: In tutte le storie a carattere sentimentale, la cosa veramente interessante è la presenza di ostacoli. Nei BL questi ostacoli sono evidenti. Inoltre c'è una sorta di leit-motiv "ti amo perché sei tu e non altri motivi" che amo particolarmente. L'impossibilità delle relazioni è quello che le rende tanto interessanti e più sincere.

D: Alla fine di ogni volume di "Mi vergogno da morire" lei rigrazia le lettrici e la sua editor. Come interagisce con entrambi?

H.T.: La mia editor vive a Tokyo ed io vivo nel Kansai (regione di Osaka) quindi il nostro rapporto si svolge principalmente tramite il telefono. E' chiaro che si parla solo di lavoro ma con il tempo si è sviluppata una vera relazione amichevole tra me e lei. Al livello di pubblico avevo un blog sul quale scrivevo. Ora come ora invece uso Twitter e continuo a ricevere mail e lettere dalle fan. E due volte l'anno vado al Comiket (una convention sulle doujinshi che si tiene due volte l'anno in Giappone) dove ho l'occasione di incontrare personalmente le mie lettrici in carne ed ossa. Infine ci sono le sessioni di autografi nelle quale ho un'altra occasione per incontrarle.

D: Ha un'idea dei suoi lettori? Sono solo donne o è un pubblico misto come quello dei manga bara (manga per lo più erotici creati da omosessuali uomini per omosessuali uomini)?

H.T.: Sono essenzialmente donne tra i 15 ed i 40 anni. I lettori maschi sono veramente pochi. Me ne rendo conto soprattutto quando vado al Comiket. Penso rappresentino meno del 10% dei miei lettori.

D: Lei tiene molto al parere delle sue lettrici. Come integra questo aspetto nelle sue storie?

H.T.: I pareri delle lettrici non sono tanto sullo svolgimento dei singoli capitoli bensì sulla direzione che vorrebbero prendesse la storia come "vorrei vedere Tono-kun che fa degli sforzi" e cose del genere. In questo caso cerco di scrivere le storie tenendo conto di questi pareri. Ad esempio la madre di Tono-kun ha avuto talmente tanto successo che ho deciso di farla apparire più spesso nel secondo volume.

D: Il terzo volume di "Mi vergogno da morire" è uscito da poco tempo (in Giappone al momento dell'intervista ndT). Il secondo volume ha visto la nascita della coppia formata da Yu e Kagami. Che evoluzioni vedremo in questo nuovo volume?

H.T.: In effetti questo terzo volume è realmente incentrato sulla relazione tra Yu e Kagami. La loro storia è più sviluppata e conosciamo meglio il loro carattere e la loro personalità. Li troviamo anche sulla cover. Tono e Keigo diventano due personaggi secondari. E' soprattutto Yu ad evolversi. Inoltre vi posso dire che il terzo volume non è la conclusione.

D: Ci saranno dei nuovi personaggi?

H.T.: Non ci sono dei nuovi personaggi semplicemente andiamo a conoscere meglio Yu e compare sua madre.

D: Un fatto che può soprendere nella lettura dei primi due volumi di Mi vergogno da morire è il fatto che ci siano più personaggi seme che uke.  E' molto strano: a parte, forse, Tono non ci sono personaggi facili. Come è arrivata a questa situazione?

H.T.: In effetti, dopo l'evoluzione del terzo volume Yu diventa sempre più uke. All'inizio Yu aveva alcune caratteristiche tipiche dei seme, ma in realtà non è come è stato presentato all'inizio. Quando è comparso sembrava un rivale per Keigo e quindi un seme, ma io l'ho da sempre pensato e concepito come un uke. Questa ambiguità nei personaggi è una cosa che mi piace molto.

D: Se il terzo volume di Mi vergogno da morire si concentra sulla relazione tra Yu e Kagami, il titolo della serie ha ancora senso?

H.T.: E' buffo, questa domanda mi è stata fatta anche dalle mie lettrici, volevano sapere perché non avessi iniziato una nuova serie visto che mi stavo concentrando su una nuova coppia. Devo dire che è stata una scelta editoriale, in modo che le lettrici non si affezionino ad una sola coppia ma a tutto l'universo dei personaggi di Mi vergogno da morire.

D: Prenderà nota dei consigli e delle richieste delle lettrici francesi che incontrerà in questi giorni?

H.T.: Non ho mai fatto una sessione di autografi in Francia. E' una sorta di prima volta per me con la difficile barriera della lingua da superare. Ma nonostante tutto sapere che ho delle lettrici anche in Europa è per me una cosa molto stimolante. Mi da tantissima forza per continuare. Però sono curiosa di sapere cosa pensino, è possibile che apprezzino aspetti diversi rispetto alle lettrici giapponesi.

D: Un ultimo saluto per le sue lettrici europee, ed in modo particolare francesi?

H.T.: Grazie mille per leggere i miei manga anche così lontano dal Giappone. Grazie del vostro sostegno ed incoraggiamento. Sono veramente curiosa di incontrarvi!

Volete saperne di più su Mi vergogno da morire? Leggete la nostra recensione!

Volete saperne di più su Hinako Takanaga? Qui trovate la nostra scheda!

 

[Fonte: Total-manga.com]



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Le interviste (tradotte) dello SMO: Reiko Shimizu

News del 05/02/2012 alle 20:45 by Akaiko
Categoria: Interviste


Questo mese, per la rubrica delle interviste alle autrici di shoujo manga vogliamo proporvi un'intervista a Reiko Shimizu, autrice nota in Italia per lo sfortunato caso editoriale de "La principessa splendente" che qui ci parla principalmente della sua ultima opera Himitsu - The top secret, pubblicato ogni due mesi sulle pagine di Melody di Hakusensha.

Si ringrazia DragonVoice per aver tradotto l'intervista in inglese.

 

Himitsu: lo shoujo manga secondo Reiko Shimizu.

Il dipartimento editoriale di Hakusensha intervista Reiko Shimizu nel settembre del 2005, quando la sensei era in attesa di suo figlio.

Dipartimento Editoriale: Congratulazioni per la sua nuova casa. So che è molto impegnata con la sua gravidanza quindi la ringrazio in anticipo per il suo tempo. Iniziamo. Che cosa ha scatenato in lei l'idea di Himitsu e quando le è venuta in mente?

Reiko Shimizu: Ho sempre ritenuto interessante poter riprodurre ciò che gli altri hanno visto. Dato che è un argomento che mi interessa tantissimo ho lavorato sull'idea tante e tante volte, ma all'inizio non riuscivo ad ottenere una storia che mi piacesse. Mettiamola così, se fossimo dei robot potremmo togliere semplicemente il chip dalla testa. In questo modo il set sarebbe di tipo ultra futuristico.

DE: Ci ha pensato mentre scriveva Kaguya Hime (La principessa splendente NdT)?

RS: Più o meno. Ho pensato ad Himitsu per un sacco di tempo. Poi un giorno, improvvisamente, ho pensato che ambientare la storia all'interno di un reparto speciale della polizia giapponese sarebbe stato interessante. E così ho sviluppato l'idea della "nona".

DE: La storia è ambientata 50 anni nel futuro. E' diventato tutto più realistico a questo modo, non è vero?

RS: Presumo di sì. Non voglio fare una storia ambientata troppo nel futuro. Preferisco pensarlo più come ad un mondo parallelo non troppo diverso dal nostro mondo, piuttosto che ad un mondo sci-fi. Ci sono automobili che si muovono come le nostre e le persone si vestono come noi. L'unica differenza è l'invenzione dello scanner MRI,  un congegno che consente di vedere le immagini conservate nel cervello. Non ci sono automobili volanti.

DE: Probabilmente il mondo non cambierà molto in 50 anni.

RS: Le cose basilari non cambieranno. Quando ero ancora una bambina, trovavo irragionevole dover aprire un ombrello per proteggermi dalla pioggia. Perché affrontare la pioggia in un modo così primitivo pur vivendo in un mondo pieno di comodità? Alla fine sono le cose basilari come queste che non cambiano mai. La sole cose che cambiano sono i mezzi di comunicazione e la tecnologia.

DE: L'incantevole mondo, quasi da opera lirica dello spazio Sci-fi che lei ha creato in passato e questo mondo realistico sono molto diversi. Quale preferisce disegnare?

RS: Ultimamente ho disegnato tantissime navi futuristiche, quindi amo particolarmente la "freschezza" di Himitsu.

DE: Lei, Shimizu-sensei, è famosa per le sue meravigliose illustrazioni e gli splendidi drammi ma, d'altra parte,lei disenga tantissime scene crudeli e grottesche. E' una cosa comune nel mondo degli shoujo manga? E' un tema attraverso il quale ci si esprime? Come, non so, disegnare cose bellissime e crudeli allo stesso tempo?

RS: Più che farlo per seguire un tema, l'ho fatto perché mi piace. Ovviamente il tema è preso in considerazione.

DE: È per far crescere la tensione? Si sforza a farlo?

RS: No, assolutamente. All'inizio ero un po' spaventata dal fatto che nessuno facesse una cosa del genere. Pensavo "Andrà bene quello che sto facendo?" Visto che nessuno l'ha mai fatto, dovrei farlo io. Fino a che non ho disegnato 22XX, mi sono tenuta su un terreno sicuro. Poi è arrivato 22XX e non ho avuto delle recensioni negative e quindi ho pensato che fosse giusto continuare su questa strada. Nonostante ci fosse una scena molto cruda, finché  c'è una ragione funzionale ai fini della storia che giustifica quella scena, i lettori capiranno".

DE: Che tipo di materiale ha usato come riferimento? Per caso dei testi di medicina?

RS: Il materiale principale che ho usato sono la collezione di foto dei modelli de La Specola del museo di storia naturale di Firenze. E' una collezioni di immagini di modelli del corpo umano di un periodo in cui la scienza medica non era sviluppata come ora, i modelli erano i cadaveri stessi, penso siano del XVII secolo. Fatti per insegnare medicina, sono molto delicati e molto utili. La pelle è costruita a strati e gli organi interni sono stati costruiti estraendoli dai cadaveri uno alla volta. Le pose sono molto artistiche non guardandole da un punto di vista medico, guardandole sembra di osservare un'opera d'arte. Il tutto è molto interessante.

DE: Himitsu è una storia episodica, ma la conclusione di ogni episodio è costruita in maniera molto intelligente. Anche in casi veramente paurosi o nelle tragedie, c'è sempre una scena toccante. Ha per caso una sorta di queste scene?

RS: Penso agli episodi divisi in parti. E sono tante le volte in cui le parti messe assieme non si uniscono come una vera storia.

DE: Sono veramente impressionato da come la parte investigativa si adatti bene con l'aspetto umano dei drammi che descrive. Sembra che gli eventi siano stati ben amalgamanti assieme al momento della scrittura del fumetto.

RS: Penso molto alla storia, ma dopo un po' di tempo del vecchio materiale inutilizzato può essere sfruttato in maniera completamente diversa con dei risultati inaspettati.

DE: Ci sarebbe qualcosaltro di cui vorrei parlare con lei. Supponiamo ci sia qualcuno che mi odia veramente tanto e che spesso immagina di uccidermi. Sarebbe interessante se uccidesse qualcuno in preda ad una di queste allucinazioni. Nonostante io poi rimanga in vita, nella sua testa ha ucciso qualcuno con la mia faccia anche se non sono io. In pratica Himitsu dipende dalle infinite possibilità del cervello umano che, ad oggi, sono ancora sconosciute.

RS: Esattamente. Ad esempio io non riesco proprio a ricordare la faccia di Kevin Spacey. E' il protagonista di tantissimi film ma lui non riesco a ricordarlo.  Finalmente l'ho riconosciuto in "Seven". E dopo quella volta ho iniziato a pensare e mi sono ricordata che si trovava in questo e quel film ma, stranamente, il mio cervello sembra proprio non registrare il suo volto. Dato che il nostro cervello è un territorio ancora inesplorato possiamo giocherellare ancora con queste idee per un po'. Una volta che tutto sul cervello sarà noto, non potrò scrivere storie come questa. Ad esempio, gli ultimi studi ritengono possibile che le immagini da noi viste possano essere trasformate in dati e spedite altrove per essere poi riprodotte. Comunque, una volta che un'immagine diventa una memoria, non pensa anche lei che esista un posto nel cervello umano dove possano fare questa cosa?

DE: Vorrei tanto vedere il cervello di qualcuno che pensa “la mia ragazza somiglia a questa o quella attrice”. La ragazza nella sua testa è completamente diversa dalla sua ragazza. Penso che la cosa interessante riguardo Himitsu sia che le complesse memorie del cervello così come le allucinazioni ed i pregiudizi appaiano a Maki e gli altri come legami o impedimenti.

RS: Esatto. L'inizio - cioè l'episodio del Presidente - che non era incluso quando ho iniziato a creare la sezione nove, ha come tema principale le allucinazioni. Nel passato c'era stato un caso con massacro brutale di alcuni bambini e nella stanza del killer furono ritrovati diversi video. La polizia dovette guardarli per controllare non fossero collegati con i crimini e ci sono stati agenti che sono stati male al solo pensiero. E' brutto dover guardare il lato più oscuro e malvagio dell'umanità. Ho voluto disegnare la tragedia di una persona il cui lavoro lo costringe a guardare queste immagini.

DE: E da lì poi è iniziato “Himitsu 2001”? Io non credo sarei capace di vedere le immagini del cervello di un criminale neanche per un'ora

RS: Difficile da sopportare, vero? Io non posso neanche immaginarlo. C'è stato un caso in cui un intruso riuscì ad entrare con la forza in una scuola elementare e poi uccise dei bambini. Mi sono sempre chiesta cosa abbia visto in quei momenti. Forse era in preda ad un'allucinazione.

DE: Nella storia del manga è possibile vedere nelle memorie di un cervello dopo la morte di una persona. C'è qualcosa che lei non vorrebbe mai che gli altri vedessero?

RS: Ovviamente. Penso che sia uguale per tutti. Ad essere sincera sono spaventata da chi dice di non vergognarsi del fatto che qualcuno possa frugare nel suo cervello, di chi afferma di non avere segreti sulla coscienza. Penso che quella persona sia anormale.

DE: Tra Okamoto Taro, Mozart, Osamu Tezuka, Nobunada Oga, Gesù o Budda di chi vorrebbe osservare il cervello allo scanner MRI?

RS: Tra quelli che ha menzionato direi Gesù. Sarebbe interessante vedere il mondo attraverso gli occhi di una persona così religiosa. Vorrei vedere il cervello di una persona che ha cambiato un'era come quello di Einstein o Hitler.

DE: Lei non ritrae i poliziotti nelle tipiche scene d'azione delle opere poliziesche come inseguimenti e sparatorie, pensa di farlo in futuro?

RS: Sì, la parte peggiore della storia potrebbe essere il solo guardare alle immagini dello scanner MRI? Ci sono immagini che devono essere mostrate per rendere la storia riconoscibile. Ma hanno le pistole. In un flashback si vede chiaramente  Maki con una pistola ma, nel caso di Aoki, non mi pare di averlo mai mostrato con una pistola.

DE: Parlando di Maki, indossa ancora il giubbotto antiproiettile?

RS: Non lo so. Fino ad ora non ho toccato la vita privata di Maki, quindi è perfettamente normale non saperlo.

DE: Esiste la possibilità che altri personaggi si uniscano a quelli ora presenti? Come, ad esempio, un nuovo subordinato per Aoki. Quando è comparsa Amachi ho pensato “Ecco un nuovo personaggio!” ma è morta subito.

RS: Ha ragione. Non è semplice far comparire un nuovo personaggio, farlo integrare e coinvolgerlo nei casi, ma c'è sempre una possibilità per un nuovo collega.

DE: Il set-up dei personaggi è veramente interessante, come la combinazione di Maki e Aoki che sono completamente differenti tra loro e il sempre critico Okabe.

RS: Non sono molto sicura del momento in cui Okabe si è unito a loro. Non mi pare fosse presente nel caso di Kainuma. Se ci fosse stato, sarebbe stato completamente pazzo. Sono ottimista sul fatto che sarà presente nella prossima storia, ma quando è entrato a far parte della sezione nove?. Eppure sembra un veterano.

DE: Di tutti gli episodi di Himitsu pubblicati fino a questo momento, qual è il suo preferito?

RS: Amo la storia del Presidente degli Stati Uniti ed il caso di Kainuma perché le cose che volevo disegnare dall'inizio sono venute fuori senza difficoltà.

DE: Il finale dell'episodio del presidente era veramente bello. Penso potrebbe essere un bella scena finale di un film con della buona musica. A quale personaggio si sente più vicina?

RS: Penso sia Aoki. Ha diversi interessi ed è il personaggio che svolge le indagini.

DE: Se Himitsu diventasse mai un film o un drama, ci sarebbe qualcuno che sarebbe, secondo lei, perfetto per il ruolo?

RS: Non ho nessuna idea di farlo diventare un drama, ma l'immagine che avevo nella mia testa mentre disegnavo Maki era quella di Hyde degli Arc-en-Ciel. Non è la faccia femminile, è lo sguardo molto inteso che mia ha colpita. Penso che il suo sguardo molto intenso sia fantastico.

DE: Cosa mi dice riguardo Aoki invece?

RS: Aoki è alto e giovane e chiunque sia abbastanza belloccio anche se non troppo in carne potrebbe andar bene per il ruolo. Ad esempio potrebbe essere qualcuno come Satoshi Tsumabuki.

DE: Shimizu sensei, qual è il suo più vecchio ricordo?

RS: Ho questa immagine di me che vomito dopo essere stata trasportata a cavalluccio ed aver bevuto qualcosa quando ero molto piccola. Ma non so dirle se questo sia un ricordo o qualcosa che mi hanno raccontato. Quando ero piccola vivevo a Musashino. Ci sono tornata 5 o 6 anni fa con mia sorella. C'era un fiume fangoso nel quale da piccola ero caduta e mio zio mi aveva salvata. Lo ricordavo come un fiume molto grande, ma in realtà è molto piccolo. Mi sono chiesta come ho fatto a caderci dentro. Ma a quel tempo ricordo perfettamente che ho pensato di morire. E' così interessante pensare come con il tempo è cambiato anche il mio modo di vedere le cose.

DE: Qual è il suo più vecchio segreto?

RS: In uno dei primi anni delle scuole elementari io ed una mia amica bevemmo tutte le bevande a base di acido lattico in casa sua senza permesso. Quando suo padre ci scoprì, venimmo entrambe sgridate. Mi dissero di riferire il tutto ai miei genitori quando fossi tornata a casa, ma non lo feci. Il giorno dopo la mia amica mi chiese se l'avessi detto a mia madre ed io risposi mentendo. Fino a quando non iniziai le scuole superiori ogni volta che facevo qualcosa contro la mia coscienza, avevo gli incubi quindi era meglio non fare queste cose, e non le facevo.

DE: In questo periodo c'è qualche film o telefilm che le piace in maniera particolare?

RS: Mi piace “The Pratice”. Ci sono molte storie veramente intense di questo avvocato che cerca di risolvere casi polizieschi. Sembra un così bravo avvocato difensore eppure poi pensi ahhh è quel tipo di persona. E' un telefilm di David E. Kelley, lo stesso autore di Ally McBeal, che è più comico anche se parte da un tono più serio.

DE: E dei film, che mi dice?La Principessa Splendente

RS: Mi piace moltissimo un film coreano di nome Old Boy, amo l'insopportabile sentimento che si prova nel vedere il finale.

DE: Oltre al lavoro, c'è qualche altro tipo di sfida che vorrebbe affrontare?

RS: Tra poco avrò un bambino, penso che questa possa essere considarata una grande sfida.

DE: Appena nati i bambini non sanno parlare e mi chiedo spesso cosa possano pensare, sarebbe interessante osservare il loro cervello per vedere cosa vedono...

RS: Pare proprio che i bambini all'inizio della loro vita non vedano bene. Penso possano vedere in maniera vaga. Ma so per certo che sentono benissimo sin nel ventre materno. L'ultima volta che sono andata a controllo, il bambino dormiva e lo hanno svegliato mettendo sulla mia pancia una sorta di sirena. Il bambino l'ha sentita e si è mosso.

DE: Lei è molto affezionata al suo meraviglioso gatto Kana. Per caso ci parla come si fa con i bambini?

RS: In realtà non sono quel tipo di persona, ma a volte ci parlo. Recentemente ho visto "Star wars" ed il rapporto tra me e Kana è un po' come quello tra R2D2 (C1P8 nella versione italiana NDT) e C-3PO visto che solo uno dei due parla.

DE: Perché l'ha chiamata Kana?

RS: All'inizio l'avevo chiamata Shiza, ma lo trovavo difficile da pronunciare. A quel tempo avevo un'amica di immersioni di nome Kana ed ho pensato che il suono che si sentiva nel pronunciare il nome Kana fosse molto carino.

DE: Cosa vuol dire per lei crescere una famiglia?

RS: È qualcosa che non puoi sapere finché non ci provi, ma ho sempre voluto avere un bambino, quindi sono molto eccitata a riguardo. Sono rimasta incinta alla fine di una serie lunga come La Principessa Splendente e sono contenta di non dovermi prendere una pausa nel bel mezzo della serie stessa. Non è stato neanche calcolato. E' vero che si può sempre continuare a disegnare manga senza pause se non si hanno bambini, ma abbiamo una vita sola e spero di vivere felice provando diverse esperienze.

DE: Spero dia alla luce un bambino sano! Grazie mille per il suo tempo!

 

Volete saperne di più su Himistu? Leggete la nostra recensione!

Volete saperne di più su Reiko Shimizu?Leggete la nostra scheda!

[Fonte: Dragonvoice.org]



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Le interviste (tradotte) dello SMO: Keiko Takemiya

News del 05/01/2012 alle 23:20 by Akaiko
Categoria: Interviste


Inauguriamo con questa intervista a Keiko Takemiya una rubrica che vuole proporvi una volta al mese le più belle interviste alle shoujo mangaka che si trovano sul web.

Keiko Takemiya, una mangaka "rivoluzionaria"

Intervista del 2007.

 

Gli shoujo manga non sono solo "fumetti per ragazze" e nessuno conosce meglio questo fatto della mangaka Keiko Takemiya. Essendo parte del leggendario gruppo 24 (ovvero le favolose del quarantanove, chiamate così perché un gruppo di mangaka nate nel 24 anno dell'era Showa, attorno al 1949), un gruppo di artiste innovative giunte al successo attorno agli anni '70 del secolo scorso, la sensei Takemiya ha esplorato una grande varietà di generi e temi, dalle commedie scolastiche ai boys love, dai drammi storici allo sci-fi puro.

Oltre che per i numerosi premi vinto per To Terra (Terra e noto anche come Toward the Terra), Takemiya sensei è nota anche come una delle fondatrici del genere yaoi con il suo manga del 1976 Kaze no Ki no Uta (Il poema del vento e degli alberi) e tra le fondatrici della prima rivista a tema yaoi, June.

Dal 2000 la sensei Takemiya insegna sceneggiatura all'università Seika di Kyoto diventandone da qualche anno il rettore. In questa intervista Takemiya sensei parla di Terra e, Andromeda Stories, i boys love e su cosa volesse dire essere una mangaka negli anni '70, quando erano gli uomini a farla da padrone.

 

 

D: Prima di tutto, cosa l'ha ispirata a diventare una mangaka? C'è stato qualche artista, storia o anche un evento in particolare che le ha fatto pensare "Questo è ciò che voglio fare?"

Keiko Takemiya: Sin da quando studiavo alle scuole medie disegnavo manga - senza farne parola con i miei genitori. "Un testo base per i mangaka" del grande pioniere Shotaro Ishinomori mi convinse che il potenziale del mezzo manga fosse enorme come avevo già sospettato che fosse.

D: Com'era essere una mangaka donna quando ha iniziato a disegnare in maniera professionale? Quali sono state le sfide più grandi che ha dovuto affrontare?

KT: Sia l'industria che le lettrici donne erano molto più conservative di quanto io avessi pensato. Nella corsa alla popolarità, la mera innovazione era uno svantaggio. Quindi per portare le mie opere nel target che poteva colpire il pubblico, non avevo altra scelta che studiare lo stile degli artisti più famosi. Penso che il metodo da me usato, in termini di essere capace di catturare l'interesse ed i sentimenti del lettore,  ad oggi mi sia stato estremamente utile.

D: Lei faceva parte di un gruppo di artiste che hanno cambiato drasticamente lo stile degli shoujo manga negli anni '70. Dal suo punto di vista, quale è stato il più grande cambiamento nell'industria giapponese del fumetto che è accaduto come risultato del vostro sforzo collettivo?

KT: Il mio obbiettivo era di essre riconosciuta come essere umano prima e come donna in seconda battuta e di procedere come la discriminazione sessuale non esistesse. A quei tempi la società maschilista considerò questo atteggiamento impudente e l'intero problema non riusciva a trovare pace nel mio cuore. Penso che sia stato l'esprimere me stessa attraverso i manga senza litigare mai che mi ha permesso di mandare un messaggio di cambiamento alle ragazze di quei tempi che ora sono diventate donne.

Terra ehD: Parliamo un po' di Terra e... Che cosa l'ha ispirata? Quale è stata la reazione in Giappone quando è uscito per la prima volta? E' stata per caso controversa?

KT: Con l'avvento dell'era spaziale, comparvero molti film e romanzi con argomento la vita nello spazio profondo, ma ancora non c'era stato nulla che si focalizzasse sulla Terra. Una notte feci uno strano sogno e da quello venne fuori il tutto. Il mio intento era quello di mostrare gli orrori della società che la stessa cerca di camuffare come tentativi di "educazione". Io mi identificavo nel ragazzo, che porta avanti la sua rivoluzione da solo. La risposta fu grandiosa e l'ondata di entusiasmo dei fan fece mutare ciò che avevo programato di far andare lentamente in un torrente furioso. Non credo ci siano stati pareri avversi sull'opera.

D: Terra e... è stato recentemente adattato in una serie animata. Lo studio di animazione ha apportato cambiamenti alla storia o ha seguito in maniera letterale la versione cartacea? Ha avuto molto da ridire sul mondo in cui è stato adattato? Come si è sentita nel vedere il prodotto finito?

KT: Dal momento che il manga ha più di 30 anni, quando sono stata contattata dai produttori ho detto loro che, finché ci fosse stato amore per l'opera originale, per me sarebbe andato bene qualsiasi cambiamento. Non conoscendo nulla riguardo l'industria dell'animazione, ho pensato che lasciare tutto nelle loro mani fosse la cosa migliore da fare.

Il loro intento iniziale era quello di seguira la storia in maniera fedele all'originale, ma i sentimenti dei fan portarono, nuovamente, a fare dei cambiamenti sottili che fossero "veri nello spirito ma più gentili nella loro espressione". Questi  hanno reso i fan di vecchia data (tra i quali me stessa) ansiosi per tutto il tempo ma hanno aiutato a creare una nuova generazione di giovani fan. Una storia di 30 anni è stata rivalutata e questa è una fonte di grandissima gioia per il suo creatore.

D: Andromeda stories seguì Terra e... ed è una storia scritta da un altro autore (Ryu Mitsuse). Che cosa la spinse a decidere di partecipare a questo progetto?

KT:Ryu Mistuse è un autore dalla popolarità immensa e, a quel tempo, era la luce guida del mondo sci-fi. Era uno dei miei sogni trasporre una delle sue storie in un manga. L'elemento filosofico, che nei manga tende a mancare, è stato ciò che ho sempre studiato nelle sue opere e quello che volevo condividere con i miei fan. Detto ciò, Andromeda Stories è stato commissionato esattamente con questo scopo. Quindi non ero in grado di leggiucchiare in giro mentre creavo la storia e questo è stato duro per me.

Kaze To Ki no UtaD: Il suo manga, Kaze no Ki no Uta (Il poema del vento e degli alberi),  è frequentemente menzionato come La Storia che ha influenzato la creazione dei manga yaoi e dei boys love in generale, un genere molto popolare in Giappone e nel mondo. Dal momento che è stata la prima serie shonen ai a comparire in Giappone, da cosa è stata ispirata per questa storia? Fu sopresa dalla popolarità che ebbe subito dopo la sua pubblicazione ed è sorpresa di quanto sia riverita ancora oggi?

KT: In un periodo nel quale la sessualità per le donne era ancora un tabù, l'unico modo per affrontare passioni realistiche e trasformazioni del corpo era attraverso l'amore tra gli uomini. Dal momento che le relazioni stesse sono inusuali, ho cercato di dipingerle in termini di normalità ed universalità per quanto possibile. Il mio intenento era di far superare alle lettrici l'ostacolo del sesso. Ero molto nervosa quando il manga è stato pubblicato, ma tutte le critiche e gli scetticismi vennero assorbiti da un Sì generalizzato.

La storia riguarda il problema basilare del vivere la propria vita, quindi sono contenta del fatto che molti ragazzi problematici abbiano preso il mio lavoro come una sorta di guida. Quei giovani lettori che iniziarono a leggere il manga per la sua sensazionale "superficie" e, dopo essere rimasti inizialmente shockati, arrivano a capire che meritano veramente attenzione.

D: Come si rapporta il boys love da lei creato con quelli che si trovano attualmente sul mercato? Cosa ne pensa di come il genere si è evoluto dai tempi del Poema?

KT: Il boys love non è mai stato un mio tema favorito, semplicemente una scelta di trama. In realtà il mio vero tema è sempre stato i "ragazzi" (neutri, dei prototipi). Anche se questo non è cambiato, ora lo posso rappresentare sia attraverso i ragazzi che le ragazze.

Tornando alla domanda, lo yaoi era ancora minore ma stava germogliando e sono sorpresa di quanto sia diventato grande. Il fatto è che questi ci dicono cosa realmente pensano le donne. Una volta una persona mi ha detto una cosa memorabile a mio parere, " Gli yaoi per me sono fantastici perché puoi "interpretare" entrambi i ruoli". La nozione femminile dei generi potrebbe essersi sbriciolata nel frattempo.

Fly Me To the moonD: Ha una storia che preferisce tra tutte le storie che ha creato? Qual è e perché, per lei, è speciale?

KT: Fly me to the Moon! E' una storia di due amanti ambientata in un futuro felice. Un astronauta adulto ed una ragazza molto giovane (una ESPer molto saggia per la sua età) diventano amanti intergenerazionali. La premessa eccentrica e l'iperottimismo che pervade l'opera l'ha resa molto facile per me da disegnare.

D: In questo momento sta creando nuove storie? Può dirci qualcosa a riguardo?

KT:  In questo momento sto creando un nuovo corso di studi per l'università Seika di Kyoto quindi non ho tempo per dedicarmi a disegnare. Nonostante quello che faccio ora sia molto diverso dal disegnare, entrambi condividono le difficoltà insite nel costruire qualcosa. Sento che quello che sto facendo ora è, a suo modo, creativo quindi vorrei continuare a farlo ancora per un po'.

D: Ci sono dei mangaka contemporanei che la colpiscono per il loro lavoro? Se è così, cosa la colpisce del loro lavoro?

KT: Nessuno, ora come ora, mi lascia senza fiato. Nuove tecniche espressive, un campo di lavoro molto più ampio ma nessuno mi fa spalancare gli occhi per la sorpresa. I manga sono diventati troppo un business, e questo implica che spesso gli artisti vengono dati in pasto al pubblico prima che possano raggiungere la loro maturità artistica.

D: Ora (al momento dell'intervista NdT) lei è una docente dell'università Seika di Kyoto, tiene lezione e scrivere articoli riguardo i manga. Come e perché ha deciso di compiere questo passo di passare dall'essere un'artista all'essere un'educatrice?

KT: Quando sono diventata una mangaka ero convinta che le tecniche fossero qualcosa che non potesse essere insegnato ma solo tramandato in qualche modo. Tramite l'insegnamento spero di costruire una sorta di teoria. Quando ho iniziato pensavo di disegnare bene come ora, ma questo è impossibile - ora ho poco tempo e troppe responsabilità sulle mie spalle con la creazione del dipartimento all'università. La verità è che vorrei tanto trovare del tempo da ritagliarmi per disegnare di nuovo.

D: Lei è nella posizione, tramite l'insegnamento, di ispirare ed influenzare molti aspiranti mangaka. Dato tutto il suo bagaglio di conoscenze, che consiglio vorrebbe dare a questi "nuovi artisti"?

KT: "Disegnare" vuol dire mettersi totalmente a nudo. Dovete pensare quanto il vostro lavoro sia voi stessi. Ciò che vi dico è di disegnare con convinzione e che ciò che disegnate siete voi stessi. Lo dico sempre ai miei studenti, se volete disegnare dei manga che non siano solo lavori dovete seguire questa via.

D: Ultima domanda. Ha qualche pensiero o commento da fare ai suoi fan americani ed in generale ai suoi fan non giapponesi?

KT: I manga devono avere qualcosa che tocchi il cuore del lettore. Non possono avere successo senza questo requisito ed è proprio questo che deve andare dall'artista al lettore, che li unisce intimamente. Se anche i lettori non Giapponesi riescono a sentirsi a questo modo, ne sono profondamente felice. Per favore, continuate a leggere! Sempre di più!

Nota della traduttrice:

Nonostante sia un'autrice del tutto inedita in Italia se siete avvezzi alla lingua inglese potete leggere due shonen della sensei: Terra e (To Terra) e Andromeda Stories, editi entrambi dall'editore Vertical.

Potete leggere l'intervista originale su Manga.About.com. Un sentito ringraziamento a Deb Aoki per aver concesso allo SMO la possibilità di tradurre questa bella intervista che spero permetterà al pubblico italiano di conoscere la sensei Takemiya.

Se invece conoscete il giapponese qui trovate il sito di Takemiya sensei.

Volete saperne di più su Keiko Takemiya? Qui trovate la nostra scheda!

[Fonte: Manga.About.com]



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