I manga
Il termine "manga" non ha un'origine chiara, viene usato gia' alla fine del Settecento ma compare in modo piu' consistente nell'Ottocento quando il noto incisore Hokusai usa i due ideogrammi, "man" ("involontario, senza ragione") e "ga" ("immagini") per indicare le sue raccolte di schizzi, ritratti e illustrazioni a tema vario. [1]
Attualmente il termine "manga" indica qualsiasi opera a fumetti e, in Giappone, viene spesso sostituito dal termine comic (nella translitterazione giapponese "comikku") anche per indicare le produzioni nazionali.

Al contrario di quanto avviene in Occidente, in Giappone i fumetti vengono letti a partire dall'infanzia fino alla mezza eta' e da entrambi i sessi.
La maggior parte dei manga e' in bianco e nero, viene prima pubblicata su rivista (intesa come "usa e getta") e poi in volumetto monografico da collezione.
Ogni rivista, come stabilito dalla casa editrice, si rivolge ad un target ben preciso e puo' trattare dei generi piu' disparati: dal sentimento all'azione, dai giochi d'azzardo al lavoro d'ufficio, dall'erotismo alla vita casalinga. [2]

Complessivamente, i manga rappresentano un terzo delle vendite totali di tutte le pubblicazioni giappponesi. Nel 2001 sono stati venduti quasi 2 miliardi di manga (in rivista e volume monografico) fatturando circa 531 miliardi di yen. [3]
Ad essi e' legato un vasto mercato che comprende cartoni animati, telefilm, CD musicali e recitati, videogiochi, artbook ed altro merchandising ispirato ai manga piu' popolari.

Le origini del fumetto in Giappone vengono fatte risalire all'epoca Meiji (1868 - 1912) in riferimento ai primi disegnatori stranieri che furono attivi in Giappone.
Vi e' tuttavia una lunga e ricca tradizione che ha dato vita agli antecedenti dei manga attuali: a partire dai fascicoli e rotoli illustrati delle epoche Kamakura (1185 - 1333) e Muromachi (1336 - 1573), fino al periodo Tokugawa (1603 -1868) in cui la narrativa popolare aveva un rapporto ancora piu' stretto con l'illustrazione. [4]

Figura essenziale nello sviluppo del manga attuale e' Osamu Tezuka (1928 - 1989), il padre del "manga" inteso come racconto a fumetti sviluppato in lunghezza e in azione, con una trama compiuta che da' particolare rilievo all'individualita' dei personaggi.
I film europei e le opere targate Disney influenzarono la sua scelta di adoperare la tecnica del cinema, con prolungate scene d'azione, primi piani e inquadrature d'angolo. Secondo Tezuka, il difetto dei manga del passato era quello di essere: "disegnati come drammi da palcoscenico, dal punto di vista di una proiezione orizzontale. Questo rendeva impossibile la descrizione psicologica e toglieva forma espressiva." [5]


Gli shoujo manga


Definizione

Il termine shoujo manga e' usato per i fumetti rivolti a ragazze che hanno meno di 18 anni, ma puo' anche indicare tutti i manga che sono indirizzati ad un pubblico femminile.

Uno shoujo manga e' tale se e' stato pubblicato su una rivista per ragazze: si tratta di una classificazione che avviene in base al pubblico e non al contenuto o allo stile.
Tra i lettori occidentali questo concetto sembra piuttosto difficile da afferrare. Ancora oggi alcuni manga-fan italiani credono che "shoujo" indichi tutti i manga che si incentrano su una storia d'amore. Similmente, altri si rifiutano di chiamare "shoujo" i fumetti per ragazze che rientrano nel genere fantasy o d'azione. [6]
Sebbene il lato sentimentale delle vicende abbia di solito particolare rilievo, gli shoujo comprendono svariati generi: fantasy, horror, azione, avventura, erotico, sportivo, storico, umoristico, etc. E' quindi sbagliato dire che "un manga e' molto shoujo" o "e' uno shoujo ma ha elementi d'azione".

Una generica "differenza" tra gli shoujo e gli shounen manga (fumetti per ragazzi) puo' essere sintetizzata in due concetti: per gli shoujo la parola chiave e' "relazioni interpersonali", per gli shounen e' "conquista". Mentre i ragazzi usano i fumetti come simulazione di un obiettivo da realizzare, le ragazze li utilizzano come simulazione di relazioni interpersonali. [7]

Per quanto riguarda il lato grafico, da piu' parti gli shoujo manga sono stati ingiustamente ingabbiati in una definizione che e' in realta' inapplicabile. Secondo la visione erronea, tutti gli shoujo manga dovrebbero avere le seguenti caratteristiche: abbondanza di decorazioni floreali, assenza di sfondi, tavole ariose o semivuote, tratto sottile e personaggi dagli occhi enormi e luccicanti.
Naturalmente esistono shoujo manga con tali caratteristiche, soprattutto se si guarda alla produzione del passato. E' altresė vero che generalmente le tavole degli shoujo manga presentano una maggior frammentazione rispetto alle controparti maschili.
Ma rimane impossibile stabilire dei canoni grafici da applicare a tutti gli shoujo manga. Si tratta di una produzione cosė vasta e longeva che ogni stereotipo trova centinaia di smentite.

Autrici e lettrici

Dalla fine degli anni '60 in poi quasi tutti gli shoujo manga sono stati realizzati da donne, esattamente l'opposto di quanto accadeva nel Dopoguerra, quando il genere si e' sviluppato.

Secondo un recente sondaggio del quotidiano Mainichi Shinbun, il 42% delle donne giapponesi tra i 20 e i 49 anni legge fumetti con una certa regolarita'. Sono ben piu' numerose (circa tre quarti) le ragazze sotto i 20 anni che leggono manga.
Ogni mese vengono pubblicate un centinaio di riviste che serializzano manga rivolti ad un pubblico femminile, le piu' vendute sono quelle che si rivolgono a bambine e giovani ragazze come "Ribon" e "Nakayoshi".

Sebbene in Giappone i maschi che leggono shoujo manga siano una minoranza, molti sono dell'opinione che un buon shoujo manga sia apprezzabile da qualsiasi tipo di lettore. Sono di gran lunga piu' numerose le ragazze che oltre a leggere shoujo manga leggono fumetti rivolti al pubblico maschile.

Storia e tendenze [8]

Anni '50
I primi shoujo manga appaiono nel 1950, contemporaneamente agli shounen, e consistono in strip umoristiche dalla struttura molto semplice. E' stato Osamu Tezuka, con "Ribon no kishi", ad introdurre una storia piu' articolata che comprende generi diversi.
In questi anni la maggior parte degli shoujo manga si rivolge a bambine delle elementari ed e' creata da uomini, alcuni dei quali si sono poi rivelati delle figure di spicco in altre direzioni: Shotarou Ishinomori, Fujio Akatsuka e Leiji Matsumoto.
Il numero delle mangaka donne si conta sulle dita di una mano, alcuni nomi: Masako Watanabe, Hideko Mizuno e Miyako Maki. Le loro storie hanno per protagoniste delle bambine delle elementari e si dividono in 3 categorie: commedia umoristica, horror e strappalacrime. Le relazioni madre-figlia hanno un ruolo preminente mentre le storie d'amore sono piuttosto rare vista la tenera eta' delle protagoniste.

Anni '60
Nel 1963 il rivoluzionario cambio di serializzazione degli shoujo da riviste mensili a settimanali determina la richiesta di un maggior numero di artisti.
E' ormai chiaro che le mangaka donne sono piu' abili degli uomini nell'incontrare le richieste delle lettrici (ora cresciute) e quindi incrementare le vendite.
Il debutto che piu' degli altri attira l'attenzione e' quello di Machiko Satonaka, il cui primo manga appare nel '64, quando l'artista ha appena 16 anni. Questo spinge tantissime ragazze della sua generazione a tentare la via professionale. Debuttano inoltre Waki Yamato, Yasuko Aoike e Minori Kimura.
In un batter d'occhio, manga di tutti i tipi incominciano a vendere come non era mai accaduto prima e il numero delle riviste aumenta drasticamente. Alla fine degli anni '60 le mangaka donne hanno monopolizzato il filone shoujo e gli artisti uomini, incapaci di competere, abbandonano il genere per dedicarsi esclusivamente ai manga per ragazzi.
Mentre per gli shounen manga la rivista settimanale rimane il formato tradizionale, per gli shoujo manga torna ad imporsi il formato mensile. Questo perche' la rivista settimanale spingeva le autrici a concentrarsi sull'azione e a lavorare ad un ritmo che impediva di raggiungere la profondita' che molte di esse ricercavano.
Da allora le autrici hanno la possibilita' di disegnare episodi piu' lunghi ad un ritmo meno febbrile, sviluppando con piu' cura i rapporti tra i personaggi, gli stati d'animo e le ambientazioni.

Anni '70
Fin dai primi anni '70 l'attenzione viene catturata da un gruppo di giovani mangaka conosciute come ''Le favolose del 49'' perche' molte di loro erano nate nel 1949. Le piu' imortanti sono Riyoko Ikeda (autrice di Versailles no Bara), Keiko Takemiya (Kaze to Ki no Uta), Moto Hagio (Thoma no Shinzou), Yumiko Ooshima e Ryoko Yamagishi. Queste mangaka incominciano a sperimentare nuove tematiche, storie e stili, rifiutando i limiti della definizione tradizionale di shoujo manga e rivolgendosi a lettrici piu' adulte. Introducono nuovi sottogeneri come la fantascienza e il fantasy ed esplorano alcune delle piu' importanti questioni sull'esistenza umana.
Rivoluzionano gli shoujo manga affrontando tematiche come l'identita' sessuale e dando vita al sottogenere conosciuto come 'shounen ai' (amore tra ragazzi).
Anche le storie d'amore tra i due sessi subiscono un cambiamento: molte storie drammatiche furono sostituite da commedie scolastiche piu' allegre, con ragazze giapponesi come protagoniste. Fu sempre in questi anni che gli shoujo ambientati in Occidente, soprattutto nei secoli passati, ebbero la piu' grande diffusione.

Anni '80
Gia' alla fine degli anni '70 gli shoujo manga avevano cessato di essere un genere omogeneo e monolitico. Sottogeneri come il fantasy, l'horror, la fantascienza, lo sport o le storie che si incentrano sull'amore omosessuale tra due ragazzi, si erano affermati definitivamente distinguendosi dalle commedie sentimentali tradizionali. Le stesse storie d'amore erano divenute piu' sofisticate e meno soggette ai tabų e agli stereotipi, rappresentate in modo realistico.
Le protagoniste cominciano a trasformarsi in personaggi liberi, spensierati e leggermente incentrati su di se', ben diverse dalle eroine di un tempo, sempre pronte al sacrificio.
Mentre buona parte della nuova generazione di mangaka continua a seguire i grandi temi introdotti dalle "favolose del '49", altre (tra cui Taku Tsumugi) spostano l'attenzione sulla vita di tutti i giorni, esaminando dettagliatamente le vite interiori dei loro personaggi. Al centro di queste storie sono quindi ragazze qualsiasi del Giappone contemporaneo, molto simili alle loro lettrici.
Dato che l'eta' delle lettrici di manga continua a crescere, negli anni '80 si impone una maggior specializzazione e un target piu' specifico di lettrici, divise rigorosamente per eta'.
Il mercato diventa ancora piu' complesso per la crescente richiesta di manga nei quali possano rispecchiarsi le donne adulte. Le prime riviste di questo tipo appaiono nei primi anni '80 e si rivolgono a giovani impiegate e casalinghe.
Il contenuto era per molti aspetti simile alle soap opera americane, si trattava generalmente di storie piatte e superficiali. Verso la fine degli anni '80 diventa chiaro che questa formula piace soltanto ad una piccola parte di lettrici, le case esitrici si rendono conto che molte giovani donne non comprano questi nuovi "ladies comics" ma le stesse riviste che amavano alle superiori.

Anni '90
Le case editrici, avendo compreso l'errore di proporre alle donne adulte soltanto dei manga-soap opera, incominciano a proporre una varieta' di sottogeneri indirizzati a delle specifiche "tipologie" di donna. Essi spaziano dalle pubblicazioni piu' alternative come "Feel Young" fino al conservativo e vendutissimo "YOU", al pornografico "Comic Amour" o alle riviste dedicate a temi come la gravidanza e la crescita dei bambini.
I magazine che trattano di shounen ai/yaoi sono protagonisti di un vero e proprio boom: molti di questi manga sono decisamente piu' espliciti rispetto a quelli del passato, e i motivi di questo successo sono molteplici. Qui viene descritto il sesso per com'e', come impulso, piuttosto che come una fonte di turbamento e vaga paura, o come fine procreativo. Fanno la loro comparsa temi scabrosi come lo stupro, l'incesto e la prostituzione. Molti studiosi fanno notare che nelle vicende in cui i protagonisti sono maschi, le lettrici possono leggere senza angoscia, senza il peso dell'identificazione.
Ma vengono infrante nuove barriere anche nel campo degli shoujo manga veri e propri, riviste come "Cheese!" (edita dal '96, di Shogakukan) spesso affrontano temi tabu' e presentano scene di sesso esplicito pur avendo per protagoniste (e lettrici) delle ragazze minorenni.

Shoujo o shojo?
Innanzitutto, e' bene specificare che la pronuncia e' una sola: [sciogio] con "scio" di SCIOcco e "gio" di GIOco.
"Shoujo" non e' l'unica translitterazione per l'ideogramma di "ragazza": sono ammesse anche shôjo, shoojo e syoozyo. Tutte le case editrici italiane usano la parola "shojo".
Questo sito utilizza la parola "shoujo" per quattro motivi:
1) "shojo" in giapponese significa *vergine* e presenta un kanji diverso da quello di "shoujo";
2) "shoujo" e' la grafia piu' utilizzata nel web e non ci sembrava il caso di aggiungerne un'altra (shoojo);
3) il simbolo "ô" non e' leggibile in tutti i computer e in ogni caso viene usato in sostituzione approssimativa del carattere "o" con l'allungamento, che non e' presente nei computer occidentali;
4) "shojo" ha assunto in Italia una valenza spesso negativa e con la parola "shoujo" vogliamo simbolicamente distinguerci dalla concezione italiana che per molto tempo ha visto questa sconfinata produzione fumettistica solo come "storie d'amore con fiori, grandi occhioni, lacrime e nastri svolazzanti".


Note:
[1] Gli ideogrammi sono simboli che rappresentano parole e significanti. Quelli usati in Giappone si chiamano kanji e sono di origine cinese.
[2] Vedi Shoujo in Giappone -> Magazines.
[3] Dati dall'edizione 2002 dello "Shuppan shihou nenpyou", il rapporto annuale delle pubblicazioni.
[4] Maria Teresa Orsi, Storia del fumetto giapponese, primo volume, Venezia, Musa Edizioni, 1998, p.3
[5] Tezuka Osamu, "Watashi no jinsei gekijou", Tokyo Shinbun, 1967
[6] E' per questo che in Italia celebri shounen manga sentimentali come "Video Girl Ai" e "Orange Road" vengono talora scambiati per shoujo manga. Simili errori sono riscontrabili anche tra chi lavora nel settore: puo' capitare che uno shoujo sia definito come "un manga a cavallo tra fantasy e shojo" o che si distinguano i generi di manga in "commedia, sport, horror, avventura, storico e shoujo".
[7] Fujimoto Yukari, "A Life-Size Mirror: Women's Self-Representation in Girls' Comics.", Lila-Asia Pacific Women's Studies Journal, 01/1994
[8] La maggior parte delle informazioni e' liberamente tratta dall'articolo di Matt Thorn "A History of Manga" la cui versione originale č presente nel sito: Matt Thorn Home Page
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  Ribon no Kishi di Osamu Tezuka, iniziato nel 1953











Hideko Mizuno, Gin no Hanabira: serializzato nella fine deglia anni '60.











Illustrazione di Machiko Satonaka











Illustrazione di Masako Watanabe












Illustrazione di Miyako Maki, 1965











Illustrazione di Keiko Takemiya











Tsukue wo steeji ni, manga di Taku Tsumugi











Una cover recente di "Be Love", una delle piu' famose riviste di Ladies Comics