
A cura di Martina.
Benvenuti nella sezione dello Shoujo Manga Outline
che serve da introduzione per chi e' entrato da poco nel mondo degli shoujo manga,
ma anche per chi desidera approfondirne la conoscenza.
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I manga
Il termine "manga" non ha un'origine chiara, viene usato gia' alla fine del Settecento ma compare in modo piu' consistente nell'Ottocento quando il noto incisore Hokusai usa i due ideogrammi, "man" ("involontario, senza ragione") e "ga" ("immagini") per indicare le sue raccolte di schizzi, ritratti e illustrazioni a tema vario. [1]
Attualmente il termine "manga" indica qualsiasi opera a fumetti e, in Giappone, viene spesso sostituito dal termine comic (nella translitterazione giapponese "comikku") anche per indicare le produzioni nazionali.
Al contrario di quanto avviene in Occidente, in Giappone i fumetti vengono letti a partire dall'infanzia fino alla mezza eta' e da entrambi i sessi.
La maggior parte dei manga e' in bianco e nero, viene prima pubblicata su rivista (intesa come "usa e getta") e poi in volumetto monografico da collezione.
Ogni rivista, come stabilito dalla casa editrice, si rivolge ad un target ben preciso e puo' trattare dei generi piu' disparati: dal sentimento all'azione, dai giochi d'azzardo al lavoro d'ufficio, dall'erotismo alla vita casalinga. [2]
Complessivamente, i manga rappresentano un terzo delle vendite totali di tutte le pubblicazioni giappponesi. Nel 2001 sono stati venduti quasi 2 miliardi di manga (in rivista e volume monografico) fatturando circa 531 miliardi di yen. [3]
Ad essi e' legato un vasto mercato che comprende cartoni animati, telefilm, CD musicali e recitati, videogiochi, artbook ed altro merchandising ispirato ai manga piu' popolari.
Le origini del fumetto in Giappone vengono fatte risalire all'epoca Meiji (1868 - 1912) in riferimento ai primi disegnatori stranieri che furono attivi in Giappone.
Vi e' tuttavia una lunga e ricca tradizione che ha dato vita agli antecedenti dei manga attuali: a partire dai fascicoli e rotoli illustrati delle epoche Kamakura (1185 - 1333) e Muromachi (1336 - 1573), fino al periodo Tokugawa (1603 -1868) in cui la narrativa popolare aveva un rapporto ancora piu' stretto con l'illustrazione. [4]
Figura essenziale nello sviluppo del manga attuale e' Osamu Tezuka (1928 - 1989), il padre del "manga" inteso come racconto a fumetti sviluppato in lunghezza e in azione, con una trama compiuta che da' particolare rilievo all'individualita' dei personaggi.
I film europei e le opere targate Disney influenzarono la sua scelta di adoperare la tecnica del cinema, con prolungate scene d'azione, primi piani e inquadrature d'angolo. Secondo Tezuka, il difetto dei manga del passato era quello di essere: "disegnati come drammi da palcoscenico, dal punto di vista di una proiezione orizzontale. Questo rendeva impossibile la descrizione psicologica e toglieva forma espressiva." [5]
Note:
[1] Gli ideogrammi sono simboli che rappresentano parole e significanti. Quelli usati in Giappone si chiamano kanji e sono di origine cinese.
[2] Vedi la sezione Magazines.
[3] Dati dall'edizione 2002 dello "Shuppan shihou nenpyou", il rapporto annuale delle pubblicazioni.
[4] Maria Teresa Orsi, Storia del fumetto giapponese, primo volume, Venezia, Musa Edizioni, 1998, p.3
[5] Tezuka Osamu, "Watashi no jinsei gekijou", Tokyo Shinbun, 1967
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Gli shoujo manga
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Definizione
Il termine shoujo manga e' usato per i fumetti rivolti a ragazze che hanno meno di 18 anni, ma puo' anche indicare tutti i manga che sono indirizzati ad un pubblico femminile.
Uno shoujo manga e' tale se e' stato pubblicato su una rivista per ragazze: si tratta di una classificazione che avviene in base al pubblico e non al contenuto o allo stile.
Tra i lettori occidentali questo concetto sembra piuttosto difficile da afferrare. Ancora oggi alcuni manga-fan italiani credono che "shoujo" indichi tutti i manga che si incentrano su una storia d'amore. Similmente, altri si rifiutano di chiamare "shoujo" i fumetti per ragazze che rientrano nel genere fantasy o d'azione. [6]
Sebbene il lato sentimentale delle vicende abbia di solito particolare rilievo, gli shoujo comprendono svariati generi: fantasy, horror, azione, avventura, erotico, sportivo, storico, umoristico, etc.
E' quindi sbagliato dire che "un manga e' molto shoujo" o "e' uno shoujo ma ha elementi d'azione".
Una generica "differenza" tra gli shoujo e gli shounen manga (fumetti per ragazzi) puo' essere sintetizzata in due concetti: per gli shoujo la parola chiave e' "relazioni interpersonali", per gli shounen e' "conquista". Mentre i ragazzi usano i fumetti come simulazione di un obiettivo da realizzare, le ragazze li utilizzano come simulazione di relazioni interpersonali. [7]
Per quanto riguarda il lato grafico, da piu' parti gli shoujo manga sono stati ingiustamente ingabbiati in una definizione che e' in realta' inapplicabile. Secondo la visione erronea, tutti gli shoujo manga dovrebbero avere le seguenti caratteristiche: abbondanza di decorazioni floreali, assenza di sfondi, tavole ariose o semivuote, tratto sottile e personaggi dagli occhi enormi e luccicanti.
Naturalmente esistono shoujo manga con tali caratteristiche, soprattutto se si guarda alla produzione del passato. E' altresì vero che generalmente le tavole degli shoujo manga presentano una maggior frammentazione rispetto alle controparti maschili.
Ma rimane impossibile stabilire dei canoni grafici da applicare a tutti gli shoujo manga. Si tratta di una produzione così vasta e longeva che ogni stereotipo trova centinaia di smentite.
Autrici e lettrici
Dalla fine degli anni '60 in poi quasi tutti gli shoujo manga sono stati realizzati da donne, esattamente l'opposto di quanto accadeva nel Dopoguerra, quando il genere si e' sviluppato.
Secondo un recente sondaggio del quotidiano Mainichi Shinbun, il 42% delle donne giapponesi tra i 20 e i 49 anni legge fumetti con una certa regolarita'. Sono ben piu' numerose (circa tre quarti) le ragazze sotto i 20 anni che leggono manga.
Ogni mese vengono pubblicate un centinaio di riviste che serializzano manga rivolti ad un pubblico femminile, le piu' vendute sono quelle che si rivolgono a bambine e giovani ragazze come "Ribon" e "Nakayoshi".
Sebbene in Giappone i maschi che leggono shoujo manga siano una minoranza, molti sono dell'opinione che un buon shoujo manga sia apprezzabile da qualsiasi tipo di lettore.
Sono di gran lunga piu' numerose le ragazze che oltre a leggere shoujo manga leggono fumetti rivolti al pubblico maschile.
Storia e tendenze [8]
Anni '50
I primi shoujo manga appaiono nel 1950, contemporaneamente agli shounen, e consistono in strip umoristiche dalla struttura molto semplice. E' stato Osamu Tezuka, con "Ribon no kishi", ad introdurre una storia piu' articolata che comprende generi diversi.
In questi anni la maggior parte degli shoujo manga si rivolge a bambine delle elementari ed e' creata da uomini, alcuni dei quali si sono poi rivelati delle figure di spicco in altre direzioni: Shotarou Ishinomori, Fujio Akatsuka e Leiji Matsumoto.
Il numero delle mangaka donne si conta sulle dita di una mano, alcuni nomi: Masako Watanabe, Hideko Mizuno e Miyako Maki. Le loro storie hanno per protagoniste delle bambine delle elementari e si dividono in 3 categorie: commedia umoristica, horror e strappalacrime. Le relazioni madre-figlia hanno un ruolo preminente mentre le storie d'amore sono piuttosto rare vista la tenera eta' delle protagoniste.
Anni '60
Nel 1963 il rivoluzionario cambio di serializzazione degli shoujo da riviste mensili a settimanali determina la richiesta di un maggior numero di artisti.
E' ormai chiaro che le mangaka donne sono piu' abili degli uomini nell'incontrare le richieste delle lettrici (ora cresciute) e quindi incrementare le vendite.
Il debutto che piu' degli altri attira l'attenzione e' quello di Machiko Satonaka, il cui primo manga appare nel '64, quando l'artista ha appena 16 anni. Questo spinge tantissime ragazze della sua generazione a tentare la via professionale. Debuttano inoltre Waki Yamato, Yasuko Aoike e Minori Kimura.
In un batter d'occhio, manga di tutti i tipi incominciano a vendere come non era mai accaduto prima e il numero delle riviste aumenta drasticamente. Alla fine degli anni '60 le mangaka donne hanno monopolizzato il filone shoujo e gli artisti uomini, incapaci di competere, abbandonano il genere per dedicarsi esclusivamente ai manga per ragazzi.
Mentre per gli shounen manga la rivista settimanale rimane il formato tradizionale, per gli shoujo manga torna ad imporsi il formato mensile. Questo perche' la rivista settimanale spingeva le autrici a concentrarsi sull'azione e a lavorare ad un ritmo che impediva di raggiungere la profondita' che molte di esse ricercavano.
Da allora le autrici hanno la possibilita' di disegnare episodi piu' lunghi ad un ritmo meno febbrile, sviluppando con piu' cura i rapporti tra i personaggi, gli stati d'animo e le ambientazioni.
Anni '70
Fin dai primi anni '70 l'attenzione viene catturata da un gruppo di giovani mangaka conosciute come ''Le favolose del 49'' perche' molte di loro erano nate nel 1949. Le piu' imortanti sono Riyoko Ikeda (autrice di Versailles no Bara), Keiko Takemiya (Kaze to Ki no Uta), Moto Hagio (Thoma no Shinzou), Yumiko Ooshima e Ryoko Yamagishi. Queste mangaka incominciano a sperimentare nuove tematiche, storie e stili, rifiutando i limiti della definizione tradizionale di shoujo manga e rivolgendosi a lettrici piu' adulte. Introducono nuovi sottogeneri come la fantascienza e il fantasy ed esplorano alcune delle piu' importanti questioni sull'esistenza umana.
Rivoluzionano gli shoujo manga affrontando tematiche come l'identita' sessuale e dando vita al sottogenere conosciuto come 'shounen ai' (amore tra ragazzi).
Anche le storie d'amore tra i due sessi subiscono un cambiamento: molte storie drammatiche furono sostituite da commedie scolastiche piu' allegre, con ragazze giapponesi come protagoniste. Fu sempre in questi anni che gli shoujo ambientati in Occidente, soprattutto nei secoli passati, ebbero la piu' grande diffusione.
Anni '80
Gia' alla fine degli anni '70 gli shoujo manga avevano cessato di essere un genere omogeneo e monolitico. Sottogeneri come il fantasy, l'horror, la fantascienza, lo sport o le storie che si incentrano sull'amore omosessuale tra due ragazzi, si erano affermati definitivamente distinguendosi dalle commedie sentimentali tradizionali. Le stesse storie d'amore erano divenute piu' sofisticate e meno soggette ai tabù e agli stereotipi, rappresentate in modo realistico.
Le protagoniste cominciano a trasformarsi in personaggi liberi, spensierati e leggermente incentrati su di se', ben diverse dalle eroine di un tempo, sempre pronte al sacrificio.
Mentre buona parte della nuova generazione di mangaka continua a seguire i grandi temi introdotti dalle "favolose del '49", altre (tra cui Taku Tsumugi) spostano l'attenzione sulla vita di tutti i giorni, esaminando dettagliatamente le vite interiori dei loro personaggi. Al centro di queste storie sono quindi ragazze qualsiasi del Giappone contemporaneo, molto simili alle loro lettrici.
Dato che l'eta' delle lettrici di manga continua a crescere, negli anni '80 si impone una maggior specializzazione e un target piu' specifico di lettrici, divise rigorosamente per eta'.
Il mercato diventa ancora piu' complesso per la crescente richiesta di manga nei quali possano rispecchiarsi le donne adulte. Le prime riviste di questo tipo appaiono nei primi anni '80 e si rivolgono a giovani impiegate e casalinghe.
Il contenuto era per molti aspetti simile alle soap opera americane, si trattava generalmente di storie piatte e superficiali. Verso la fine degli anni '80 diventa chiaro che questa formula piace soltanto ad una piccola parte di lettrici, le case esitrici si rendono conto che molte giovani donne non comprano questi nuovi "ladies comics" ma le stesse riviste che amavano alle superiori.
Anni '90
Le case editrici, avendo compreso l'errore di proporre alle donne adulte soltanto dei manga-soap opera, incominciano a proporre una varieta' di sottogeneri indirizzati a delle specifiche "tipologie" di donna. Essi spaziano dalle pubblicazioni piu' alternative come "Feel Young" fino al conservativo e vendutissimo "YOU", al pornografico "Comic Amour" o alle riviste dedicate a temi come la gravidanza e la crescita dei bambini.
I magazine che trattano di shounen ai/yaoi sono protagonisti di un vero e proprio boom: molti di questi manga sono decisamente piu' espliciti rispetto a quelli del passato, e i motivi di questo successo sono molteplici. Qui viene descritto il sesso per com'e', come impulso, piuttosto che come una fonte di turbamento e vaga paura, o come fine procreativo. Fanno la loro comparsa temi scabrosi come lo stupro, l'incesto e la prostituzione. Molti studiosi fanno notare che nelle vicende in cui i protagonisti sono maschi, le lettrici possono leggere senza angoscia, senza il peso dell'identificazione.
Ma vengono infrante nuove barriere anche nel campo degli shoujo manga veri e propri, riviste come "Cheese!" (edita dal '96, di Shogakukan) spesso affrontano temi tabu' e presentano scene di sesso esplicito pur avendo per protagoniste (e lettrici) delle ragazze minorenni.
Shoujo o shojo?
Innanzitutto, e' bene specificare che la pronuncia e' una sola: [sciogio] con "scio" di SCIOcco e "gio" di GIOco.
"Shoujo" non e' l'unica translitterazione per l'ideogramma di "ragazza": sono ammesse anche shôjo, shoojo e syoozyo. Tutte le case editrici italiane usano la parola "shojo".
Questo sito utilizza la parola "shoujo" per quattro motivi:
1) "shojo" in giapponese significa *vergine* e presenta un kanji diverso da quello di "shoujo";
2) "shoujo" e' la grafia piu' utilizzata nel web e non ci sembrava il caso di aggiungerne un'altra (shoojo);
3) il simbolo "ô" non e' leggibile in tutti i computer e in ogni caso viene usato in sostituzione approssimativa del carattere "o" con l'allungamento, che non e' presente nei computer occidentali;
4) "shojo" ha assunto in Italia una valenza spesso negativa e con la parola "shoujo" vogliamo simbolicamente distinguerci dalla concezione italiana che per molto tempo ha visto questa sconfinata produzione fumettistica solo come "storie d'amore con fiori, grandi occhioni, lacrime e nastri svolazzanti".
Note:
[6] E' per questo che in Italia celebri shounen manga sentimentali come "Video Girl Ai" e "Orange Road" vengono talora scambiati per shoujo manga. Simili errori sono riscontrabili anche tra chi lavora nel settore: puo' capitare che uno shoujo sia definito come "un manga a cavallo tra fantasy e shojo" o che si distinguano i generi di manga in "commedia, sport, horror, avventura, storico e shoujo".
[7] Fujimoto Yukari, "A Life-Size Mirror: Women's Self-Representation in Girls' Comics.", Lila-Asia Pacific Women's Studies Journal, 01/1994
[8] La maggior parte delle informazioni e' liberamente tratta dall'articolo di Matt Thorn "A History of Manga" la cui versione originale è presente nel sito: Matt Thorn Home Page
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Gli shoujo manga in Italia
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1993-2000: verso l'affermazione
I primi shoujo manga apparsi in Italia, escludendo le edizioni stravolte [1] di shoujo manga negli
anni '80, sono stati dei classici: "Lady Oscar" e' apparsa
nel 1993 mentre l'anno successivo "Georgie" di Yumiko
Igarashi e' stata pubblicata dalla Star Comics.
Queste pubblicazioni sono state un vero e proprio flop e che per diversi anni abbiano
precluso la pubblicazione di nuovi titoli. Le case
editrici si basarono infatti sull'esito delle vendite di
tre opere simili tra loro per affermare categoricamente
che gli shoujo manga non potevano avere successo e
ignorare tutte le altre varieta' di shoujo manga.
Tuttavia, se le prime opere hanno avuto scarso successo
non e' perche' erano datate e melodrammatiche: il
problema e' che in quegli anni le lettrici di manga erano
pochissime. Molti degli attuali lettori di shoujo
manga si sono avvicinati al mondo del fumetto nipponico
soltanto dopo il 1995, ovvero dopo gli insuccessi di "Lady
Oscar", "Georgie" e "Caro Fratello".
Dal 1995 in poi il cammino degli shoujo manga e' stato in
continua ascesa.
Per molti anni non si sono piu' verificati flop dopo che
"Proteggi la mia terra" (dalle vendite inizialmente scarse)
si e' rivelato un piccolo successo una volta spostato in
libreria.
Il contenitore "Amici" si e' piazzato fin dall'inizio a
meta' delle classifice di vendita dei manga Star Comics,
mentre "Marmalade Boy" e' stato il manga piu' venduto della
Planet Manga dopo "Bastard!!".
Un'operazione a rischio come lo shounen ai di Marimo
Ragawa si e' conclusa in modo (relativamente) positivo ed
altro spazio e' stato riservato agli shounen ai.
"Mars" (il titolo piu' venduto di "Amici") si e' guadagnato
un posto nel cuore di molti lettori ed ha contributo
fortemente all'affermazione degli shoujo manga. In
particolare ha dimostrato in modo definitivo che uno
shoujo manga puo' avere successo anche se non ha una
serie animata a fare da spalla.
"La leggenda dell'arcobaleno" di Chieko Hara e' stato tra
gli shoujo manga piu' venduti in casa Star Comics
dimostrando la falsita' della tesi - sostenuta in primis
dalla stessa Star Comics - secondo cui gli shoujo "classici"
non potevano avere successo.
2001-2004: il "boom"
Il 2001 si e' rivelato il primo anno
veramente fortunato per gli shoujo manga in Italia. Se
verso la fine del 2000 venivano pubblicati soltanto 2 o 3
shoujo al mese, a partire dalla seconda meta' del 2001 la
media di shoujo manga editi per mese e' stata di 10.
Il merito di questo miglioramento va soprattutto alla
Planet Manga, che a partire dalla primavera del 2001 ha
fatto uscire ben 6 nuovi shoujo manga e a case editrici
piu' o meno nuove (Play Press, Dynamic Italia, Hazard e
Lexy).
Anche
Star Comics, sebbene un po' in ritardo rispetto ad altre
case editrici, ha abbandonato il pessimismo con cui
vedeva il destino degli shoujo manga. Se il totale degli
shoujo manga pubblicati nel settembre 2002 erano 11,
nello stesso mese del 2003 e del 2004 il numero e'
raddoppiato.
La
situazione attuale e' ben diversa rispetto a quella di 10
anni fa: i lettori di shoujo sono aumentati, quasi tutti
gli editori del settore danno spazio agli shoujo manga,
si sperimentano generi diversi
mentre i pregiudizi hanno finalmente perso terreno.
Sono lontani gli anni delle "crociate anti-shoujo",
come ricorda in un'intervista Andrea Baricordi: "quando
iniziammo a pubblicarli, fummo letteralmente aggrediti
presso una fiera."
[2]
Senza
dubbio, rimangono alcuni manga-fan che si ostinano a dire
di non apprezzare gli shoujo manga pur avendone letti
meno di una decina, così come resistono alcuni "shoujo-fan"
che per primi hanno una visione riduttiva del filone
shoujo. Se le riviste e i libri specializzati da sempre
hanno rivolto poco spazio agli shoujo manga, i siti web
creati dagli appassionati hanno certamente colmato questa
lacuna.
Le
scelte degli editori in campo shoujo non sono state
sempre brillanti e, quando lo sono state, non hanno
sempre raggiunto delle vendite soddisfacenti.
Titoli validi come "Banana Fish" di Akimi
Yoshida, "La principessa splendente" di Reiko
Shimizu e "Cuori colpiti" di George Asakura non
sono stati premiati dal grande pubblico.
Questi dati non mancano di impensierire chi teme di
vedere le testate shoujo italiane orientarsi
esclusivamente su commedie scolastico-adolescenziali e
titoli palesemente commerciali. Fortunatamente, e' ancora
presto per preoccuparsi seriamente di questa evenienza.
Come
riconoscono molti esperti del settore, i manga (e in
particolare gli shoujo) sono stati il fattore determinante nel far avvicinare le ragazze al mondo del
fumetto, come mai era accaduto prima nel nostro paese. Un
fenomeno, questo, che si sta ripetendo anche negli altri
paesi Occidentali che pubblicano fumetti giapponesi.
Note:
[1] Si tratta di
titoli serializzati in gran parte sulla rivista "Il
corrierino dei piccoli"; la prassi consisteva nel
ribaltare e colorare le tavole (in origine in bianco e
nero), occidentalizzare i nomi, e censurare le scene
giudicate inadatte ai piu' piccoli. Vedi Shoujo in Italia - Gli Shoujo
degli anni '80
[2] Dall'intervista
di Animanga Netgate ad Andrea
Baricordi, uno dei quattro Kappa Boys che si occupa da anni di
scelte editoriali, redazione e supervisione prima per la casa
editrice Star Comics ed ora per la Kappa Edizioni.
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Conferenza di Moto Hagio
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a cura di Emy
Alle
ore 18.30 dell'8 Ottobre 2009, a Roma, presso l'Istituto Giapponese di Cultura
sito in via A. Gramsci 74, in una sala in cui erano presenti un centinaio di
persone, entra Moto Hagio con l'interprete: inizia l'incontro.
Dopo una breve presentazione dell'autrice in cui vengono citati i suoi più
importanti lavori, la Hagio prende la parola e ci chiede di aprire il fumetto
fotocopiato che ci è stato distribuito all'ingresso: si tratta di "Hanshin"
(Semidio) e "Yanagi no Ki" (Il salice), due suoi oneshot. La Hagio ci invita a
leggere insieme a lei il fumetto: vignetta per vignetta, ci "guida" nella
realizzazione del manga. Per la realizzazione di "Hanshin" apprendiamo così che
le è occorsa una settimana tra stesura della storia, disegno a matita,
inchiostrazione, cancellazione della matita: la media è di 4 tavole al giorno.
Importante è l'accento sulla fine della tavola: l'ultima vignetta della tavola
deve finire con un punto esclamativo o interrogativo, affinché il lettore sia
portato a girare pagina. Per "Yanagi no ki" afferma che, essendole peggiorata la
vista, il suo ritmo lavorativo a quel tempo si era
ridotto
a tre tavole al giorno: per questo titolo ha impiegato 4-5 giorni per la storia
e circa 6 per disegnarla.
Terminata la lettura (davvero magnetica, perché l'autrice sottolineava tutti i
momenti emotivamente più significativi), entriamo nella seconda parte della
conferenza: una breve storia dello shoujo manga.
Per mezzo di un proiettore ci vengono mostrate delle immagini: la prima è una
libreria di Ikebukuro, dove fanno bella mostra di sé i manga del momento e un
poster di "Poe di Ichizoku" della Hagio. Altre immagini della libreria: tra gli
scaffali fanno capolino anche i manga della sensei e un magazine dove è
serializzato un suo lavoro.
Comincia
l'excursus: gli shoujo manga nascono e si diffondono dopo la seconda guerra
mondiale, grazie all'essenziale contributo di Tezuka Osamu. Nel 1953 su Ribbon
compare "Ribbon no Kishi" (in Italia noto come "La Principessa Zaffiro"): l'idea
di fondo era far nascere una domanda nelle bambine -destinatrici del manga- del
tipo "se io fossi un maschio, cosa succederebbe?"... quello del travestimento e
del camuffamento è diventato a conti fatti un topos degli shoujo manga.
Nel dopoguerra, un altro motivo fondamentale nelle trame è quello della "madre
perduta" che poi si ritrova nelle vesti di una ricca signora, oppure presente
nelle storie è il sogno di diventare una ballerina. Sono i tempi dell'invasione
della cultura americana: Mizuno Hideko disegna commedie ispirate ai film
americani, come "Sabrina".
Mentre
vengono inquadrate cover disegnate da Nishitani Yoshiko, la Hagio ricorda che
molti manga scelgono un'ambientazione americana ma, per contrasto, sono presenti
anche ambientazioni giapponesi, in particolare per gli shoujo manga horror che
compaiono già da questo periodo.
La copertina di "Nana to Lili" introduce la figura di Satonaka Machiko, che
debutta a sedici anni e -redarguita da un'insegnante perché aveva cominciato a
lavorare troppo giovane- a diciassette anni lascia la scuola per abbracciare la
carriera di mangaka.
Nel
1974 la squadra di pallavolo giapponese vince le Olimpiadi a Tokyo: ecco la
genesi di "Attack n.1" di Chikako Urano (in Italia nota come "Mimì
e la nazionale di pallavolo"). In "Glass no shiro" di Masako Watanabe,
ambientato a Londra, le due sorelle protagoniste si scoprono non essere tali in
quanto una di esse è la figlia di un nobile: l'altra sorella finge di essere
quella ricca costruendo un "castello di vetro" destinato a essere infranto;
questa serie di otto volumi ha venduto 520.000 copie in Giappone.
Anni
Settanta: scorrono di fronte a noi le cover di "Arabesque" di Ryouko Yamagishi,
manga sul balletto ambientato in Russia, e il famoso "Versailles no bara" ("Le
rose di Versailles", alias Lady Oscar) di Riyoko Ikeda, la cui prima serie di dieci volumi ha
venduto nove milioni di copie.
Finalmente si inquadra un'opera della sensei: "Poe no Ichizoku", ambientato nel
diciottesimo secolo fino ai nostri giorni, è una storia di vampiri la cui idea
-svela l'autrice- le è nata mentre studiava la storia dei costumi occidentali.
Ecco
la cover del primo volume che mostra una ragazza abbigliata secondo lo stile
impero: Moto Hagio dice che si è divertita molto a disegnare i vestiti dei
personaggi.
Ecco gli hit di sempre: "Ace wo Nerae" (la nostra "Jenny la tennista") e "Glass
no Kamen" ("Il grande sogno di Maya"/Maschera di vetro): quest'ultimo dal 1974
procede oltre il trentaseiesimo anno di pubblicazione; da poco in Giappone è
uscito il 44esimo volume (la Hagio ricorda che chi lo leggeva a dieci anni oggi
di anni ne ha quarantasei). Garakame ha venduto cinquanta milioni di copie
finora.
"Candy Candy" con la sua prima edizione in nove volumi ha raggiunto il milione
di copie. Altro longseller è "Ouke no Monshou" (Lo stemma della famiglia reale)
di Chieko Hosokawa. "Eroica yori ai o komete" di Yasuko Aoike mette in scena un
ladro e un poliziotto, i cui look sono ispirati alla moda rockettara dell'epoca,
con lo scopo appunto di attirare le ragazze.
Toshie
Kihara è l'autrice di "Mari to Shingo", ambientato nel Giappone di ottanta anni
fa, vede l'amicizia di Mari e Shingo (due ragazzi) piano piano evolversi verso
la nascita di un amore. "Shiro no Faruuka" di Satoru Makimura tratta del
pattinaggio su ghiaccio, mentre "Wata no Kunihoshi" (La stella della terra di
cotone) di Yumiko Ooshima vede come protagonista una gattina, raffigurata come
un essere umano perché lei si vede come tale e crede che una volta diventata
adulta diverrà a tutti gli effetti un essere umano.
Fusako
Kuramochi viene ricordata per un'opera la cui traduzione è "Le scale
chiacchierine", di ambientazione scolastica giapponese. "Asaki Yumemishi" di
Waki Yamato è la trasposizione del "Genji monogatari": la Hagio fa notare come
nel naso di Genji, piuttosto alto, si noti l'influsso occidentale. Ancora
un'opera di Ryouko Yamagishi: "Hi izuru tokoro no tenshi", che tratta del
principe Shotoku, ha venduto sette milioni di copie.
Anni
Ottanta: ecco sfilare "Banana Fish" di Akimi Yoshida, "Yellow Book" di
Takano
Fumiko, nota per i racconti brevi dalla forte introspezione. "Chibi Marukochan"
di Momoko Sakura racconta la vita quotidiana di una ragazza delle elementari,
attraverso la lente dell'humour... articolata in diciotto volumi, ha venduto
trenta milioni di copie. "Moon Child" di Reiko Shimizu chiude la carrellata.
Anni Novanta: ecco le Clamp di cui viene inquadrato "X", Ima Ichiko è
rappresentata da "Hyakki Yakoushou ",
Okano Reiko da "Onmyouji" (Il Geomante), Yoko Kamio da "Hana Iori Dango" (Meglio
i ragazzi che i fiori), di cui la Hagio ricorda il drama. Di ambientazione
giapponese, "Nana" di Ai Yazawa: vero fenomeno sociale in Giappone, ha colpito
grazie al glamour delle protagoniste, capaci di uno stile di vita esteticamente
affascinante nonostante le iniziali condizioni economiche poco brillanti.
"Nodame
Cantabile" di Tomoko Ninomiya segna il passaggio ai manga del Duemila: il manga
tratta di studenti giapponesi di musica classica. "Life" di Keiko Suenobu ha
venduto nove milioni di copie e da esso è stato tratto un drama. "Ooku" (Il
gineceo) di Yoshinaga Fumi chiude questa rassegna: il manga tratta
un'interessante inversione di ruoli tra uomo e donna, con risvolti sociali. La Hagio conclude: dalla "Principessa Zaffiro", da quando una donna si travestiva
da uomo, oggi con "Ooku" gli uomini "giocano" il ruolo delle donne... molte cose
evidentemente sono cambiate.
Terza parte dell'incontro: dopo l'intervento di una ragazza del pubblico che fa
presente l'importanza che gli shoujo manga -seppur nella loro versione animata-
hanno avuto per le ragazze italiane, via libera alle domande all'autrice.
-Cosa leggeva da bambina, sognava di diventare una mangaka già da allora?
Mi
piacevano i manga e disegnare fin da bambina, ma non sognavo di diventare una
mangaka. La decisione avvenne in seconda superiore, dopo aver letto "Shinsengumi"
di Tezuka Osamu. In questo manga è descritto il Giappone come paese chiuso da
moltissimi secoli e l'improvvisa apertura verso l'America: è un periodo di
turbolenze in cui persone amiche diventano nemiche, dando luogo a dei
tradimenti. Dopo aver letto "Shinsengumi" per tutta la settimana successiva non
pensai ad altro, ero stata shockata da quella storia. E -ho pensato- anch'io
voglio shockare un lettore in questo modo con una storia altrettanto intensa.
-Possiamo dire che c'è riuscita, dal momento che siamo suoi grandi fan. Cosa
ne pensa del mercato attuale e della sua qualità (mi riferisco ai manga come
junk food)?
I bambini, che nascono sempre di meno, hanno oggi in Giappone una scelta più
ampia rispetto al passato. I manga come junk food c'erano anche in passato ma, a
differenza di ieri, ci sono tanti generi e questo è positivo: dalla varietà
nascerà qualcosa di buono. Tuttora sono in attesa di un manga che mi diverta e
mi conquisti.
-Quali
sono i manga che trova più interessanti?
"Ooku" di Yoshinaga Fumi su Melody, "OOkiku
Furikabutte" su Afternoon e "Historie" sempre su Afternoon.
-Da dove nasce l'interesse per la fantascienza?
Da bambina leggevo "Tetsuwan Atom" (in Italia noto come Astroboy) di Osamu
Tezuka, crescendo poi ho scoperto gli scrittori Asimov, Heinlein, Bradbury.
Nella fantascienza si ipotizza il futuro: nel mondo attuale ci sono molte
ingiustizie, ma forse nel futuro saremo più felici. Ma è anche vero che l'uomo è
sempre lo stesso, perciò forse le cose non cambieranno. Perciò è interessante
domandarsi che cosa capiterà in futuro.
La Hagio, stanca perché la conferenza è andata oltre i tempi previsti, chiede di
terminare l'incontro. E' accompagnata perciò in un'altra sala, dietro la porta
chiusa della quale attendono una trentina di fan, speranzosi di potersi far autografare una copia dei lavori dell'autrice o la sua tavola fotocopiata che
distribuiscono a fine conferenza (tra questi fan, è d'uopo precisare, ci siamo
anche noi). Dopo una decina di minuti in effetti la porta si apre e la sensei si
rende disponibile per la firma degli autografi, concludendo così degnamente
l'appuntamento.
Torni presto a trovarci, sensei: è stato un piacere averla
con noi!
Si ringrazia: Deda per le domande alla sensei e
per il supporto fotografico.
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