Reportage RIYOKO IKEDA
a cura di Emy

Il 2 Ottobre 2010 nel padiglione 13 della Nuova Fiera di Roma alle ore 15.30 è cominciato l'appuntamento in programma dedicato a Riyoko Ikeda, cui nel giorno seguente è stato tributato il Romics d'Oro 2010.


In precedenza, per segnalare l'evento, nell'allestimento di Romics è stata compresa una piccola mostra dedicata a Lady Oscar, dove erano presenti gadget, bambole, pubblicazioni, libri, riviste, locandine e poster vintage di Oscar in tutte le sue incarnazioni.
Il Martedì precedente, 28 Settembre, la sensei si era prestata a partecipare alla sfilata dei cosplay in Piazza del Popolo a Roma e per l'occasione aveva indossato il costume di Maria Antonietta. Inoltre il primo Ottobre ha dato un saggio delle sue qualità canore come soprano nella ex Chiesa di Santa Marta al Collegio Romano, per un centinaio di invitati. Ma la vera "festa" inizia adesso: ad aprire la celebrazione è l'associazione "Diverbia et cantica", che propone al pubblico i brani salienti del musical "Lady Oscar François – Versailles Rock Drama” di Andrea Palotto; sul palco si alternano i protagonisti, che cantano mentre su uno schermo gigante vengono proiettati i momenti più significativi dello spettacolo. Al termine di quest'ultimo, l'interprete della protagonista, ossia Oscar, porge una rosa bianca a una spettatrice in prima fila: è l'Ikeda, che ora sale sul palco, salutando tutti in italiano.

La sensei comincia con un'introduzione sul personaggio di Oscar e sul suo significato: è il simbolo di chi vuole tracciare da sé il suo destino, caratteristica "che fa di un uomo un uomo", e lei stessa a un certo punto della sua vita, cioè a 47 anni, ha deciso di smettere di essere una mangaka per dedicarsi al canto lirico, perciò anche lei ha cercato di determinare il suo destino ed è consapevole che in Giappone ci sia qualcuno che guarda a lei come un modello e un esempio da seguire. L'ispirazione per "Le rose di Versailles" le è venuta -come è noto- in seguito alla lettura di una biografia su Maria Antonietta di Stefan Zweig, ma non sapeva molto sul Cristianesimo e sulla storia dell'Europa all'epoca, e, pur documentandosi nel corso della realizzazione dell'opera, all'indomani della sua chiusura sentiva di non saperne comunque abbastanza e desiderava quindi continuare ad approfondire la materia. Da qui il suo interesse per la Storia.

Luca Raffaelli, con lei sulla scena, evidenzia la conflittualità che emerge tra padre e figlia e il modello da "ribelle" presente in Oscar; l'Ikeda risponde che questa conflittualità probabilmente rispecchia il periodo in cui l'opera è stata realizzata: era molto difficile per le donne costruire una propria strada, inoltre il lavoro del mangaka non era considerato un mestiere degno perché il manga era considerato subcultura, perciò i suoi genitori erano contrari al suo desiderio di diventare autrice di manga e la volevano professoressa (l'Ikeda infatti si iscrisse alla facoltà di Filosofia). Motivo per cui ella si allontanò dai genitori a 18 anni. "Le rose di Versailles" fu, contrariamente alle aspettative di tutti, un successo senza precedenti, la stessa Ikeda sostiene che non avrebbe mai potuto prevedere un successo simile. Aggiunge che in Giappone un autore di manga viene meglio considerato quando viene premiato all'estero, ma che esistono tanti altri mangaka di livello, anche se trascurati perché non sono noti al di fuori del Giappone. Molte sue colleghe coetanee, a causa degli impegni lavorativi, hanno dovuto sacrificarsi e rinunciare all'idea di sposarsi e farsi una famiglia.
Quando poi, ormai famosa, fece ritorno alla casa paterna, suo padre (e qui l'autrice si commuove visibilmente ricordando il genitore morto) le disse che era libera di scegliere la vita che voleva, ma i suoi genitori erano quelli che l'avrebbero amata sempre, a prescindere dalla scelta. Ancora Raffaelli chiede se abbia smesso di fare manga perché per lei oramai era troppo facile realizzarli; l'autrice risponde che al contrario i manga ti assorbono completamente, infatti lei avrebbe voluto fare entrambe le cose (i manga e il canto), ma era impossibile farle bene entrambe, così ha scelto.

Ora è possibile per il pubblico fare domande; quelle più significative riguardano il rapporto tra Oscar e André, circa il quale l'Ikeda rivela che è stato ispirato anche alla differenza di classe che c'era tra i suoi genitori, essendo suo padre un uomo senza titoli mentre la madre apparteneva a un antico clan di samurai. Il loro amore era stato contrastato dalle rispettive famiglie ma aveva trionfato comunque, al di là delle differenze e degli ostacoli. Le viene chiesto se in Oscar è più forte il sentimento d'amore o la voglia di libertà. L'Ikeda dice che è una bella domanda, filosofica, e risponde che "il vero amore ha luogo solo dove c'è la vera libertà". Alla domanda su cosa ha originato un personaggio come Oscar, vera protagonista del manga, lei risponde che nella creazione dei personaggi -questo il suo pensiero- intervengono proiezioni personali, di ciò che si è, perciò reputa tanto Oscar quanto Maria Antonietta delle proiezioni di una parte della sua interiorità. E aggiunge che -dato il periodo in cui "Le rose di Versailles" è stato realizzato- probabilmente si è meglio profusa nella creazione di Oscar, ossia che all'epoca si identificava meglio in Oscar. E ancora oggi aspira a morire con il coraggio di Oscar (applausi scroscianti in sala).
Altra domanda: Che cosa consiglia a una giovane autrice di fumetti? Risponde che poiché nelle proprie opere confluisce l'esperienza personale, bisogna vivere fino in fondo e fare quante più esperienze possibili, interessarsi a cose che non siano i manga.
E' la prima mangaka a disegnare manga storici? Risponde che non è la prima se si intende la storia come contesto, come cornice, ma ritiene di essere la prima ad aver fatto della Storia il soggetto narrativo, ad averla messa al centro del manga.
Ci sono periodi della storia italiana che potrebbero fornire lo spunto per un nuovo fumetto? Risponde che il nostro paese è ricco di storia e trova interessante il periodo di Giulio Cesare, per quanto riguarda l'antichità classica. Ma le piace anche molto il periodo del nostro Risorgimento.


Così finisce la prima parte dell'incontro con Riyoko Ikeda. Inizia la seconda parte, la celebrazione delle "Rose", ed ecco che la bravissima Clara Serina (interprete femminile dei "Cavalieri del Re") canta per noi prima la sigla italiana di "Caro Fratello", poi la storica "Lady Oscar". In seguito canterà nel corso della serata anche un suggestivo brano a cappella sulla rivoluzione presente nel film anime di Oscar, poi "Una spada per Re Artù" (che è il primo successo dei Cavalieri del Re) e "Calendarman".
Spazio adesso per gli excursus nel mondo di Oscar: in un sit-talk intervengono una storica, una costumista e un esperto d'armi. Perciò assistiamo a una disquisizione sul fioretto e sulle armi che appartengono al periodo in cui vive Oscar; a seguire una dimostrazione pratica di un duello con il fioretto da parte di una Oscar in carne e ossa (qui l'Ikeda tiene a sottolineare che nel manga Oscar non partecipa a nessun vero duello con la spada).
La costumista spiega i dettagli dell'abbigliamento del Settecento, in particolare si sofferma sulla "prigione" del corsetto, che stringeva al punto tale da far svenire le dame che si sottoponevano a questa tortura, ragion per cui sarà allestita poi la "stanza dello svenimento", dove le dame potevano riposare a loro agio. Altra triste caratteristica dell'epoca era la scarsa pulizia, le parrucche piene di pidocchi.
Tra un intervento e l'altro viene chiesto all'Ikeda se abbia avuto voce in capitolo nell'anime al tempo della sua realizzazione: lei risponde che a parte Tezuka Osamu e pochi altri, che seguivano tanto i loro manga quanto le loro realizzazioni in anime, i mangaka non seguivano le trasposizioni animate dei loro manga perchè troppo impegnati nel loro lavoro. L'unico momento in cui è potuta intervenire è stato quando le fu mostrato uno storyboard con Oscar e Andrè.
La storica invece ricorda che fino alla fine Maria Antonietta non capì di cosa la si colpevolizzava e che a causa della sua non perfetta conoscenza della lingua francese originò equivoci come lo storicamente esistito "scandalo della collana". Ci si ricorda anche del triste destino delle donne dell'epoca, cui si prospettavano tre scelte di vita possibili: la prostituzione, il matrimonio -non dissimile talvolta dalla prima scelta- o la monacazione. Una figura che riuscì a sottrarsi a questo destino fu lo Chevalier d'Eon.
Dal presentatore viene chiesto all'Ikeda quali sono i personaggi inventati nel manga, lei risponde che Oscar e Andrè sono fittizi, però la storica dice che in realtà tutti i personaggi del manga sono veri, ossia verosimili, solo che alcuni non hanno lasciato traccia storica delle loro esistenze.
Così si conclude anche questa parte dell'incontro e l'Ikeda deve ora raggiungere la saletta dove firmerà gli autografi per coloro che durante la mattina avevano prenotato nello stesso padiglione. Ma sono molti quelli che si affollano nella speranza di poter comunque entrare nella saletta per un autografo. La sensei si è dimostrata gentile e disponibile con i fan fino alla fine, e chi scrive è rimasto affascinato dal suo carisma e dalla forza interiore che traspare da ogni suo gesto.
Ikeda sensei, spero di rivederla ancora in Italia... sarà sempre un onore.


Vi ricordiamo che se volete saperne di più su Ikeda sensei c'è la nostra biografia!



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