Reportage MOTO HAGIO
a cura di Emy

Alle ore 18.30 dell'8 Ottobre 2009, a Roma, presso l'Istituto Giapponese di Cultura sito in via A. Gramsci 74, in una sala in cui erano presenti un centinaio di persone, entra Moto Hagio con l'interprete: inizia l'incontro.

Dopo una breve presentazione dell'autrice in cui vengono citati i suoi più importanti lavori, la Hagio prende la parola e ci chiede di aprire il fumetto fotocopiato che ci è stato distribuito all'ingresso: si tratta di "Hanshin" (Semidio) e "Yanagi no Ki" (Il salice), due suoi oneshot. La Hagio ci invita a leggere insieme a lei il fumetto: vignetta per vignetta, ci "guida" nella realizzazione del manga. Per la realizzazione di "Hanshin" apprendiamo così che le è occorsa una settimana tra stesura della storia, disegno a matita, inchiostrazione, cancellazione della matita: la media è di 4 tavole al giorno. Importante è l'accento sulla fine della tavola: l'ultima vignetta della tavola deve finire con un punto esclamativo o interrogativo, affinché il lettore sia portato a girare pagina. Per "Yanagi no ki" afferma che, essendole peggiorata la vista, il suo ritmo lavorativo a quel tempo si era ridotto a tre tavole al giorno: per questo titolo ha impiegato 4-5 giorni per la storia e circa 6 per disegnarla.



Terminata la lettura (davvero magnetica, perché l'autrice sottolineava tutti i momenti emotivamente più significativi), entriamo nella seconda parte della conferenza: una breve storia dello shoujo manga. Per mezzo di un proiettore ci vengono mostrate delle immagini: la prima è una libreria di Ikebukuro, dove fanno bella mostra di sé i manga del momento e un poster di "Poe di Ichizoku" della Hagio. Altre immagini della libreria: tra gli scaffali fanno capolino anche i manga della sensei e un magazine dove è serializzato un suo lavoro.

Comincia l'excursus: gli shoujo manga nascono e si diffondono dopo la seconda guerra mondiale, grazie all'essenziale contributo di Tezuka Osamu. Nel 1953 su Ribbon compare "Ribbon no Kishi" (in Italia noto come "La Principessa Zaffiro"): l'idea di fondo era far nascere una domanda nelle bambine -destinatrici del manga- del tipo "se io fossi un maschio, cosa succederebbe?"... quello del travestimento e del camuffamento è diventato a conti fatti un topos degli shoujo manga.

Nel dopoguerra, un altro motivo fondamentale nelle trame è quello della "madre perduta" che poi si ritrova nelle vesti di una ricca signora, oppure presente nelle storie è il sogno di diventare una ballerina. Sono i tempi dell'invasione della cultura americana: Mizuno Hideko disegna commedie ispirate ai film americani, come "Sabrina".

Mentre vengono inquadrate cover disegnate da Nishitani Yoshiko, la Hagio ricorda che molti manga scelgono un'ambientazione americana ma, per contrasto, sono presenti anche ambientazioni giapponesi, in particolare per gli shoujo manga horror che compaiono già da questo periodo.

La copertina di "Nana to Lili" introduce la figura di Satonaka Machiko, che debutta a sedici anni e -redarguita da un'insegnante perché aveva cominciato a lavorare troppo giovane- a diciassette anni lascia la scuola per abbracciare la carriera di mangaka.

Nel 1974 la squadra di pallavolo giapponese vince le Olimpiadi a Tokyo: ecco la genesi di "Attack n.1" di Chikako Urano (in Italia nota come "Mimì e la nazionale di pallavolo"). In "Glass no shiro" di Masako Watanabe, ambientato a Londra, le due sorelle protagoniste si scoprono non essere tali in quanto una di esse è la figlia di un nobile: l'altra sorella finge di essere quella ricca costruendo un "castello di vetro" destinato a essere infranto; questa serie di otto volumi ha venduto 520.000 copie in Giappone.

Anni Settanta: scorrono di fronte a noi le cover di "Arabesque" di Ryouko Yamagishi, manga sul balletto ambientato in Russia, e il famoso "Versailles no bara" ("Le rose di Versailles", alias Lady Oscar) di Riyoko Ikeda, la cui prima serie di dieci volumi ha venduto nove milioni di copie.

Finalmente si inquadra un'opera della sensei: "Poe no Ichizoku", ambientato nel diciottesimo secolo fino ai nostri giorni, è una storia di vampiri la cui idea -svela l'autrice- le è nata mentre studiava la storia dei costumi occidentali. Ecco la cover del primo volume che mostra una ragazza abbigliata secondo lo stile impero: Moto Hagio dice che si è divertita molto a disegnare i vestiti dei personaggi.

Ecco gli hit di sempre: "Ace wo Nerae" (la nostra "Jenny la tennista") e "Glass no Kamen" ("Il grande sogno di Maya"/Maschera di vetro): quest'ultimo dal 1974 procede oltre il trentaseiesimo anno di pubblicazione; da poco in Giappone è uscito il 44esimo volume (la Hagio ricorda che chi lo leggeva a dieci anni oggi di anni ne ha quarantasei). Garakame ha venduto cinquanta milioni di copie finora.

"Candy Candy" con la sua prima edizione in nove volumi ha raggiunto il milione di copie. Altro longseller è "Ouke no Monshou" (Lo stemma della famiglia reale) di Chieko Hosokawa. "Eroica yori ai o komete" di Yasuko Aoike mette in scena un ladro e un poliziotto, i cui look sono ispirati alla moda rockettara dell'epoca, con lo scopo appunto di attirare le ragazze.

Toshie Kihara è l'autrice di "Mari to Shingo", ambientato nel Giappone di ottanta anni fa, vede l'amicizia di Mari e Shingo (due ragazzi) piano piano evolversi verso la nascita di un amore. "Shiro no Faruuka" di Satoru Makimura tratta del pattinaggio su ghiaccio, mentre "Wata no Kunihoshi" (La stella della terra di cotone) di Yumiko Ooshima vede come protagonista una gattina, raffigurata come un essere umano perché lei si vede come tale e crede che una volta diventata adulta diverrà a tutti gli effetti un essere umano.

Fusako Kuramochi viene ricordata per un'opera la cui traduzione è "Le scale chiacchierine", di ambientazione scolastica giapponese. "Asaki Yumemishi" di Waki Yamato è la trasposizione del "Genji monogatari": la Hagio fa notare come nel naso di Genji, piuttosto alto, si noti l'influsso occidentale. Ancora un'opera di Ryouko Yamagishi: "Hi izuru tokoro no tenshi", che tratta del principe Shotoku, ha venduto sette milioni di copie.

Anni Ottanta: ecco sfilare "Banana Fish" di Akimi Yoshida, "Yellow Book" di Takano Fumiko, nota per i racconti brevi dalla forte introspezione. "Chibi Marukochan" di Momoko Sakura racconta la vita quotidiana di una ragazza delle elementari, attraverso la lente dell'humour... articolata in diciotto volumi, ha venduto trenta milioni di copie. "Moon Child" di Reiko Shimizu chiude la carrellata.

Anni Novanta: ecco le Clamp di cui viene inquadrato "X", Ima Ichiko è rappresentata da "Hyakki Yakoushou", Okano Reiko da "Onmyouji" (Il Geomante), Yoko Kamio da "Hana Yori Dango" (Meglio i ragazzi che i fiori), di cui la Hagio ricorda il drama. Di ambientazione giapponese, "Nana" di Ai Yazawa: vero fenomeno sociale in Giappone, ha colpito grazie al glamour delle protagoniste, capaci di uno stile di vita esteticamente affascinante nonostante le iniziali condizioni economiche poco brillanti.

"Nodame Cantabile" di Tomoko Ninomiya segna il passaggio ai manga del Duemila: il manga tratta di studenti giapponesi di musica classica. "Life" di Keiko Suenobu ha venduto nove milioni di copie e da esso è stato tratto un drama. "Ooku" (Il gineceo) di Yoshinaga Fumi chiude questa rassegna: il manga tratta un'interessante inversione di ruoli tra uomo e donna, con risvolti sociali. La Hagio conclude: dalla "Principessa Zaffiro", da quando una donna si travestiva da uomo, oggi con "Ooku" gli uomini "giocano" il ruolo delle donne... molte cose evidentemente sono cambiate.



Terza parte dell'incontro: dopo l'intervento di una ragazza del pubblico che fa presente l'importanza che gli shoujo manga -seppur nella loro versione animata- hanno avuto per le ragazze italiane, via libera alle domande all'autrice.

Cosa leggeva da bambina, sognava di diventare una mangaka già da allora?
Mi piacevano i manga e disegnare fin da bambina, ma non sognavo di diventare una mangaka. La decisione avvenne in seconda superiore, dopo aver letto "Shinsengumi" di Tezuka Osamu. In questo manga è descritto il Giappone come paese chiuso da moltissimi secoli e l'improvvisa apertura verso l'America: è un periodo di turbolenze in cui persone amiche diventano nemiche, dando luogo a dei tradimenti. Dopo aver letto "Shinsengumi" per tutta la settimana successiva non pensai ad altro, ero stata shockata da quella storia. E -ho pensato- anch'io voglio shockare un lettore in questo modo con una storia altrettanto intensa.

Possiamo dire che c'è riuscita, dal momento che siamo suoi grandi fan. Cosa ne pensa del mercato attuale e della sua qualità (mi riferisco ai manga come junk food)?
I bambini, che nascono sempre di meno, hanno oggi in Giappone una scelta più ampia rispetto al passato. I manga come junk food c'erano anche in passato ma, a differenza di ieri, ci sono tanti generi e questo è positivo: dalla varietà nascerà qualcosa di buono. Tuttora sono in attesa di un manga che mi diverta e mi conquisti.

Quali sono i manga che trova più interessanti?
"Ooku" di Yoshinaga Fumi su Melody, "Ookiku Furikabutte" su Afternoon e "Historie" sempre su Afternoon.

Da dove nasce l'interesse per la fantascienza?
Da bambina leggevo "Tetsuwan Atom" (in Italia noto come Astroboy) di Osamu Tezuka, crescendo poi ho scoperto gli scrittori Asimov, Heinlein, Bradbury. Nella fantascienza si ipotizza il futuro: nel mondo attuale ci sono molte ingiustizie, ma forse nel futuro saremo più felici. Ma è anche vero che l'uomo è sempre lo stesso, perciò forse le cose non cambieranno. Perciò è interessante domandarsi che cosa capiterà in futuro.

La Hagio, stanca perché la conferenza è andata oltre i tempi previsti, chiede di terminare l'incontro. E' accompagnata perciò in un'altra sala, dietro la porta chiusa della quale attendono una trentina di fan, speranzosi di potersi far autografare una copia dei lavori dell'autrice o la sua tavola fotocopiata che distribuiscono a fine conferenza (tra questi fan, è d'uopo precisare, ci siamo anche noi). Dopo una decina di minuti in effetti la porta si apre e la sensei si rende disponibile per la firma degli autografi, concludendo così degnamente l'appuntamento.

Torni presto a trovarci, sensei: è stato un piacere averla con noi!


Si ringrazia: Deda per le domande alla sensei e per il supporto fotografico.

Vi ricordiamo che se volete saperne di più su Hagio sensei c'è la nostra biografia!



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